Teano. Campo della legalità sui terreni dedicati ad Antonio Landieri

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L’unico torto di Antonio Landieri era quello di essere affetto da una disabilità motoria che ne limitava i movimenti. Così in una sera di novembre, confuso con cinque dei suoi amici per un gruppo di spacciatori, fu raggiunto dai sicari di uno dei due gruppi in lotta per il controllo del quartiere. Accadeva nel 2004, durante la prima guerra di camorra a Scampia. Antonio non fu abbastanza veloce da mettersi in salvo: lo uccisero con due colpi alla schiena. «Ma non dite che si trovava nel posto sbagliato nel luogo sbagliato. È la camorra a essere sbagliata, a Scampia come altrove». Quando ricorda quei fatti di sangue, Stefano Mancini ha un moto di orgoglio.

Perché il sangue innocente di Antonio non fosse dimenticato, Mancini e altri sette soci della cooperativa “La Strada” hanno deciso di intestare proprio alla memoria di Antonio Landieri il bene confiscato che dal 2019 hanno in gestione, a Teano, nella frazione di Pugliano, in provincia di Caserta. E non a caso.

A prendersi cura dei ventisette ettari coltivati a ceci, olive e nocciole e di un immobile oggi ribattezzato “La casa di Miché”, sono infatti un gruppo di ragazzi affetti da problemi di disabilità, alcuni con storie di dipendenza alle spalle. Alla camorra che tolse la vita ad Antonio, questi ragazzi rispondono con la fatica quotidiana, recuperando, palmo per palmo, terreno alla criminalità organizzata.

Per questa estate su questi terreni, la cooperativa, associata alla Nco, la nuova cooperazione organizzata e Libera, ha organizzato un campo della legalità che si tiene dal 2 al 7 agosto, rivolto a minori provenienti dal Nord Italia.

La cooperativa e il bene confiscato. Il bene apparteneva al clan Magliulo dedito al riciclaggio di denaro sporco. Confiscato nel 1997, fu affidato al consorzio Nco solo nel 2014. Dal 2019 una parte del bene confiscato (la casa e il giardino) sono affidati alla cooperativa sociale “La Strada” (che gestisce il campo) nata da una forte sinergia tra l’Associazione Millescopi più uno e il consorzio della nuova cooperazione organizzata.

«Nel corso degli anni – ricorda Stefano – il bene è stato soggetto a numerosi incendi e atti vandalici, che però non ci hanno scoraggiato. Siamo convinti del percorso che abbiamo intrapreso».

Oggi la cooperativa sociale “La Strada”, insieme alla cooperativa Sociale Osiride, si occupa del riutilizzo sociale del bene, usando il criterio dell’agricoltura sociale, ossia ecosostenibile e mirato all’inserimento sociale e lavorativo di persone che appartengono alle cosiddette “fasce svantaggiate” della popolazione.

Per offrire agli assistiti non solo una casa ma anche socialità e lavoro, la cooperativa impiega i “budget di salute”, una misura creata dalle Asl casertane, per l’inserimento lavorativo dei disabili, ispirandosi ai principi della Legge Basaglia. Un sistema che dà lavoro, all’interno del consorzio Nuova cooperazione organizzata, a decine di persone,che così diventano protagoniste del proprio destino.

Al centro del bene, la “Casa Michè” ospita con la formula della coabitazione sociale otto persone provenienti dal disagio psico-sociale.

È solo volontariato? «In realtà no – spiega Stefano – cerchiamo di tenere insieme l’impegno sociale con una vocazione imprenditoriale, anche se non è semplice. I nostri sforzi urtano contro un sistema economico che è ancora per larghi tratti dominato dalla criminalità. Lo abbiamo potuto constatare con la produzione di nocciole, il cui sistema di distribuzione è in molti casi inquinato da infiltrazioni della camorra».

Ma gli sforzi della cooperativa alla fine sono stati premiati. Inserita nel circuito della Nuova cooperazione, i ceci e le olive del campo di Teano finiscono ogni anno per impreziosire il pacco alla camorra. Le nocciole, invece, da quest’anno saranno destinate ai torroni di Strega, grazie a un accordo con l’ azienda sannita di liquori e dolciumi.

Il campo della legalità. Il campo in programma, dal 2 al 7 agosto, permetterà a un gruppo di minori di toccare con mano i progressi fatti dalle due cooperative che operano sul fondo di Teano.

Le attività formative si dispiegheranno lungo le giornate grazie alla partecipazione dei campisti nelle attività agricole di gestione del bene e all’ascolto delle testimonianze di chi ogni giorno si impegna nella lotta alla criminalità organizzata.

«Gli incontri e le attività formative – continua Stefano – si svilupperanno dunque in un percorso di scoperta e di partecipazione all’impegno antimafia delle realtà del territorio, per conoscerne le storie e i luoghi più significativi, a partire dai beni confiscati e dalla cittadina di Teano».

Ma ci sarà anche spazio per il lavoro manuale. Oltre a prendersi cura dell’immobile confiscato, i giovanissimi campisti aiuteranno nel confezionamento del cece di Teano, presidio slow food, diretti dai ragazzi della cooperativa. «Il regalo più bello è vedere i nostri assistiti lavorare fianco a fianco con i campisti. A quel punto non esistono differenze. Stiamo tutti combattendo perché questa terra possa trovare il riscatto che merita», conclude Stefano.