La musica al tempo del coronavirus. Una nota tira l’altra #14

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Antonio Vivaldi fu tra i massimi e più geniali compositori di musica barocca, non solo in Italia. Anche Bach, Mozart, Rossini, Beethoven e molti altri trassero ispirazione dalle sue numerosissime opere, riscrivendo addirittura alcune partiture originali. Vivaldi apprese da bambino l’arte del violino dal padre (barbiere e violinista) ma compose musica per moltissimi strumenti e voci. Il lavoro presso l’Ospedale della Pietà, dove a Venezia si allevavano le bambine orfane o molto povere e si insegnava loro la musica, consentì al “prete rosso” (per via dei capelli) di avere sempre a disposizione un organico di orchestrali e cantanti cui far eseguire le sue innumerevoli composizioni. Vivaldi si specializzò nella forma del concerto per strumento solista (ne compose circa 400) ma scrisse anche opere liriche (più di 100), sonate e componimenti sacri. Come molti autori barocchi Vivaldi fu dimenticato per un lungo periodo e riscoperto verso la fine dell’800. La sua opera più conosciuta è senz’altro “Le quattro stagioni”, che sono in realtà i primi 4 concerti per violino della raccolta “Il cimento dell’armonia e dell’invenzione”, scritti intorno al 1725. Vi proponiamo di ascoltare il concerto n. 2 in sol minore “L’estate”, che alterna momenti di quiete allo scatenarsi della tempesta estiva, anche perché a esso sembra si sia ispirato Beethoven per la tempesta della sua sesta sinfonia “Pastorale”.

Abbiamo scelto, tra le tantissime versioni, spesso molto virtuosistiche, quella con solista Cynthia Freivogel eseguita con strumenti originali. Nota bene: l’archetto dei violini barocchi è di forma diversa da quelli contemporanei e l’esecutore lo impugna in una posizione più centrale: il suono che ne esce è più morbido e meno forte. A destra nell’orchestra, a fare da accompagnamento, un arciliuto.
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Il flauto è probabilmente il più antico strumento musicale che ci sia (i primi esempi di flauti in osso risalgono all’età della pietra). Il flauto traverso metallico che conosciamo noi oggi è versione abbastanza recente dello strumento (1847). Prima il flauto era in legno, fin dal XIV secolo, più anticamente di canna. Tant’è che il flauto traverso in metallo fa ancora parte in orchestra della famiglia dei “legni”. Nella musica barocca si usava molto il flauto dritto (o flauto a becco o flauto dolce o recorder) con un suono molto diverso da quello del flauto attuale. Per dare un esempio della sua duttilità, sempre di Antonio Vivaldi, vi proponiamo di ascoltare il concerto in do minore per flauto a becco (RV441) interpretato da Bolette Roed al flauto contralto.
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Come abbiamo detto, Vivaldi compose anche molta musica sacra. A dar prova della sua grande versatilità, tra i tanti brani che si ispirano alle scritture vi proponiamo “Cum dederit” (“Quando avrà donato ai suoi diletti il sonno”), il quarto movimento del salmo 126 “Nisi Dominus” (RV608), interpretato splendidamente dal contralto Sara Mingardo.
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Per chi avesse la curiosità di vedere come una melodia così potente ed evocativa possa corrispondere una partitura tanto semplice (o chi avesse voglia di seguirla con uno strumento musicale) suggeriamo di riascoltare Sara Mingardo seguendo lo spartito. Ascolta il brano

 

Buon ascolto!

Rubrica a cura di Gaetano Sateriale