Giornata mondiale per la sicurezza in rete: difendiamo gli adolescenti dalle trappole

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Nella giornata mondiale per la sicurezza in rete – Safer Internet Day – è importante ricordare come adolescenti e pre-adolescenti, che usano con grande facilità internet e i social network, spesso lo facciano con superficialità e non riescono a riconoscere i pericoli che vi si nascondono. È necessario quindi educarli alla cultura digitale, unico vero strumento di difesa

Di Jacopo Formaioni

Smartphone, tablet e Pc sono strumenti alla portata di tutti. Soprattutto di quei nativi digitali che neanche riescono a immaginare un mondo senza internet e senza social network. Giovani e giovanissimi sono abituati a usare le tecnologie digitali che sono un elemento naturale delle loro vite. Ma anche se li conoscono bene, spesso li usano con superficialità, esponendosi a gravi rischi che magari non hanno la maturità di affrontare. Soprattutto sui social network. Un’età minima per iscriversi c’è, ma è spesso violata. Per il regolamento europeo è di sedici anni, con deroghe in alcuni Stati. In Italia un minore può infatti iscriversi a Facebook, Instagram, Twitter o Tik Tok a quattordici anni, mentre tra i tredici e i quattordici occorre la supervisione dei genitori.

Eppure basta visitare una qualsiasi di queste piattaforme per rendersi conto che i profili degli under 13 sono in costante aumento. Secondo una ricerca del 2019 di Osservare Oltre (Associazione nazionale presidi ed e-tutorweb) l’84 per cento dei ragazzi tra dieci e quattordici anni ha un profilo in un social network. Ovviamente, nessuno ha dichiarato la vera età al momento dell’iscrizione e solo per il 22 per cento è avvenuta in presenza di un genitore. Inoltre, il 91 per cento non parla con i genitori di cosa vede o fa su internet.

I giusti limiti. I limiti imposti agli under 14 servono innanzitutto a tutelarne la privacy. Se un minorenne dichiara diciotto anni, i suoi dati saranno raccolti dalle piattaforme a fini di marketing. Che gli mostreranno poi pubblicità come se fosse maggiorenne, con il rischio di esporre bambini a contenuti anche inappropriati.

Ma sui social network ci sono anche altri pericoli concreti, come quello di finire vittime di violenza, cioè di cyberbullismo. Una forma di bullismo non limitato ai soli contesti scolastici e in presenza fisica, ma estesa al mondo on line. La situazione del cyberbullismo è testimoniata dai risultati di un’indagine Istat, che rivela comae oltre il 50 per cento dei ragazzi tra gli undici e i diciassette anni sia stato vittima di prepotenze e ben il 22 per cento abbia subìto violenza anche on line.

Oltre al cyberbullismo, c’è anche il fenomeno degli haters, ovvero gli odiatori, persone che rivolgono insulti, anche molto pesanti, ad altri utenti. È necessario educare bambini e i più giovani a un linguaggio appropriato e a comportamenti non ostili, imparando anche a gestire i profili e le impostazioni della privacy, imparando così a scegliere cosa e chi rendere visibile nella propria rete.

Educazione innanzitutto. Pur destando preoccupazione per i rischi che celano, i social network fanno ormai parte della quotidianità e, se usati in modo corretto e consapevole, possono essere una risorsa importante per l’arricchimento e la crescita personale, culturale e professionale. Attraverso questi strumenti i ragazzi possono esprimersi e farsi conoscere, condividere idee e tenersi in contatto con persone diverse. Su YouTube e Tik Tok si possono caricare i propri video, musicali e non, confrontandosi con altri giovani. Facebook e Instagram permettono di condividere momenti della propria vita e di restare aggiornati sulle notizie. E attraverso le chat, studenti e amici possono stare in contatto, scambiandosi informazioni e consigli, anche di studio.

Bisogna quindi educare alla cultura digitale, cioè a un uso corretto di internet e dei media digitali, informando i minori sulla sicurezza informatica e insegnando loro a valutare i contenuti ai quali sono esposti. Non sarebbe possibile né corretto privare i più giovani di questi strumenti. È necessario però che abbiano chiaro come funzionano i social network, le regole da seguire, come funzionano pubblicità e marketing in internet e come distinguere le fonti attendibili da quelle no, così da non diffondere bufale e notizie false. Imparando così a difendersi e diventando anche dei responsabili cittadini digitali.