Allenamento cerebrale: i segreti per rallentare l’invecchiamento della mente umana

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Come e quando inizia a invecchiare il nostro cervello? Che cosa comporta questo processo di decadimento e cosa fare per tenerlo sotto controllo? Per rispondere a queste domande abbiamo intervistato il professor Alberto Oliverio, neurobiologo e docente di psicobiologia alla Sapienza di Roma

(L’articolo è tratto dal numero di novembre 2022 di LiberEtà)

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Con il trascorrere del tempo tutto il nostro corpo invecchia, e inevitabilmente anche il cervello. La memoria e i riflessi cominciano a non essere più quelli di una volta e diminuisce la capacità di concentrazione. Si tratta di un processo naturale, ma che può essere affrontato mantenendo il cervello giovane anche nella terza età, senza un impegno eccessivo. Bisogna soltanto essere costanti, disposti a cambiare alcune abitudini e mantenersi sempre attivi. Abbiamo chiesto al professor Alberto Oliverio, neurobiologo e professore emerito di psicobiologia presso l’università Sapienza di Roma, di illustrarci come e perché il cervello invecchia e come affrontare al meglio questo processo.

Professore Oliverio, perché il cervello invecchia?

«Le cellule cerebrali muoiono precocemente anche perché nasciamo con una dotazione di neuroni in eccesso che va semplificata per dare forma al cervello stesso. A partire dalla nascita, questo organo così complesso e straordinario diminuisce la sua dote di neuroni, mentre aumenta la capacità delle reti neuronali di elaborare informazioni, di passare da un argomento all’altro, di generalizzare. Un altro momento critico è rappresentato dalla tarda maturità, quando un certo numero di neuroni muore, un processo che in termini tecnici si chiama apoptosi. Generalmente nelle persone normali non si registrano particolari conseguenze, ma se ci sono problemi di circolazione cerebrale, arteriosclerosi o altre malattie neurodegenerative del sistema nervoso i danni si fanno sentire in maniera più evidente». Quando comincia a invecchiare la mente umana? «È difficile dire quando inizia il processo di invecchiamento. Direi che a partire dai trent’anni il cervello non è più quello di un adolescente o di un giovanissimo, se non altro per i tempi di reazione e la memoria. Va anche detto che le differenze individuali sono notevoli. Ci sono, infatti, persone che in tarda età hanno un’ottima memoria mentre altre presentano difficoltà e problemi. Verso i 50-55 anni è molto frequente, ad esempio, che non ci si ricordi i cognomi delle persone, ma non è un fatto grave».

Cosa si può fare per rallentare l’invecchiamento?

«Il processo può essere rallentato quanto più precocemente possibile con una serie di stimoli che ampliano quella che può essere chiamata la riserva cerebrale. Immaginiamo che la riserva sia una sorta di scatolone che si rattrappisce con il passare degli anni. Se lo sottoponiamo a stimoli, lo scatolone si amplia e il suo restringersi è meno significativo. Questo processo di stimolazione deve iniziare nell’infanzia ». Qual è l’età più critica? «Mi sentirei di dire quella del pensionamento, quando viene meno una serie di abitudini e si allentano le reti sociali che servono a tenere vivo il cervello. Bisogna quindi continuare a cercare stimoli incontrando gli amici, leggendo, guardando film. E soprattutto va svolto esercizio fisico, perché il cervello si nutre di sangue e quando facciamo una moderata attività fisica, magari una passeggiata con un amico o un’amica, il cervello viene ossigenato. Il primo punto del decalogo stilato per i pensionati americani è proprio quello di fare movimento, poi di tenere in piedi una rete sociale. La solitudine viene considerata un elemento fortemente negativo per la mente».

Ci sono esercizi particolari per allenare la mente?

«Sì: una buona lettura o le famose parole crociate. Bisogna anche cercare di non rimanere fermi per troppe ore davanti al televisore, perché se questo fa passare il tempo in realtà non offre grandi stimoli. Fa molto bene anche ascoltare musica o ballare. La danza associa sia l’attività fisica sia quella emotiva e sociale». È vero che con il passare degli anni si diventa più saggi? «Un anziano ha i suoi tempi e le sue strategie come in tutte le età, ma con il trascorrere del tempo si ha più esperienza. Se è vero che un adolescente ha tempi di reazione più rapidi di un trentenne, un adulto ha un bagaglio di esperienze che un giovane non ha. Pescando nelle reti del passato sarà più capace e pronto per affrontare situazioni nuove. E questa, in buona sostanza, è una forma di saggezza».

Quanto conta l’alimentazione?

«Un bicchiere di vino può far bene, troppo no. Lo stesso vale per un’alimentazione troppo pesante che con i suoi grassi contribuisce ad alimentare processi arteriosclerotici. Una persona dopo i settant’anni dovrebbe fare dei pasti leggeri e distribuiti nel corso della giornata. Se si fa una dieta variata e bilanciata si hanno tutte le sostanze nutritive che servono, e non è necessario ricorrere agli integratori alimentari. Ovviamente, anche il fumo fa male al cervello. Si sviluppa una dipendenza e si danneggiano i polmoni, gli organi che tramite il sangue portano ossigeno al cervello. Un polmone sano, quindi, aiuta un cervello sano».

Le attività da svolgere per tenere sotto controllo il decadimento cerebrale

Il nostro cervello è un organo straordinario, ma con il passare del tempo, come tutti gli altri organi del nostro corpo, tende a invecchiare e a ridurre le sue capacità. Però esistono alcune attività che possono aiutare a tenere sotto controllo questo processo di decadimento. Vediamo quali sono.

La lettura è una delle attività migliori. Leggere un libro o un giornale aiuta la memoria e la concentrazione.

Il ballo concilia l’allenamento fisico e quello mentale. Ballare aiuta nello sviluppo della psicomotricità e della coordinazione.

I classici giochi enigmistici come il sudoku e i cruciverba allenano la mente. Da alcune ricerche è infatti emerso che migliore rebbero la memoria a lungo termine.

Rompere la routine: fare una strada alternativa per tornare a casa, scrivere con la mano sinistra o leggere un libro in un bar piuttosto che a casa.

Dare spazio alla cultura: una serata a teatro, una visita a un museo possono fornire occasioni di apprendimento e cre scita.

Essere aperti ai cambiamenti e alle novità: imparare a usare gli ultimi ritrovati tecnologici o dedicarsi a un nuovo hobby.