Lulù Massa, l’operaio che andò in paradiso

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“La classe operaia va in paradiso”, uscito nelle sale nel 1972, è incentrato sulla figura dell’operaio metallurgico Lulù Massa, impersonato da Gian Maria Volonté. La vita del protagonista cambia dopo un incidente, che sarà anche il primo passo verso la rovina. “Ciascuno avrebbe voluto un’opera che sostenesse le proprie ragioni: invece questo è un film sulla classe operaia”, disse il regista Petri. 

Il film è incentrato sulla figura dell’operaio metallurgico Lulù Massa. Stakanovista del cottimo e per questo benvoluto dal padrone e malvisto dai compagni, Lulù produce e consuma: ha la macchina, il televisore, una casa piena di oggetti inutili. Consuma anche il suo fisico: è così stremato da non aver più la forza di avere rapporti con la compagna.

La sua vita cambia radicalmente quando per un incidente sul lavoro perde un
dito nella macchina alla quale è addetto. Invoca lo sciopero a oltranza, si lega a un gruppo
extraparlamentare, viene coinvolto in tafferugli con la polizia ed è licenziato. Di colpo si ritrova solo, abbandonato dagli estremisti e dalla compagna.

Grazie all’intervento del sindacato viene riassunto, ma ormai è un relitto, un uomo sulla strada della follia, avviato a diventare come Militina, il vecchio operaio che ogni tanto Lulù
va a trovare in manicomio.

«Con il mio film – notò con malcelato compiacimento il regista Elio Petri sul set del film
mentre prepara una scena sono stati polemici tutti: sindacalisti, studenti di sinistra, intellettuali, dirigenti comunisti, maoisti. Ciascuno avrebbe voluto un’opera che sostenesse le proprie ragioni: invece questo è un film sulla classe operaia».

(La versione integrale di questo articolo è sul numero di maggio di Liberetà)