mercoledì 17 Aprile 2024
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Beni confiscati alle mafie. Cosa accade in Veneto

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Beni confiscati alle mafie. Cosa accade in Veneto

A pochi giorni dalla Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, i pensionati Cgil del Veneto, da anni impegnati nella lotta alle mafie, pubblicano i numeri relativi ai beni confiscati nella regione.

In totale i beni confiscati sono 400, distribuiti su tutto il territorio, in particolare nelle province di Venezia e Verona, che ospitano anche le abitazioni in cui hanno vissuto il boss della Mala del Brenta, Felice Maniero (Campolongo Maggiore), il camorrista Antonio Galasso (Nogara) e Roberto Patuzzo (Erbè), trafficante di droga legato alla ‘ndrangheta. 317 sono quelli confiscati ma non ancora assegnati. Altri 102, invece, sono già stati destinati a enti, Comuni e associazioni.

La battaglia contro la criminalità organizzata – che in Veneto ha salde ramificazioni come testimoniano le cronache di questi giorni – si combatte anche con i sequestri e il riutilizzo degli immobili e delle aziende sequestrate ai mafiosi.
Dopo la storica approvazione del cosiddetto “codice antimafia” – si legge nel comunicato diramato dal sindacato pensionati Cgil del Veneto – diventa fondamentale il riutilizzo di questi beni, nell’ambito di una educazione alla legalità che per lo Spi Cgil del Veneto è da anni un valore reso concreto dalle tante iniziative organizzate nelle scuole e dalla partecipazione dei propri volontari ai campi antimafia, sparsi in varie zone d’Italia”.

Il monitoraggio completo è consultabile anche on line. Lo Spi lo ha reso pubblico per sollecitare un ragionamento complessivo e condiviso sul possibile utilizzo di questi beni. I dati sono stati racconti in una vera e propria pubblicazione, dal titolo “Veneto e legalità”, una vera e propria fotografia degli immobili e delle aziende sequestrate nella nostra regione suddivisi per provincia e introdotti da una breve premessa sulla situazione dello specifico territorio e dalla descrizione di alcuni beni, suddivisi per tipologia (alberghi, garage, appartamenti, abitazioni, terreni ecc.)

La pubblicazione, che si può anche sfogliare on line, “parte dal presupposto che nell’ordinamento giuridico italiano, il contrasto patrimoniale alla criminalità organizzata appare il più efficace strumento d’azione – spiega Danilo Toccane, segretario regionale dello Spi Cgil con delega alla sicurezza e alla legalità – Adesso questi beni confiscati devono avere nuova vita e nuovi utilizzi, dedicati all’educazione alla legalità. Per troppo tempo c’è chi ha negato una presenza mafiosa nella nostra regione mentre noi, assieme ad altre realtà come Libera e l’Arci, abbiamo sempre detto che in Veneto la mafia esiste ed è un fenomeno diffuso seppur silenzioso. Ora quasi quotidianamente i giornali confermano questa nostra denuncia. Lo Spi del Veneto continuerà la sua battaglia nelle scuole e nei campi antimafia dove i pensionati lavorano e si confrontano tutti i giorni con i giovani e i giovanissimi”.

Proprio a conferma dell’impegno continuo nelle attività di educazione alla cultura della legalità, anche il sindacato dei pensionati del Veneto parteciperà, mercoledì 21 marzo, alla Giornata della Memoria e dell’impegno organizzata da Libera nella città di Padova. Inoltre, sempre nella giornata del 21, a Legnago (Verona) assieme alla Flc Cgil e all’Auser, lo Spi territoriale terrà una iniziativa sulla legalità con gli studenti delle scuole superiori. Fra gli ospitiAngelo Corbo, agente della scorta di Giovanni Falcone sopravvissuto alla strage di Capaci. Al pomeriggio alle ore 18.00 a Este (Padova) l’aperitivo della legalità con la lettura dei nomi delle vittime di mafia al bar Patronato Redentore Este (Padova).