I premi letterari di LiberEtà: ecco chi ha vinto

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Il vincitore del concorso letterario è Lorenzo Chiabrera, con il romanzo autobiografico La seconda vita di Astolfo Barchiera. Secondo posto pari merito per Gabriella Zucchelli e Patrizia Martini. Ad aggiudicarsi il premio Guido Rossa è invece lo scomparso Mauro Benedetti con La vite tagliata, una storia che parte degli anni Cinquanta nelle campagne di Pistoia. A ritirare il premio la figlia Ornella

Pensiamoci europei, la ventisettesima Festa nazionale di Libertà ha preso il via il 5 giugno, alle ore 15 nella bella sala del Teatro sociale di Mantova. Come consueto, anche l’edizione 2024, si è aperta con la premiazione dei vincitori del concorso letterario e del premio Guido Rossa.

I gruppi di lettura e le giurie hanno scelto rispettivamente Lorenzo Chiabrera per il romanzo Trattamento di fine servizio e Mauro Benedetti per il racconto La vite tagliata.
Ma procediamo con ordine e ripercorriamo il corso di un pomeriggio ricco di emozioni.
Miriam Broglia, amministratrice delegata di Liberetà, sale sul palco per prima, ringrazia i liberattivi, la segreteria dello Spi Cgil, le strutture territoriali, la giuria e i gruppi di lettura che hanno esaminato i 68 racconti in concorso per i due premi.

Dopodiché la sua riflessione si rivolge al tema scelto per la Festa 2024: «Fra quattro giorni 400 milioni di cittadini decideranno il nuovo volto dell’Unione. Per raggiungere il nostro continente migliaia di persone rischiano la vita ogni anno. Il nostro sogno è un Europa politica in cui persone diverse abbiano gli stessi diritti. Le crisi attuali possono esser risolte solo in un’Europa unita e più giusta».

Ma il vero e proprio via all’evento è dato da Tania Scacchetti, segretaria generale dello Spi Cgil. «Questo è in primo luogo la Festa dei liberattivi e abbiamo scelto di dedicarla all’Europa perché anche i pensionati hanno l’ambizione di costruire un continente più giusto, pacifico, inclusivo e sostenibile dal punto di vista ambientale».

I finalisti del premio LiberEtà

Ecco allora che prende possesso della scena Neri Marcorè, artista poliedrico e storico conduttore della Festa di Liberetà. Si rivolge a Gabriella Zucchelli, scrittrice, pensionata e militante sindacale proveniente da Castel D’Ario in provincia di Mantova, e riassume il senso del suo racconto. Frammenti di storia, spiega Marcorè, è più di un’autobiografia, è il tracciato di una vita semplice, ma ricca di ideali.

La storia di una famiglia di lavoratori e lavoratrici, di una donna orgogliosa del proprio lavoro, delle sue battaglie in fabbrica. Una donna che fa scelte di vita coraggiose. «Racconto la mia storia – dice Gabriella Zucchelli – , la storia di una ragazza che a quindici anni va a lavorare in fabbrica. Ho iniziato a scrivere durante la malattia e per me la scrittura è stata come una terapia e un modo per lasciare a mia nipote il ricordo di una vita di lotte».

È poi la volta di Lorenzo Chiabrera, l’ignaro vincitore del premio. Proveniente da Chieri, in provincia di Torino, Chiabrera, è da sempre appassionato di cinema e di regia. Il romanzo autobiografico Trattamento di fine servizio, spiega Marcorè, è la storia di un giornalista che una volta in pensione deve inventarsi una nuova vita e darsi altri obiettivi. L’acquisto di una bicicletta e la realizzazione del sequel di un film girato quarant’anni prima sono forieri di un finale sorprendente. Marcorè passa il microfono a Chiabrera che risponde pronto con una battuta: «Il mio romanzo è autobiografico fino a un certo punto, perché il protagonista muore e invece io sono qui».

È la volta della terza finalista del premio letterario, Patrizia Martini, maestra di scuola primaria di Novara, autrice di racconti, poesie e di opere di teatro civile. Don’t forget, spiega Marcorè, è un libro sull’importanza della memoria e dell’amicizia. Narra dell’incontro tra una famiglia italiana e, Alija, un profugo bosniaco in fuga dalle milizie croate. «Don’t Forget è una frase che qualcuno ha scritto sul ponte di Mostar, un monito a non dimenticare il dramma della guerra – ricorda l’autrice –. Ho narrato vicende accadute trenta anni fa, ma la guerra è ancora intorno a noi. La guerra si abbatte su Alija, il protagonista, e la sua vita viene travolta da un giorno all’altro».

La premiazione del concorso letterario 

È il giunto il momento di assegnare il premio al vincitore. Tania Scacchetti scandisce il nome di Lorenzo Chiabrera e gli consegna una copia del suo romanzo. Come ogni anno, la casa editrice ha preventivamente stampato la storia selezionata dai gruppi di lettura. Vengono lette le motivazioni «Per avere descritto con indubbia capacità letteraria il passaggio esistenziale che dal tempo di lavoro porta a quello della pensione». Secondo posto ex aequo per Gabriella Zucchelli e Patrizia Martini.
È il momento dell’intermezzo comico di Sandro Cappa.

L’autore trentenne e fondatore del progetto Stand up comedy Sardegna scherza sul mondo visto con gli occhi delle nuove generazioni. L’ansia di sbagliare, il lavoro precario, l’incomunicabilità tra genitori e figli.

Il premio Guido Rossa

Il premio dedicato al sindacalista e operaio Guido Rossa, ucciso durante anni di piombo, è giunto alla quinta edizione. Non ha finalisti ma un solo vincitore ed è stato voluto dallo Spi Cgil per raccogliere testimonianze e autobiografie ambientate negli anni Sessanta e Settanta significative per la memoria collettiva del Paese. Il vincitore è Mauro Benedetti (venuto a mancare qualche anno fa) con il racconto La Vite tagliata. Una storia che ha inizio negli anni Cinquanta, nelle campagne di Pistoia.

Il giovane Riccardo, figlio di contadini, va a lavorare in fabbrica e si getta a capofitto nelle lotte per i diritti. Il premio viene consegnato da Tania Scacchetti alla figlia dello scrittore, Ornella: «Mio padre ha ricevuto tanti premi letterari, ma questo è il più importante».
In sala, siede tra il pubblico, Anna Maria, la moglie che ricorda: «Mio marito era molto attivo nella sinistra politica, e per questo è stato anche licenziato. Io l’ho sempre sostenuto perché in due si è più forti». Le premiazioni sono concluse. Il palco viene sgombrato dalle sedie, Marcorè imbraccia la chitarra e vibrano nell’aria le note de La canzone di Piero Fabrizio De Andre.