giovedì 13 Dic 2018

Un treno di desideri

Mirna Cappellini (Autore) in Pagine: 180 Collana: Premio LiberEtà

Prezzo:  10,00
Torna indietro

Come nasce una sindacalista? Quale percorso di vita porta a una scelta del genere? Mirna Cappellini ce lo racconta con la semplicità e la pacatezza che la caratterizzano. Leggere la sua vita è come fare un viaggio per tornare a casa.

«Il viaggio era lungo» da Bolzano a Firenze, il primo maggio 1930… Mirna allora aveva tre anni ed era un autentico “pulcino nella stoppa”. Timida e insicura, quella bambina non aveva ancora la più vaga idea di quanto avrebbe dovuto faticare attraversando la storia di un Novecento delle grandi tragedie e delle grandi trasformazioni, sempre coerente a quel senso del dovere che i suoi le avevano trasmesso, «nell’intento di realizzare una società diversa, più umana, più giusta, più solidale». Il fascismo e la guerra segnano il punto più basso del suo racconto, tra fame, gelo, paura, umiliazioni, fatiche terribili (tornata a Bolzano, dove tuttora vive, Mirna era stata precettata a lavorare in un campo di lavoro alle dipendenze dei tedeschi), ma anche il momento in cui le scelte, già vissute in famiglia, diventano più solide e definitive: stare dalla parte dei lavoratori, della giustizia sociale, dell’impegno nella società.

Come è approdata, Mirna, nel sindacato? «Il lavoro è stato trovato proprio per caso, perché funzionava, già nel ’47, la Camera del lavoro e c’era il sindacato unico allora. C’erano i sindacati di categoria e fra questi il sindacato ferrovieri. Il babbo mi propose di andare per una settimana, dieci giorni a sostituire l’impiegata che doveva farsi una piccola operazione. Io dissi di sì perché tanto, in quel momento, non avevo prospettive». E lì, nel sindacato, è rimasta invece per trentadue anni.

Mirna, che “non farà più la maestra”, diventerà, proprio nel sindacato ferrovieri, una sindacalista della Cgil, anzi un’autentica “ferroviera”, appassionandosi alle lotte della categoria, in particolare di quei lavoratori, come i “guardarocce”, a quei tempi scarsamente tutelati.

Il desiderio di viaggiare percorre tutta la vita di Mirna che coglie ogni occasione per tirare fuori il suo “grande sogno” dal cassetto. Ma è nell’Udi che avviene l’incontro «più importante» della sua vita: «Decisamente era un’associazione che mi piaceva sempre di più, alla quale aderii con convinzione ed entusiasmo». E, infine, eccola a militare nello Spi, il sindacato pensionati della Cgil.

Nel suo percorso Mirna ha incontrato decine e decine di amici e compagni, diversi per scelte e competenze, ma tutti «mossi da un ideale che andava oltre il proprio benessere personale perché riguardava la collettività». E proprio per riscattare dall’oblio questi uomini e queste donne, veri protagonisti delle lotte e delle trasformazioni della società, Mirna si è decisa a scrivere questa memoria limpida e affettuosa.

- Advertisement -

Più letti