Rieccoci in campo! Giovani e anziani insieme nei beni confiscati

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Dopo due anni di attività ridotta a causa della lunga pandemia, sono tornati a pieno regime i campi della legalità promossi da Libera, Arci e Spi Cgil. In programma oltre ottanta appuntamenti in quaranta località sparse in tutto il paese, da Sud a Nord.

Il valore delle buone pratiche. A partire da giugno i campi della legalità promossi da Libera, Arci e Spi Cgil nei beni confiscati ai mafiosi sono tornati a ospitare migliaia di volontari. Giovani e anziani che hanno scelto di trasformare una settimana delle loro vacanze in un’esperienza diretta di lavoro e di impegno sulle proprietà che lo Stato ha sottratto alla criminalità organizzata e restituito alla società civile. Una scelta che, dopo due anni di attività ridotte a causa della pandemia, darà modo a tutti i partecipanti di percepire “sul campo” il valore delle buone pratiche di riutilizzo sociale degli stessi beni. Ad esempio, che fare impresa sociale in luoghi che sono stati la roccaforte della criminalità organizzata rappresenta un’opportunità non solo per rialzare la testa, ma per mostrare che oggi esistono le condizioni per vivere nella legalità e nel rispetto delle regole e dei diritti, e che tutto questo si trasforma in benefici per l’intera comunità.

Cancellare una storia di soprusi. Sulla mappa del nostro paese, guardare il numero dei beni confiscati in questi anni alla criminalità organizzata – oltre quarantamila immobili e quasi cinquemila aziende, dei quali quasi diciannovemila dei primi e circa 1.600 delle seconde sono stati restituiti alla comunità – fa impressione, così come vederne la distribuzione uniforme su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud. Oggi quei patrimoni si sono trasformati in beni dello Stato: alberghi, ville, terre, aziende, dove si producono cibo sano, lavoro dignitoso e cultura della legalità, e si disegna un nuovo destino cancellando una storia fatta di sangue e soprusi. I campi della legalità di Libera, Arci e Spi saranno circa ottanta e si terranno in quaranta località in tutta Italia. Coinvolti anche i giovani dell’Unione degli universitari e della Rete degli studenti medi. Tremila i posti a disposizione di ragazze e ragazzi nei campi, trecento invece i volontari dello Spi Cgil.

Un tema cruciale. «Il tema della legalità e della lotta alle mafie è diventato sempre più cruciale – afferma il segretario nazionale Spi Cgil, Lorenzo Mazzoli – anche in relazione alle nostre iniziative sulla contrattazione sociale territoriale che si traducono, nel confronto con le istituzioni locali, nelle proposte che facciamo per migliorare la vita dei cittadini e di quelli anziani in particolare. Il fatto che nei territori i nostri attivisti e volontari registrino la presenza di beni confiscati consente loro di mettere insieme sia le iniziative di carattere più generale all’interno dei beni già assegnati sia la richiesta alle istituzioni di operare al meglio perché un patrimonio tolto ai mafiosi diventi funzionale alla crescita sociale ed economica del territorio stesso. Tutto ciò accade anche perché, se prima i nostri volontari partecipavano ai campi fuori dalla propria regione, privilegiando soprattutto le zone del Sud Italia, da qualche tempo lo fanno all’interno del proprio territorio».

Attività culturali e formazione. Oltre all’esperienza diretta di lavoro, una parte importante svolta nei campi della legalità riguarda le numerose occasioni di formazione offerte ai volontari, con visite guidate in luoghi simbolo della lotta alla mafia, testimonianze di familiari di vittime della criminalità organizzata, incontri con associazioni impegnate nell’antimafia sociale, seminari. Tante anche le attività culturali: dalla presentazione di libri alla proiezione di film, a momenti di confronto. Lo Spi Cgil distribuirà la nuova versione della guida al riuso sociale dei beni confiscati, intitolata Nelle nostre mani, e il volume Terre e libertà che racconta la lotta tra le mafie e chi difende i diritti di braccianti e lavoratori, entrambepubblicate dalla casa editrice Liberetà e realizzate dal dipartimento legalità dello Spi Cgil.

La cura dei beni comuni. «Tra le novità di quest’anno – racconta Claudio Siciliano, di Libera, responsabile nazionale di “E!State liberi. Campi estivi di impegno e formazione sui beni confiscati alle mafie” – c’è l’iniziativa di Taranto che faremo nella città vecchia e punterà sui temi della sostenibilità ambientale, dello sviluppo dell’economia verde e sulle dinamiche mafiose legate allo sviluppo della città. L’obiettivo – prosegue – è dare risalto alla comunità tarantina che resiste alle ecomafie, alle archeomafie, alla devastazione ambientale, attraverso un percorso di educazione alla bellezza e di cura dei beni comuni. Con l’associazione “Giustizia per Taranto” lavoreremo a un percorso di rigenerazione urbana con la presa in cura di piazza Marconi, per renderla bene comune. In Campania, a Ponticelli, le attività dei volontari si svolgeranno in uno spazio che oggi ospita varie iniziative, che vanno dal giardinaggio a piccoli lavori in muratura per recuperare spazi utili alle attività del centro».