Il volo del pettirosso. Lo sguardo degli invisibili

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Alvise Fretti nel 2022 ha vinto la XXIV edizione del premio LiberEtà. Il protagonista del suo racconto, Antenore, il “poeta”, è impegnato con altri pensionati nella difesa degli orti sociali del suo quartiere. Una storia fatta di amicizia, amore e rapporti tra le generazioni

«In principio volevo rappresentare la mia generazione, nata negli anni Cinquanta, che ha avuto padri che venivano dal fascismo. Il racconto mi è venuto di getto, come se qualcuno alle spalle mi avesse dettato tutto. Poi ho capito: al di là del mio obiettivo iniziale c’era molto altro di cui, me ne sono accorto alla fine, volevo parlare».

In effetti, Il volo del pettirosso, con il quale Alvise Fretti ha vinto l’edizione 2022 del premio letterario LiberEtà, non ha certo il timbro del racconto generazionale. Non un rigo dedicato agli anni Settanta e ai suoi miti, ad esempio, quando Antenore, protagonista del racconto, aveva vent’anni. Lo sguardo dello scrittore è rivolto altrove e si posa invece sugli “invisibili”, coloro che con le loro scelte disegnano l’affresco di un’esistenza fatta di giorni normali ma non per questo grigi.

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La vita silenziosa non fa notizia. «L’esperienza di volontariato nello Spi a Castel D’Azzano, in provincia di Verona – aggiunge Fretti – mi ha fatto rendere conto che ci sono tanti “eroi silenziosi”. Ce n’è uno, da noi, che ha 91 anni e vive con una figlia disabile. Pochi giorni fa è entrato in ufficio e mi ha detto: “Io ho vissuto abbastanza ma cosa farà mia figlia quando non ci sarò più?”. Di queste persone non parla nessuno. I media ci rimandano l’immagine di una società anche violenta nei toni, però abbiamo un capitale umano lasciato troppo in disparte e che invece andrebbe rivalutato. La violenza fa clamore mentre la vita silenziosa non la nota nessuno».

Famiglia povera. Antenore viene da una famiglia povera, non può permettersi di andare a scuola, tantomeno all’università; farà il camionista fino alla pensione ma metterà in chiaro, sin dall’inizio, al suo datore di lavoro: «Io, alla notte, al sabato e alla domenica, voglio stare con Tina». Tina, diminutivo di Valentina, la sua amata moglie. Mantiene una passione sincera anche per i libri e la poesia: gli consentiranno di rafforzare il legame affettivo e di complicità con la nipote Selvaggia; per i suoi amici pensionati, con i quali cura e difende con determinazione da chi vuole trasformarli in parcheggio gli orti urbani che sono stati loro assegnati, lui è “il poeta”. «Quando ho descritto il gruppo di pensionati amici di Antenore – ricorda Fretti nel suo accento veneto – ho fatto riferimento agli anziani che frequento nella sede dello Spi del mio paese. Tra loro c’è quello che fa tanto sport per motivi di salute, quello che ripara tutto; c’è il personaggio misterioso, come il Tyson del racconto, che non sai da dove venga; c’è il personaggio al quale tengo più di tutti, Marisa, un’ex infermiera che continua a fare l’infermiera anche per i suoi amici degli orti. Noi pensionati siamo la maggioranza in Italia. Svolgiamo un ruolo, a volte questo aggrega e in altre crea conflitti, ma abbiamo bisogno di spazi e di confrontarci con la realtà politica». Sopra tutto, però, rimane la passione di scrivere. «Saper estrarre storie e poesie mi ha aiutato molto nella vita anche se non ho potuto studiare, così come non ha potuto studiare Antenore. Forse avrei fatto letteratura, filosofia».

Costruire ponti. Uno dei temi centrali de Il volo del pettirosso è il rapporto intergenerazionale. «Nel marzo 2013 sono andato in pensione. A Verona – continua Fretti – c’era, e c’è ancora, il gruppo teatrale “Fuori tempo”. Lavora, e io con loro, nelle scuole proponendo temi come la legalità, la condizione delle donne, le truffe. Abbiamo anche proposto un lavoro sul campo di concentramento di Terezin, dove i nazisti rinchiusero artisti e intellettuali ebrei. In alcune scuole, poste in luoghi dove i problemi sociali sono gravi, le difficoltà sono state maggiori e il dialogo è stato più difficile. Ma in generale la risposta c’è stata, quindi lo sforzo secondo me va continuato. Lo so che nella realtà è difficile ma l’esigenza di stabilire dei ponti rimane intatta, altrimenti il rischio è di allontanarci sempre di più».