Quando il pericolo è dolce. Rischi e complicanze del diabete

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Un secolo fa due medici canadesi sperimentarono l’effetto dell’insulina su un ragazzo malato di diabete. La scoperta cambiò in maniera radicale il modo di affrontare questa diffusa patologia. Oggi in Italia, le persone diabetiche accertate sono circa tre milioni, ma si stima che un altro milione e mezzo siano quelle che non sanno di soffrirne. 

L’anno della svolta. Sono trascorsi cento anni da quando il diabete ha smesso di essere considerato una patologia incurabile. I primi a descrivere pazienti con sintomi tipici della malattia furono gli egizi, già nel 1500 a.C. Poi, per secoli, medici e scienziati hanno cercato terapie per curarla, fino al 1922, quando ci fu la vera e propria svolta.

L’anno precedente, Frederick Grant Banting e Charles Herbert Best, due medici canadesi, erano riusciti a isolare per la prima volta l’insulina e avevano somministrato a un cane – al quale era stato tolto il pancreas per renderlo diabetico – l’estratto pancreatico di un cane sano. Una scoperta i cui risultati indussero i due medici a inoculare, nel gennaio 1922, un preparato al quattordicenne Leonard Thompson, passato alla storia come la prima persona curata con il nuovo farmaco: l’insulina. Da quel momento la prospettiva di vita di milioni di persone affette da questa patologia cambiò per sempre.

Cos’è esattamente il diabete? Il diabete è una malattia molto comune. Si presenta con un aumento dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) a causa di un deficit della quantità e, spesso, dell’efficacia dell’insulina, l’ormone che controlla la glicemia prodotto dal pancreas. La mancanza di questo ormone porta a sviluppare, rispettivamente, il diabete di tipo 1 (detto anche insulino-dipendente) caratterizzato dall’assenza totale di secrezione insulinica, e il diabete di tipo 2 (detto anche non-insulino-dipendente) determinato da una ridotta sensibilità del corpo umano all’insulina.

Il diabete non è una malattia ereditaria quindi non viene necessariamente trasmesso da una generazione all’altra, anche se esiste una predisposizione familiare, soprattutto nel diabete di tipo 2.

 

Il diabete tipo 1. Insorge in età pediatrica, è di origine autoimmune ed è la conseguenza della distruzione delle cellule del pancreas che producono l’insulina causata da sostanze generate dal sistema immunitario dell’organismo, probabilmente come risposta a un virus o a sostanze tossiche presenti nell’ambiente. Dal momento che l’organismo non produce più insulina, questo tipo di diabete va trattato con terapia insulinica sottocutanea.

Il diabete tipo 2. Rappresenta il 90 per cento dei casi di diabete, si sviluppa, nell’arco di molti anni e passa attraverso una fase di insulinoresistenza (minore efficacia dell’insulina) per arrivare a un deficit relativo di produzione di questo ormone. Generalmente compare dopo i quarant’anni ed è strettamente associato all’obesità, ma l’età di insorgenza si sta abbassando a causa di stili di vita scorretti.

La diagnosi. Il diabete viene diagnosticato quando: • il valore dell’emoglobina glicata è pari o superiore a 6,5 per cento (confermata in due circostanze); • oppure il valore della glicemia, misurata al mattino, dopo otto ore di digiuno, è pari o superiore a 126 mg/dl (anche qui in due circostanze); • oppure la glicemia è pari o superiore a 200 mg/dl alla seconda ora dopo un carico orale di glucosio (in due circostanze); • oppure la glicemia è pari o superiore a 200 mg/dl in un momento qualsiasi della giornata in presenza di sintomi caratteristici della malattia.

Le terapie. La terapia è essenziale non solo per eliminare i disturbi legati all’iperglicemia, ma per minimizzare il rischio di complicanze croniche, tra le quali vanno considerati ictus, infarto miocardico, retinopatie, nefropatie e neuropatie.

Nel diabete di tipo 1 la terapia insulinica è inevitabile. Questa consiste in iniezioni sottocutanee da effettuare sull’addome, sulla coscia o sul braccio. Nella maggioranza dei casi la somministrazione viene fatta utilizzando penne preriempite o microinfusori. In questo ultimo caso, esistono anche microinfusori che, associati a un sensore, sospendono e avviano automaticamente la somministrazione di insulina.

Nel diabete di tipo 2, invece, il primo intervento consiste nel seguire un corretto stile di vita. Se il miglioramento non avviene, allora si ricorre anche alla terapia farmacologica, che di solito inizia con la metformina che migliora la sensibilità all’insulina. Se, anche in questo caso, dopo due-sei mesi non si riscontrano miglioramenti, alla terapia vengono aggiunti uno o più farmaci per aumentare la secrezione e/o la sensibilità insulinica o la escrezione urinaria del glucosio.

Movimento e alimentazione. La sedentarietà è un importante fattore di rischio, che nelle persone obese è dieci volte superiore rispetto a quelle di peso normale. Per ridurlo, sono sufficienti venti-trenta minuti al giorno o centocinquanta minuti alla settimana di attività fisica moderata ed evitare di trascorrere molto tempo seduti.

Per quanto riguarda l’alimentazione, il paziente diabetico deve privilegiare una dieta a base di vegetali, legumi, frutta, cereali integrali, pesce azzurro ricco di omega 3. Fondamentale anche ridurre il consumo di carboidrati semplici e dei grassi. Assolutamente da evitare fumo e alcol.