La memoria non si volta dall’altra parte. Il Premio Guido Rossa, promosso dallo Spi Cgil e dalla casa editrice LiberEtà, giunge nel 2027 alla sua ottava edizione. Da otto anni raccoglie storie e testimonianze sugli anni Sessanta e Settanta: anni di grandi trasformazioni, di lotte operaie e sindacali, di conquiste che hanno cambiato la vita di milioni di persone. Ma anche anni segnati dal terrorismo, dalla violenza politica e dalle stragi. Raccontare quegli anni significa ricordare una stagione nella quale molte persone scoprirono che insieme si potevano conquistare diritti e cambiare la società. È dentro questa storia che si colloca Guido Rossa, operaio e sindacalista della Cgil, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1979 per aver scelto di non tacere di fronte al terrorismo.
Scarica la locandina del Premio
La sua è una storia di responsabilità, democrazia e coraggio civile. Ma Rossa non fu soltanto il sindacalista che affrontò il terrorismo. Fu anche un uomo curioso e poliedrico, alpinista, fotografo, appassionato di montagna e attento alla natura. La montagna gli insegnò il senso del limite, la responsabilità verso gli altri e la solidarietà necessaria per affrontare insieme un percorso difficile.
È questa persona, nella sua interezza, che il Premio vuole ricordare: non un eroe da mettere su un piedistallo, ma un uomo che, quando fu chiamato a scegliere, non si tirò indietro.
Sono passati quasi cinquant’anni. Gli anni Sessanta e Settanta appartengono alla storia, e il nostro tempo è profondamente diverso. Ma alcune domande restano. Viviamo in una società segnata da nuove disuguaglianze, precarietà, solitudini, guerre e conflitti. Crescono individualismo, sfiducia e rassegnazione. Anche l’esposizione quotidiana alla violenza rischia di trasformare l’ingiustizia in qualcosa a cui ci si abitua.
Per questo il Premio Guido Rossa guarda anche al presente. Cosa significa oggi non voltarsi dall’altra parte? Dove troviamo, nel nostro tempo, la stessa capacità di assumersi una responsabilità e di trasformare una scelta individuale in qualcosa di collettivo?
L’ottava edizione invita a raccontare, attraverso il racconto scritto, il diario o la graphic novel, gli anni Sessanta e Settanta e le storie del nostro tempo: storie di lavoro e di lotta, di diritti conquistati e ancora da difendere, di persone e comunità che hanno scelto di reagire all’ingiustizia, alla violenza, alla paura o all’indifferenza. Non cerchiamo necessariamente gesti eroici. Cerchiamo storie in cui qualcuno abbia scelto di esserci, di esporsi, di non accettare che ciò che è ingiusto diventi normale.
Perché la memoria non è nostalgia. Serve a capire da dove veniamo, ciò che abbiamo conquistato e ciò che possiamo ancora cambiare. Insieme.














