La vecchiaia si può sperimentare?

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Il laboratorio AgeLab del Massachusetts Institute of Technology ha messo a punto un dispositivo che simula le difficoltà e gli impedimenti che gli anziani devono affrontare ogni giorno

Una tuta speciale. È possibile sperimentare la vecchiaia? Da questa domanda ha preso le mosse il progetto messo a punto da AgeLab del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston che ha realizzato uno strumento che consente di sperimentare gli “acciacchi” che il corpo umano si trova ad affrontare a una certa età. Agnes (acronimo che sta per Age Gain Now Empathy System), questo il suo nome, è composto da tuta, occhiali, guanti, pesi, elastici e scarpe che mettono nella condizione chi li indossa di vivere le sensazioni e le difficoltà con le quali gli anziani devono convivere quotidianamente: mal di schiena, male alle gambe e alle braccia, camminata insicura, rischio di inciampare, fatica si fanno sentire e limitano anche lo svolgimento delle operazioni più semplici. Non si tratta – precisano i ricercatori del Mit – di una rappresentazione perfetta di come ci si sente a settanta o a ottant’anni, ma uno strumento di esperienza empatica per cercare di vedere e capire il mondo in modo diverso.

Fatica e frustrazione. Joseph Coughlin, direttore del Mit AgeLab, ha spiegato: «Usiamo Agnes per far sperimentare a ricercatori e studenti la frustrazione e la fatica che provano spesso gli anziani». E questo grazie alla particolarità degli accessori che compongono Agnes. Ad esempio, sulle suole delle ciabatte di gomma sono stati incollati dei cubi di gommapiuma che rendono precaria la stabilità di chi le indossa. Alcuni elastici fissati alla tuta fanno in modo di peggiorare la flessibilità delle giunture e di limitare la libertà di movimento, mentre una serie di pesi riproduce la perdita muscolare e rendono i movimenti del corpo rallentati. C’è poi un tutore fissato al collo che limita la rotazione della testa e consente solo un movimento completo del busto.

Percezione sensoriale. Infine, Agnes interviene anche sulla percezione sensoriale, con i guanti che riducono il tatto, gli occhiali di colore rosso che simulano una serie di disturbi alla vista, i tappi per le orecchie che limitano l’udito. Un’esperienza singolare. Un giovane che indossa Agnes, quindi, si trova all’improvviso a provare in pochi minuti gli effetti dell’invecchiamento e a vivere un’esperienza a dir poco singolare. In realtà, il dispositivo non serve soltanto a provocare un effetto shock, ma rappresenta soprattutto un aiuto a progettisti, ingegneri e professionisti a comprendere meglio il mondo fisico e sociale degli anziani, in modo da migliorare prodotti e servizi a questi destinati. Attualmente, ad esempio, Agnes viene utilizzato per valutare i sistemi di trasporto pubblico negli Stati Uniti e per una prima valutazione di quello di Londra. Insomma, sperimentare la vecchiaia è possibile, in attesa di viverla pienamente e possibilmente al meglio.