Medicina. Una questione di genere

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Donne e uomini sono fisiologicamente differenti. Una medicina che prenda in considerazione queste diversità può garantire a tutte le età un buon livello di salute e di qualità della vita

Fino a non molti anni fa, al di là delle differenze morfologiche e fisiopatologiche degli organi della riproduzione, molto poco indagate erano le peculiarità dell’epidemiologia e del decorso clinico delle malattie nei due sessi. È soltanto in tempi recenti che queste differenze sono state analizzate in modo approfondito e hanno dato origine alla medicina di genere, non una specialità a sé stante, ma un nuovo approccio metodologico per tutti i settori della medicina, rivolto a valorizzare le peculiarità morfofunzionali, patologiche, terapeutiche, socioassistenziali nel sesso maschile e femminile.

Innazitutto emerge un fatto generale di notevole importanza: la maggiore lunghezza della vita della donna rispetto all’uomo. Una delle più grandi conquiste dell’umanità è stata l’enorme incremento della durata della vita che attualmente è raddoppiata rispetto ai primi anni del secolo scorso, con l’età media che è passata, in quasi tutti i paesi avanzati, da poco più di quaranta a ottant’anni. Questa straordinaria longevità del genere umano non è uguale però per l’uomo e la donna, avendo quest’ultima una speranza di vita superiore di quattrocinque anni in buona parte dei paesi industrializzati. A fronte della maggiore durata della vita, però, la donna presenta in età avanzata un più spiccato declino dell’efficienza e un maggior pericolo di andare incontro a una compromissione dell’autosufficienza. Mentre nel sesso maschile vi è una rilevanza di malattie a elevata mortalità (cardiopatia ischemica, alcuni tumori), in quello femminile prevalgono malattie invalidanti a minore incidenza sulla sopravvivenza, ma con impatto superiore sulla qualità della vita (malattia di Alzheimer, depressione eccetera).

Un esempio significativo è dato dalla frattura del femore molto più frequente nella donna per la presenza di un’osteoporosi più importante, più precoce, più grave. Concorrono anche un equilibrio meno stabile e una peggiore coordinazione neuromotoria per cui la donna cade più frequentemente e più rovinosamente, cioè con minori meccanismi difensivi, rivolti ad attutire l’entità delle conseguenze del trauma. Numerose altre malattie sono prevalenti nel sesso femminile come la colite ulcerosa, la calcolosi biliare, l’artrite reumatoide, la polimialgia reumatica, le tiroiditi, la sclerosi sistemica, le infezioni urinarie e l’incontinenza. Importanti sono anche le peculiarità psicologiche e le esigenze socioassistenziali delle donne rispetto agli uomini. La solitudine è un tratto caratteristico della donna anziana che rimane spesso vedova (tre milioni e ottocentomila vedove in Italia a fronte di settecentomila vedovi, secondo l’Istat) e corre un maggior rischio di concludere la propria vita in una residenza per anziani.

Un dato di difficile interpretazione riguarda il minore numero di suicidi nella donna, nonostante la solitudine appena accennata e la maggiore incidenza della depressione nel sesso femminile. Recentemente sono emerse grandi prospettive dallo studio degli eventi avversi ai trattamenti terapeutici nell’uomo e nella donna a tal punto che l’Agenzia italiana del farmaco ha creato un gruppo di lavoro dedicato proprio allo studio delle criticità farmaco-terapiche legate al genere. Le donne consumano più farmaci degli uomini e vanno incontro più facilmente, ma non solo per questo motivo a reazioni avverse ai farmaci. Le incomplete conoscenze sulle peculiarità della farmacoterapia nella donna dipendono anche dal fatto che fino a tempi recenti nelle sperimentazioni dei farmaci veniva utilizzato quasi esclusivamente il sesso maschile nel timore che si potessero manifestare effetti teratogeni se la donna era in stato di gravidanza. Si ritiene che i progressi sulla conoscenza delle variazioni metaboliche dei farmaci nei due sessi potranno consentire una terapia farmacologica più mirata e sicura.

L’articolo è tratto dal numero di marzo 2023 di LiberEtà ed è a firma del dottr Massimo Palleschi. Per abbonarti alla nostra rivista clicca qui