“Siamo tornati”. Lo Spi Cgil riapre le sedi

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Il sindacato dei pensionati della Cgil riapre le proprie sedi in tutta Italia. Lo fa in sicurezza, rispettando le misure anti-Covid ma continuando a stare vicino alle persone. In questi mesi di emergenza lo ha continuato a fare con telefonate, videoconferenze, servizio di consegna a domicilio di spesa e farmaci, insieme alle tante associazioni del terzo settore, in primis l’Auser, impegnate sul territorio ad aiutare soprattutto gli anziani costretti a casa. Lo abbiamo raccontato anche sul nostro sito.

Ora lo Spi riapre i battenti, per essere più vicino ai cittadini. Non solo ai propri iscritti ma a tutti coloro che hanno bisogno di assistenza sociale o fiscale, per esempio. Per dare una mano a chi vuole controllare la propria pensione, a chi deve fare un Isee, e molto altro ancora.

“Oggi per noi è stata una giornata importante ed emozionante. Abbiamo riaperto le sedi, con tutte le cautele del caso e con tutti i dispositivi di sicurezza e di protezione necessari”, ha commentato ieri il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti. “In tutta Italia ci segnalano tante domande, tante richieste di aiuto e tanti appuntamenti. È evidente che del sindacato ci sarà sempre più bisogno. Noi ci siamo e ci faremo trovare pronti”.

E il sindacato dei pensionati della Cgil si è fatto trovare pronto. Dispositivi di protezione individuale, obbligo di indossare mascherina e guanti per gli utenti, che sono tenuti anche a portarsi la propria penna con sé. E ancora: pannelli in plexiglas, entrate ed uscite differenziate, distanze di sicurezza, ingressi singoli, incontri solo ed esclusivamente su appuntamento.

Un sistema ben oliato sin dal primo giorno. Già perché in tanti hanno lavorato alla riapertura già nelle scorse settimane. Come? “Beh abbiamo fatto tante videoconferenze, ci siamo visti su Skype, ci siamo chiamati. Le riunioni organizzative ci hanno consentito di aprire in sicurezza”, racconta Antonella Raspadori che è la segretaria generale dello Spi di Bologna. “Non abbiamo avuto nessun problema, nessuna fila, tutto ben organizzato”. A Bologna, come in tutta Italia, lo Spi sta lavorando di concerto con Inca e Caf, anche perché è partita la campagna fiscale e tante sono le persone che devono fare la dichiarazione dei redditi. “Per agevolare l’utenza, gli attivisti delle nostre leghe hanno mandato sms ai nostri iscritti per comunicare la riapertura e fissare gli appuntamenti”. Su 54 leghe a Bologna ieri hanno hanno riaperto in 42, quindi quasi la totalità. Poi ci sono quelle che aprono oggi, martedì. “Restano chiuse solo le leghe di Medicina, che è stata zona Rossa. Ci stiamo attrezzando al meglio facendo lavori di messa in sicurezza e proseguendo con la sanificazione. Dovremmo essere pronti per il 25 maggio”. Ma non è finita qui, perché c’è anche un folto gruppo di persone che continua a lavorare in remoto: “è ovvio che dove possiamo, continueremo a favorire lo smart working per mantenere le sedi il più libere possibili. Se bisogna fare il controllo della pensione, per esempio, fare il calcolo dell’ObisM oppure avviare pratiche come quella di invalidità civile, si può anche lavorare in remoto”, conclude Raspadori. In questo modo si evitano i sovraffollamenti.

C’è grande entusiasmo nel racconto dei responsabili Spi Cgil. È lo stesso entusiasmo di tutti gli attivisti e i volontari che in questi mesi hanno lavorato a distanza e che ora mettono nuovamente a disposizione il proprio tempo anche per il lavoro in presenza, nelle sedi. A raccontarci dell’importanza del lavoro di squadra e di come le cose abbiano funzionato proprio perché ognuno ha dato il proprio contributo è Alessandro De Mario, segretario generale dello Spi di Bari. “Ieri abbiamo finito di sistemare i plexiglas e abbiamo distribuito i vademecum interni per l’organizzazione del lavoro secondo le disposizioni anti-Covid. E abbiamo iniziato già a ricevere persone, ovviamente su appuntamento”. Gli ingressi sono scaglionati, una persona ogni mezz’ora.
“Nelle scorse settimane i nostri attivisti hanno chiamato gli iscritti per fissare gli appuntamenti del 730 e hanno anche risposto alle chiamate di chi cercava informazioni o voleva voleva venire in sede”, prosegue De Mario. Per ora a Bari le cinque sedi dello Spi sono state tutte riaperte. “E in tutta la Puglia su 105 sedi ne abbiamo riaperte oltre 90”, dice il segretario organizzativo dello Spi regionale Michele Tassiello.

Anche a Nord le cose vanno a gonfie vele. A La Spezia la riapertura è iniziata già lunedì scorso, insieme al Patronato Inca. “Da ieri invece ne abbiamo riaperte altre cinque, per la campagna fiscale. Dal 1° giugno riapriremo tutte le altre. Ne resteranno chiuse solo un paio perché non hanno ancora tutte le misure di sicurezza”, spiega Luigi Pellegrino, segretario organizzativo dello Spi di La Spezia. Anche qui, come nel resto d’Italia, si entra uno alla volta e su appuntamento. “Gli appuntamenti sono stati già tanti il primo giorno di riapertura e di molte delle pratiche potranno continuarsi ad occupare gli attivisti che lavorano da casa. Ci siamo organizzati bene su tutto il territorio per tornare ad essere un punto di riferimento e per rispondere ai bisogni dei cittadini e riaprire una finestra di dialogo con i nostri iscritti”.

In Lombardia hanno iniziato lentamente solo con quattro sedi già il 4 maggio. “Abbiamo voluto riaprire, con grande cautela. Abbiamo aperto insieme al Caf per i servizi fiscali”, racconta il segretario generale dello Spi Cgil di Varese, Dino Zampieri, “In due settimane abbiamo aperto 14 sede coinvolgendo tanti collaboratori dello Spi e poi dalla prossima settimana coinvolgeremo anche i volontari”. Anche qui c’è un vademecum per chi lavora nelle sedi e tutti i dispositivi di protezione individuale, termoscanner inclusi. “Il clima è buono e siamo contenti della riapertura e dalla prossima settimana faremo anche altri servizi, non solo fiscali. Qui a Varese il coronavirus ha colpito meno ed è questa la ragione per cui è uno dei primi territori ad aver riaperto”, spiega Zampieri. Ma anche altrove ci si sta muovendo, con grande gradualità, in Lombardia ancor più necessaria che altrove.

Servizi, certo, domande, richieste, moduli. Ma ciò che conta davvero, soprattutto in un momento come questo, è riaffermare il ruolo del sindacato come soggetto capace di essere vicino ai cittadini, un aiuto concreto, un punto di riferimento. Una mano tesa, anche se per molto tempo quella mano non potremo stringerla. Ma l’abbraccio virtuale il sindacato dei pensionati della Cgil sta cercando in tutti i modi di farlo sentire ai propri iscritti e anche a chi iscritto ancora non è. (E sul sito dello Spi intanto si può consultare l’elenco completo delle sedi).

Nel Veneto, a Treviso, la riapertura ha visto un’affluenza enorme. A raccontarlo è il segretario generale dello Spi trevigiano, Paolino Barbiero: “nella provincia di Treviso le leghe dello Spi sono dentro le Camere del Lavoro della Cgil. Tutte le 18 sedi della Cgil hanno riaperto e così le nostre 22 leghe. Anche perché avevamo già un piano di sicurezza. Abbiamo dovuto fare solo piccoli adeguamenti”. Per esempio telecamere all’ingresso e all’uscita, per monitorare l’afflusso degli utenti.
Ma il sindacato dei pensionati della Cgil qui a Treviso si sta attivando anche per ricominciare l’attività cosiddetta ‘recapiti’: “una volta a settimana”, dice Barbiero, “andiamo nei comuni della bassa trevigiana, 95 in tutto, fatta eccezione per quelli in cui abbiamo già una sede. In questi comuni veniamo ospitati da altri soggetti. Con loro stiamo sistemando le postazioni, le stiamo sanificando e le stiamo attrezzando con tutto ciò che serve così dal 3 giugno potremo riprendere anche quest’attività”. Sono questi servizi di prossimità a fare la differenza per i tanti anziani che magari si muovono con difficoltà. Un lavoro di presenza capillare sul territorio che in questa fase è ancora più importante per i cittadini più deboli.
“Le persone che sono tornate a lavorare ovviamente hanno prima consultato il medico competente della Cgil e poi anche il medico di base”. Ma anche qui, come altrove, sono in tanti a continuare a lavorare da casa, ovviamente muniti di tutto ciò di cui hanno bisogno per fare un controllo della pensione piuttosto che una domanda di invalidità.
Insomma, organizzazione a tutto campo. Anche sul fronte della contrattazione sociale. “Abbiamo dovuto interromperla alla fine di febbraio”, spiega Barbiero. “Ora però l’abbiamo iniziata di nuovo, via Skype, è una grande rivoluzione, perché vuol dire che possiamo continuare a fare accordi con tutti i comuni della provincia di Treviso anche se a distanza. E gli accordi poi li stiamo man mano integrando anche con le disposizioni Covid”.

Le relazioni umane sono importanti, per questo è fondamentale che le sedi del sindacato abbiano riaperto e continuino a farlo anche nelle prossime settimane. Ma altrettanto importante è che si utilizzino al meglio gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione per poter lavorare al meglio e continuare a fare ciò che l’emergenza Covid ancora non consente di ricominciare a fare in presenza.

Insomma, in moto, in marcia, per essere vicini ai cittadini, come prima e più di prima.