La musica al tempo del coronavirus. Una nota tira l’altra #11

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Con la frase “alla turca” si intende uno stile musicale, sviluppatosi in Europa tra 700 e 800, che si ispirava alle marce dei giannizzeri (la fanteria del nuovo esercito privato dei sultani ottomani). L’andamento “alla turca” si caratterizzava per un ritmo binario di marcia e l’uso di piatti, tamburi, triangolo, cimbali e strumenti a fiato. Ma fu spesso adottato anche nella musica tradizionale europea. La contaminazione musicale non derivava solo da una curiosità culturale verso l’esotico ma anche dal fatto che nel momento della sua massima espansione l’impero ottomano arrivava molto vicino a Vienna (da Algeri a Budapest). E l’Oriente era “di moda”: basti pensare alle “Lettere persiane” di Montesquieu.

Il più famoso rondò alla turca è certamente il terzo movimento della sonata per pianoforte n. 11, K 331 di Mozart (che alcuni ricorderanno di aver ascoltato nei Caroselli degli anni 60). Vi proponiamo la versione molto fedele eseguita da Marnie Laird.
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Ma Mozart usa altre volte marce ispirate alla musica turca e ai giannizzeri. In particolare nel “Ratto dal serraglio”, il singspiel (una sorta di operetta con brani parlati e cantati) rappresentato per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 16 luglio 1782. Nel Ratto i protagonisti vanno in Turchia alla ricerca delle fidanzate rapite dai pirati. Nel serraglio ove si svolge la vicenda ci sono i giannizzeri e Mozart li fa entrare in scena due volte con un coro. La prima volta invitano tutti a cantare in onore del grande Pascià. La seconda volta, alla fine dell’opera, il coro e i protagonisti ringraziano il Pascià Selim per avere liberato le ragazze e i loro fidanzati.
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Anche Beethoven usa ritmi e suoni alla turca nelle sue opere. A partire dalla “Marcia turca sopra le rovine di Atene” che vi proponiamo di ascoltare nella versione per pianoforte eseguita da Evgeni Kissin e per orchestra diretta da Carlos Kalmar. Si noti che nella versione per piano sembra davvero di assistere al passaggio di una banda militare con il suono che cresce di intensità e poi cala man mano che la banda si allontana. Non sorprenda l’accostamento beethoveniano tra Atene e la Turchia perché la Grecia è stata dominata dai turchi fino al 1823. Qualche critico musicale sostiene che vi sia una cadenza “alla turca” anche nell’allegro assai vivace del 4° movimento della Nona sinfonia, terminata nel 1824. Il movimento che contiene il famoso “inno alla gioia” di cui abbiamo già parlato.
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Buon ascolto!

Rubrica a cura di Gaetano Sateriale