Letizia Battaglia: «dobbiamo cercare la felicità». Il nostro ricordo della fotografa testimone della lotta alla mafia

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Donna libera e indipendente, con la sua macchina fotografica ha raccontato
la mafia, ha descritto la sua città, Palermo, ha fatto parlare le donne e le bambine
attraverso l’intensità dei loro occhi profondi.

(Riportiamo l’intervista pubblicata nel numero di ottobre 2021 di LiberEtà, a firma di Carla Pagani)

Letizia Battaglia ha raccontato la mafia come nessuno aveva fatto prima. Ha narrato Palermo con l’intensità di chi ama la propria città e le sue contraddizioni. Ha raccontato l’Italia. Ha fatto parlare le donne e le bambine, con l’intensità dei loro volti e dei loro occhi profondi. Oggi ha ottantasei anni. Ma non si definisce vecchia. Dice di sé: «Mi sento ancora come quando avevo trenta, quaranta, cinquant’anni. So che il mio corpo è cambiato. Mi sono ammalata, ma il mio atteggiamento verso la vita è lo stesso di sempre, e l’età non c’entra nulla».

Aveva trent’anni, quando iniziò a collaborare con l’Ora di Palermo. Oggi il suo messaggio suona come un invito a vivere con lo stesso entusiasmo di quando si è giovani anche quando si va avanti con l’età, un invito a non perdere la capacità di stupirsi e di guardare al futuro con energia. «Ho lavorato tutta la vita per non essere vecchia. E non lo sono. Di sicuro ho imparato tante cose dalla vita. Più il tempo passa e più imparo e questo mi fa sentire potente nei confronti della vita e del mondo. E mi sento potente perché non mi faccio condizionare dall’età. Il mio viso rugato non mi vincola a essere una vecchietta. Non mi perdo dietro questa consuetudine per cui le persone di una certa età finiscono inevitabilmente per considerarsi vecchie».

Messaggio di libertà. Una donna libera e indipendente, proprio come è stata la sua vita professionale. Il suo è un messaggio di libertà e di indipendenza: «Si invecchia solo se si vuole e se si perde entusiasmo e curiosità. Io ho una curiosità immensa. Anche ora che sono malata, ho ancora voglia di fotografare, di fare, di migliorare il mondo, per come posso naturalmente». Letizia Battaglia dice che i mezzi che ha a disposizione per cambiare il mondo sono davvero pochi: «Le mie foto di mafia non hanno cambiato nulla, ahimè». In verità, quelle foto hanno cambiato la percezione della mafia. Il 6 gennaio 1980 è la prima fotoreporter a giungere sul luogo dove è stato assassinato Piersanti Mattarella. Giovane, bella, dinamica. Caschetto biondo e coraggio da vendere. I suoi colleghi sono tutti uomini. E grazie alle sue foto a cambiare è anche la visione di Palermo, della miseria, dell’infanzia, delle donne, di quello splendore mozzafiato misto amacerie che i suoi scatti hanno reso celebre Palermo nel mondo.

Non solo Palermo. Letizia Battaglia ha raccontato il caleidoscopio italiano, con forza espressiva e carattere. È riuscita a far parlare la realtà più di quanto questa potesse fare da sola. Lo ha fatto con il suo obiettivo fotografico. Le sue foto hanno colpito, segnato, emozionato. Hanno toccato nel profondo gli sguardi di chi si è ritrovato a guardarle e a perdercisi dentro, restando senza fiato per quanta verità erano e sono ancora in grado di emanare. Come la verità che trasuda da quelle bambine fotografate tante e tante volte: «In loro ho sempre cercato l’anima del sogno. Una bambina a dieci anni sogna un mondo bello, non un mondo migliore, perché ancora non sa che è cattivo. Per questo ho cercato così tante volte nel loro volto questo sogno. Volevo ricordare anche il mio sogno di bambina e anche quello di adulta: sogno un mondo migliore dove non ci siano gli affamati».

Affamati di giustizia. «Ma il popolo è corrotto e non riesce ad apprezzare la bellezza della giustizia». Ma quale giustizia? «La giustizia nei confronti degli altri», dice reclamando un mondo più giusto, per tutti. È per questo che si amareggia quando pensa a quante ingiustizie ci sono nella sua Palermo. E nella sua Italia. Quella Palermo che ha sempre amato e sempre amerà. «Oggi Palermo è bellissima, e così diversa da quella degli anni Settanta e Ottanta quando non si poteva uscire di sera per strada». Certo la città ancora oggi è piena di problemi e di contraddizioni, ma nonostante questo il suo è un amore incondizionato: «Non c’è cosa più bella che sedersi in via Maqueda e vedere la gente che passeggia felice». Una cosa semplice ma non banale. Letizia Battaglia ha fatto molto per la sua città e per la Sicilia, anche impegnandosi politicamente. «Leoluca Orlando ha lavorato molto per la città. E spero che alle prossime elezioni non vinca la destra perché è deleteria e soprattutto è cattiva. Ed è profondamente ingiusta».

Il coraggio delle donne. Come ingiuste sono le condizioni delle donne in Italia. «Gli uomini stanno iniziando a capireche le donne vogliono essere libere, vogliono potersi esprimere e rappresentarsi. Le donne non sono più vessate da fratelli, padri e mariti. Ma gli uomini non ci hanno ancora veramente capito. Ci vorrà del tempo ma di sicuro la situazione è migliorata rispetto a quando ero io una ragazza», dice, rievocando un’Italia in cui le donne hanno patito davvero condizioni di privazione della libertà. E al Sud più che altrove: «Oggi serve coraggio. Serve il coraggio delle donne, di quelle donne che sono più brave all’università e sul lavoro». Esorta a proseguire un cammino lento e faticoso ma dal quale non si torna più indietro: «Certo, non siamo ancora la Danimarca o la Norvegia o la Francia, ma di sicuro sono stati fatti grandi passi in avanti». E, animata dal suo connaturato entusiasmo e dalla sua irrefrenabile energia aggiunge: «Noi donne abbiamo un compito: cercare la felicità». Come quella in via Maqueda sui volti dei passanti.