Il futuro dell’Europa? “Rimettiamo al centro il lavoro”

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Nella giornata conclusiva della Festa di LiberEtà, si sono confrontati sulle elezioni dell’8 e 9 giugno, Bersani (Pd), Pedretti (Pd) e Scacchetti (Spi Cgil), moderati dal direttore del giornale, Giuseppe Mennella. Pedretti: welfare state e salario minimo, la ricetta per rilanciare la sinistra. L’intervento conclusivo di Maurizio Landini: con referendum proposta radicale per cambiare il Paese. 

Accolti da un applauso, alle ore 10.00, salgono sul palco del Teatro Sociale di Mantova Tania Scacchetti, Ivan Pedretti – già segretario generale dello Spi Cgil e ora candidato alle elezioni europee nel Nord Est – e Pier Luigi Bersani. A pochi giorni della chiamata al voto di 400 milioni di cittadini per il rinnovo del Parlamento europeo, la Festa nazionale di Liberetà prosegue con un evento intitolato L’Europa è il nostro futuro. Ha moderato e animato la riflessione Giuseppe Mennella, direttore del mensile LiberEtà.

L’intervento del sindaco Palazzi

Prima di iniziare il dibattito, però, prende il microfono Mattia Palazzi, sindaco della città, ringrazia tutti i presenti e fa un appello contro l’astensione: «Bisogna andare a votare, perché dall’Europa che uscirà dalle urne dipende il nostro futuro. Se il comune di Mantova funziona è anche grazie alle proposte dello Spi Cgil. Le politiche pubbliche sono fondamentali per creare il senso di una comunità – prosegue Palazzi –. Oggi la vera sfida è dare ai cittadini la possibilità di vivere una vita normale. Siamo l’unico comune in Italia ad aver reso gratuiti gli asili nido, redistribuito gli extra profitti delle aziende energetiche, abbiamo investito nel sociale e stiamo sperimentando l’infermiere di comunità. Vogliamo che tutti i cittadini si sentano liberi e uniti agli altri».

Europa “idea di civilizzazione”. Si al salario minimo

È tempo di dare la parola agli ospiti e Mennella si rivolge per primo a Bersani. «Il mito dello stato nazione ha causato due guerre mondiali. Come disse Luigi Einaudi è il “dogma funesto”. Quali principi dobbiamo opporre alla sovranità assoluta, all’idea di stirpe e all’egoismo?». «L’Europa non è definibile geograficamente – dice Bersani – perché è un’idea di civilizzazione. Nel secondo dopoguerra, il modello sociale europeo (fatto di fiscalità progressiva e welfare) è stata una cosa inedita che tutto il mondo ci invidiava». Prosegue l’ex segretario del Partito democratico: «La pace e il welfare sono le assi portanti del modello europeo, però non ne abbiamo fatto tesoro tanto quanto avremmo dovuto. Così come non abbiamo messo in comune i diritti del lavoro».

Secondo Ivan Pedretti, al ripiegamento nazionalistico dobbiamo contrapporre l’Europa del lavoro. Basta con il dumping tra lavoratori. Vogliamo un salario minimo europeo. Il Parlamento dovrebbe avere più potere – afferma –, dovrebbe essere in grado di legiferare. Il welfare state è fondamentale anche per lo sviluppo. Basta con le politiche rigoristiche che hanno significato la crisi delle protezioni sociali e salari più bassi».

Anche per la segretaria generale dello Spi Cgil, Schacchetti la vera trasformazione dovrebbe essere il ritorno ai principi originari dei padri fondatori. «Non c’è un altro continente che abbia messo i diritti del lavoro al pari con il mercato e non in rapporto di subordinazione. Il fronte progressista vuole un Europa che dia risposte ai diritti delle persone e alle condizioni di vita. La svalorizzazione del lavoro come strumento di competitività non è l’Unione europea che vogliamo».

La posta in gioco con le elezioni del 8-9 giugno

Qual è la posta in gioco in queste elezioni? È la seconda domanda rivolta dal direttore di LiberEtà. «Questo passaggio elettorale – avvisa Bersani – è uno dei più importanti degli ultimi venti anni. Tutte le destre associano alla modernità l’idea di decadenza morale; sono tutte profondamente negazioniste sul clima, sui vaccini, sul franchismo, il fascismo e il nazismo; voglio accentrare il potere politico sull’esecutivo; sono tutte corporative e non vogliono migranti in Europa. Con queste elezioni ci giochiamo dalle fondamenta l’Europa che abbiamo costruito».

Dell’importanza delle elezioni dell’8 e del 9 giugno è convinto anche Ivan Pedretti: «Sono a rischio le conquiste del movimento progressista. L’esperienza di questa campagna elettorale mi ha confermato la convinzione che la sinistra deve fare scelte radicali. L’avanzata della destra è in parte è legata all’arretramento dei partiti della sinistra. La Lega cresce nei consensi sul disagio e la povertà nei piccoli paesi e nelle periferie. La sinistra, che ha una storia antica, deve tornare a essere identitaria, rappresentare la nostra comunità, avere il coraggio di dare un nome alle sue battaglie: aumento dei salari dei lavoratori, sanità pubblica, patrimoniale».

La sfida per le forze progressiste

Ma in estrema sintesi, chiede Mennella, qual è la questione fondamentale che le forze progressiste dovranno affrontare nel prossimo futuro?
«La mancanza di consapevolezza molto diffusa – risponde Bersani – che la Costituzione italiana è antifascista anche perché indica pari opportunità per i cittadini, diritti, equilibri di poteri istituzionali. Dobbiamo spiegarlo e farci capire».

Per l’ex sindacalista della Cgil Pedretti, invece, la sfida è quella di restituire al lavoro centralità e dignità». Lo spartiacque vero, secondo Tania Scacchetti, sono le diseguaglianze sociali e come il sindacato saprà coinvolgere le persone e renderle partecipi.

Landini: strada maestra è ridare dignità al lavoro

La ventisettesima edizione della Festa di LiberEtà si avvia alla conclusione e Mennella passa il microfono al segretario generale della Cgil Maurizio Landini, il quale rafferma con forza la centralità del lavoro. «La crescita dell’estrema destra è cominciata con la svalorizzazione del lavoro. La strategia di tutte le forze della sinistra, in Europa come in Italia, per respingere questa deriva è quella di riassegnare valore al lavoro, di lottare per dare eguale dignità ai diritti dei lavoratori rispetto alle ragioni dell’impresa. È questa la strada maestra per stabilire in Europa una piena democrazia».

I referendum, conclude il leader della Cgil, per i quali ci impegnano a portare al voto 25 milioni di persone, sono parte della volontà del sindacato di operare una radicale trasformazione sociale. Con i referendum sul lavoro e le leggi di iniziative popolare sulla sanità pubblica e per limitare le catene di appalti vogliamo ricostruire un paese in cui abbiano cittadinanza tutte le persone che oggi non hanno pienezza di diritti.