sabato 13 Luglio 2024
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Alzheimer. Anche la malattia può essere un’opportunità

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Alzheimer. Anche la malattia può essere un’opportunità
Foto di George Becker da Pexels

Raccontare l’Alzheimer non è facile. Difficile farlo senza cadere nelle pieghe del dolore. Difficile senza indugiare nella sofferenza e nella malattia. Daniela Baldassarra, attrice e autrice pugliese impegnata su temi sociali e civili, ci è riuscita con un racconto che ha vinto il Premio “Artisti per Peppino Impastato”, nella sezione dedicata ad Andrea Camilleri. Il Premio, promosso dall’associazione culturale La piccola orchestra onlus di Monza, è giunto quest’anno alla sua terza edizione. Una di quelle iniziative territoriali di impegno civile che danno forza e spirito al tessuto sociale e culturale del nostro paese.

Daniela Baldassarra l’avevamo incontrata due anni fa a Trani, durante la Festa nazionale di LiberEtà. In quell’occasione ci aveva regalato uno spettacolo dedicato al tema delle differenze di genere che, con tono lieve, centrava i punti salienti di una problematica più che seria, quella legata alle discriminazioni occupazionali e salariali, alla violenza sulle donne, alle tante, troppe differenze che ancora oggi segnano la distanza tra uomini e donne.

Da sempre in prima linea nel sociale, lo scorso anno è stata tra i vincitori del Premio dedicato a Pier Paolo Pasolini con un toccante lavoro sul controverso tema della gravidanza post stupro. Anche ora si parla di una questione complessa, l’Alzheimer. “Credo sia importante affrontare tematiche che altrimenti resterebbero sommerse. E cerco di farlo in modo da arrivare a tutti”, dice Baldassarra.

Il racconto si sviluppa in forma epistolare. Una donna scrive una lettera a sua figlia, ormai lontana: ha lasciato la sua famiglia da tanto tempo. Nel frattempo, sua nonna si è ammalata. E così la donna, che si ritrova ad accudire sua madre, in un gioco di scatole cinesi, racconta la malattia della nonna a sua figlia, nel tentativo di recuperare un rapporto sfilacciato e indebolito. Il racconto della malattia diventa così un momento di riconoscimento, di se stessi e dei rapporti familiari. Un momento di dolore dal quale può nascere qualcosa di positivo.

“Anche le cose peggiori si possono trasformare in opportunità”, dice Baldassarra – “Non ho voluto raccontare la malattia, ma l’esperienza di chi si trova ad accudire i malati di Alzheimer”. Un universo sconfinato fatto di vite, dolore, sofferenza. E anche di occasioni. “Guardare la malattia dall’esterno può farci maturare delle consapevolezze, può farci capire le cose in modo diverso. Credo che l’Alzheimer sia una malattia altamente simbolica da questo punto di vista. Vediamo davanti a noi una persona che si svuota. D’altro canto”, prosegue Baldassarra “chi è lucido e assiste un malato può rendersi conto, come mai aveva fatto prima, di cose che invece venivano semplicemente date per scontate nella frenesia della quotidianità”.

“È difficile stare vicino a un malato e ancor più lo è stare vicino a un malato di Alzheimer”, conclude Baldassarra. “Ci ritroviamo ad accudire una persona che non è più in grado di comunicare con noi. Eppure, in questo immenso dolore si può trovare qualcosa di positivo”.