La musica al tempo del coronavirus. Una nota tira l’altra #16

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Oggi ci occupiamo di due strumenti a tastiera: il clavicembalo e il pianoforte. Dove i tasti fanno vibrare le corde, in genere di metallo, tese all’interno di una cassa armonica (anche l’organo è strumento a tastiera ma ad aria). Il clavicembalo si diffonde nel Rinascimento e viene impiegato dai compositori di musica fino alla fine del ‘700 quando inizia a diffondersi il pianoforte (o fortepiano). La differenza tra i due sta nella tecnica con cui si fanno vibrare le corde: il clavicembalo pizzica la corda con una “penna” e la fa vibrare ma non può regolare l’intensità (il volume) del suono che ne esce. Il pianoforte invece (come dice il nome) usa un martelletto che può essere spinto più o meno forte attraverso il tasto. In genere si pensa che il suono del clavicembalo sia antico e fuori moda: ed è certamente vero. Ma provate ad ascoltare di Domenico Scarlatti (Napoli 1695 – Madrid 1757) i due brani che vi proponiamo e immaginare che a suonarli sia una chitarra elettrica accompagnata da una batteria in una jam session (concerto improvvisato) con tutti i “glissando” e i “rubato” e vi appariranno subito modernissimi.

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Si narra che quando fu mostrato un pianoforte a Bach il giudizio del grande musicista non sia stato entusiasta: le sue opere più famose sono su altre tastiere come organo e clavicembalo. Ma dal ‘700 lo strumento, inventato in Italia  (Bartolomeo Cristofori nella seconda metà del ‘600) e prodotto soprattutto in Germania, inizia progressivamente ad affermarsi. Haydn compose 62 sonate per pianoforte ma, almeno all’inizio, le potenzialità sonore dello strumento non sono sfruttate appieno, come si sente in questa sonata XVI 35 in Do maggiore, interpretata da Gabriele Tomasello.

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Il pianoforte che conosciamo oggi arriva con Mozart (abbiamo già ascoltato la marcia alla turca dalla sonata K331 in “Una nota tira l’altra #11) e poi con Beethoven e i romantici. Quanto possa essere potente e versatile il suono del pianoforte (con l’alternarsi del piano e del forte, del legato e dello staccato) lo si percepisce bene nel terzo movimento della sonata n. 23 in Fa minore, “Appassionata”, di Beethoven, interpretata qui da Daniel Baremboim.

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Ma non si può parlare di pianoforte senza ricordare gli autori romantici come Schubert, Liszt, Schumann, Chopin.

Di Franz Liszt (1811 – 1886) vi proponiamo la molto famosa Rapsodia ungherese n. 2 in Do diesis minore interpretata da Lang Lang.

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Fryderyk Chopin (1810 – 1849) compose più di 100 sonate per pianoforte tra notturni, mazurche, polacche, preludi, ballate, valzer. Fu uno dei musicisti ed esecutori più famosi del periodo romantico. Di Chopin vi proponiamo due tra i suoi capolavori più ascoltati: il Notturno op. 9 n. 1 in Si bemolle minore, del 1831, eseguito da Maurizio Pollini e la Mazurca (danza di coppia con ritmo ternario come il valzer) op. 68 n. 2 in La minore, del 1849, eseguita da Arturo Benedetti Michelangeli.

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Anche nel ‘900 il pianoforte continua a essere uno strumento principe per i concerti e la composizione musicale. Fra le tante opere vi segnaliamo, di Isaac Albéniz, Asturias (Leyenda) un brano che ora compare nella “Suite spagnola” dei primi del ‘900. Si tratta di un brano molto conosciuto anche per la trascrizione per chitarra. Vi proponiamo entrambe le versioni: l’originale per piano eseguita da  Paul Barton e quella eseguita da Narciso Yepes con la sua chitarra (a 10 corde anziché 6).

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Per tornare al pianoforte, non si può concludere questa breve carrellata senza un salto nel jazz, (ammesso che questa classificazione sia appropriata). Keith Jarret (1945) è famoso per i suoi concerti per solo piano dove la voce, le espressioni del volto, i gesti e i colpi al pianoforte con le gambe, accompagnano la sua esecuzione (oltre che per un carattere personale non facile). Jarret è in grado di interpretare in maniera ineccepibile il “Clavicembalo ben temperato” di Bach, le sonate per piano di Shostakovic (Preludi e Fughe op. 87) e di creare musica improvvisata per solo piano (un insieme trascinante di melodia e ritmo) in spettacoli che diventano immediatamente dei classici del jazz, come il video del concerto da Tokio dell’84 che vi proponiamo.

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Buon ascolto!

Rubrica a cura di Gaetano Sateriale