Il meglio verde. Più aria nelle nostre città

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Sei miliardi di essere umani, nel 2050, vivranno in città surriscaldate. È come “accatastare” un milione di persone in più a settimana in metropoli dove la temperatura media potrebbe superare di quattro gradi quella normale. Dunque in un futuro davvero prossimo il problema sarà quello dell’urbanizzazione del mondo, associata al riscaldamento climatico. Ma una soluzione, a detta degli esperti, potrebbe arrivare “puntando sul verde”. Come? Facendo spazio alla natura nelle nostre città per renderle più vivibili ed ecologiche, per preservare l’ambiente, mantenendo e recuperando parchi, prati e giardini, e creandone di nuovi. Vediamolo in pratica.

Regolatori termici. Gli alberi, oltre a essere fonte d’ispirazione poetica e di progresso scientifico (ricordate la mela di Newton?), sono ottimi regolatori termici: grazie all’evapotraspirazione (emissione di acqua dalle foglie) e all’ombra generata dal fogliame, frenano l’assorbimento del calore nel bitume durante il giorno e l’aiutano strade e parcheggi – e quindi noi – a stare al fresco.
Uno studio condotto dal Lawrence Berkeley National Laboratory dimostra come la presenza di alberi in città permetta di ridurre l’uso del climatizzatore di circa il 40 per cento. Stessa cosa per tetti e muri che, coperti di vegetazione, rendono possibile un migliore isolamento termico degli edifici. Poi, su scala più grande, nel cuore dei centri urbani, parchi e giardini offrono il refrigerio di un po’ d’ombra durante le lunghe estati calde. E, se ben concepiti da chi di progettazione architettonica e urbana se ne intende, possono diventare veri e propri corridoi naturali in mezzo alla città, per spostarsi rimanendo immersi nel verde. La sistemazione delle sponde del Rodano a Lione, in Francia, è un buon esempio di questo tipo di circolazione, come l’insieme dei parchi e delle passeggiate lungo lo Yarra River a Melbourne o lo Swan River a Perth in Australia.

L’Italia non è da meno. Milano, con il progetto di forestazione urbana chiamato “ForestaMi”, pianterà tre milioni di alberi entro il 2030, trasformando così la capitale del Nord in una metropoli ecologica. Sì, perché l’azione benefica delle piante non riguarda soltanto le temperature: oltre alla loro funzione termoregolatrice, sono anche pozzi di carbonio (assorbono CO2), barriere contro gli odori, i rumori e le particelle fini. Poi, intercettando la pioggia, limitano lo scorrimento dell’acqua per le strade: aspetto questo fondamentale per le città molto esposte al rischio di inondazione.

Spazi verdi, aria pulita, distese di cemento che diventano parchi e orti urbani, soluzioni ecologiche e innovative con manti vegetali per far respirare meglio palazzi e condomini, ricreando l’habitat adatto alla vita di molte specie animali e vegetali: ecco il modello di città che può rispondere alle sfide del cambiamento climatico e lottare contro i problemi legati al riscaldamento globale. Tutt’altro che irrealizzabile.