Rotta balcanica. L’appello in difesa dei profughi della Bosnia

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Foto di Ahmed akacha da Pexels

Diritti e solidarietà per i profughi in Bosnia Erzegovina. Cgil, Arci, Acli e Caritas Italiana, con il supporto di Sabir, hanno lanciato stamattina un appello in difesa dei tanti profughi che da mesi attraversano la rotta balcanica in condizioni disumane.

L’appello promuove una campagna di solidarietà concreta a favore di quei profughi che vivono a Lipa, nella provincia bosniaca di Bihac. Una raccolta fondi destinata all’acquisto di beni di prima necessità, pacchi alimentari e legna per le cucine collettive del campo profughi bosniaco.

A Lipa si vive in condizioni disumane. Sulla rotta balcanica vengono costantemente violati i diritti umani. Ma si parla poco di ciò che sta accadendo al confine tra la Bosnia e la Croazia. Per questo Cgil, Arci, Acli e Caritas hanno deciso di lanciare l’iniziativa di solidarietà. E anche il sindacato dei pensionati della Cgil, che ha immediatamente aderito all’appello, si sta facendo promotore di una serie di iniziative di mobilitazione e sensibilizzazione sul fenomeno in rete e non solo.

“Non bisogna chiudere gli occhi di fronte allo spettacolo terribile di migliaia di persone costrette da fame e guerre a lasciare il proprio paese e ad affrontare rotte terribili”, ha detto Rosanna Bettella, segretaria dello Spi Cgil Veneto che, insieme allo Spi Cgil di Friuli Venezia Giulia, dell’Alto Adige e del Trentino, si è fatto ieri promotore di un webinar on line sul tema. “Sono tante le gare di solidarietà alle quali lo Spi ha partecipato e che promuove in prima persona, tanta la generosità”, ha detto Bettella. “Ma non basta. Non basta assolutamente. Serve intanto far conoscere cosa sta accadendo nei Balcani. E serve trovare in fretta soluzioni. Abbiamo visto tutti uomini donne e bambini camminare scalzi nella neve. Non può accadere questo in Europa, culla della democrazia. Non possiamo essere complici di questa tragedia”.

Lo ha ribadito anche l’europarlamentare Alessandra Moretti alla quale lo Spi Cgil ha chiesto di raccontare cosa stia accadendo al confine. Alessandra Moretti, che proprio ieri è stata vittima di atti di intimidazione nei pressi della sua abitazione a Vicenza, giorni fa si era recata al confine tra Bosnia e Croazia ed era stata bloccata, insieme ad altri europarlamentari, dalla polizia croata. “Abbiamo deciso di recarci di persona non solo per verificare con i nostri occhi cosa stia accadendo. Volevamo conoscere le reali condizioni dei migranti nei campi profughi. Volevamo verificare se in effetti in quei luoghi stiano avvenendo respingimenti illegali. E purtroppo è così. Avvengono costantemente respingimenti in piena violazione di qualunque norma, anche con la violenza e anche contro i minori”, ha spiegato l’europarlamentare.

In Bosnia ci sono novemila rifugiati di cui più di mille sono bambini e la maggioranza di questi sono non accompagnati. “I profughi di Lipa vivono in un vero e proprio campo di concentramento, in tende senza riscaldamento né elettricità, filo spinato intorno, pochi bagni chimici”, ha raccontato Moretti. Per questo la necessità di creare corridoi umanitari si fa più impellente che mai: “Non stiamo parlando di chissà quante persone. I corridoi umanitari servono innanzitutto per salvare i 150 bambini che sono lì. Nessuna invasione, come vorrebbe farci credere Salvini”, prosegue l’europarlamentare.
E oltre ai corridoi umanitari serve una ricollocazione dei migranti e una revisione del trattato di Dublino per un’accoglienza diffusa. “Serve un sistema di quote affinché ciascun paese membro accolga un certo numero di rifugiati”, ha concluso Moretti.

La politica dunque deve fare la sua parte. Deve trovare soluzioni, e anche rapidamente. Lo chiede a gran voce il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti. “Il Parlamento deve impegnarsi. Bisogna cambiare radicalmente e rapidamente la gestione dei processi migratori. Non possiamo più accettare che l’intolleranza e la violenza siano presenti in Europa”, ha detto Pedretti. “Per questo sarebbe importante interrogarsi sulla presenza in Unione Europea di stati membri che violano continuamente i diritti umani, come la Croazia”, ha proseguito il segretario generale dello Spi Cgil. “Dobbiamo superare la politica della paura, alzare la nostra bandiera e ricordarci che siamo uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea”.
Per questo il sindacato dei pensionati della Cgil intende contribuire a costruire azioni di solidarietà e iniziative politiche. “Non dobbiamo rispondere alle pressioni dei populisti, stiamo facendo enormi passi indietro. È ora di cambiare rotta”. Quel che serve è una vera politica di pace, solidarietà internazionale e coesistenza. “E compito dell’Europa è cambiare atteggiamento e fare scelte coraggiose. È ora di riconoscere davvero i diritti della persona, è ora di compiere scelte diverse”, ha concluso Pedretti.

Che il nuovo governo sia chiamato a una grande responsabilità nella scelta di come affrontare il tema migratorio lo ha sottolineato nel corso dell’incontro promosso dallo Spi Cgil anche Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano di Solidarietà e vicepresidente di Asgi. “Di fatto il diritto d’asilo allo stato attuale non può essere esercitato dai profughi. L’Italia è chiamata a dare risposte. Bisogna essere chiari. Bisogna comprendere e riconoscere cosa è stato fatto finora per capire quanto i diritti umani e il diritto d’asilo siano estremamente fragili nel nostro paese”. E secondo Schiavone troppo poco si sa di cosa accade sulla rotta balcanica (Altraeconomia ha messo a disposizione gratuitamente on line il pdf di un libro proprio dal titolo “La rotta balcanica”).

E l’emergenza migratoria è destinata ad acuirsi con la fine dell’inverno: “I flussi tenderanno ad aumentare”, ha sottolineato un altro europarlamentare, Massimiliano Smeriglio, nel corso del webinar promosso dallo Spi Cgil delle regioni del Nord Est: “Frontex deve lavorare meglio e in maniera più trasparente. E noi abbiamo un ruolo politico preciso. Dobbiamo risalire alla catena delle responsabilità e capire perché avvengono delle violazioni intollerabili”, dice riferendosi alle violenze fisiche che anche lui ha avuto modo di verificare di persona recandosi a Trieste al confine.

Dunque la strada è lunga e in salita. Intanto si può compiere qualche passo in nome della solidarietà. L’appello di Arci, Acli, Cgil e Caritas è una prima tappa. E tutti possiamo contribuire.

Tutte le informazioni per fare una donazione:
causale «Europa/Rotta Balcanica»
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