Il messaggio della senatrice Liliana Segre. La trappola della violenza

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Il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria, una ricorrenza internazionale, per commemorare le vittime della Shoah. La giornata è stata decisa dall’assemblea generale delle Nazioni unite il 1° novembre 2005. Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata rossa liberarono il campo di sterminio di Auschwitz. Le scene che videro quei soldati rappresentano ancora oggi il male assoluto. Liliana Segre era – giovanissima – in quel lager e in questo tempo di conflitti e morte ha espresso il suo dolore e il suo pessimismo in questo recente messaggio alle comunità ebraiche.

“Gli ultimi due mesi sono stati terribili per tutti. Per chi conserva il ricordo incancellabile non solo di altre guerre, ma anche dei segnali montanti dell’odio antico che allora sfociò in persecuzione, si aggiunge un senso di inutilità e di scoramento che non è facile dominare. Si pensa sempre che sia finita, che il mondo sia andato avanti. E invece si devono rivedere ebrei braccati e uccisi in quanto ebrei; chiamati a discolparsi in quanto ebrei; indotti a nascondersi in quanto ebrei. E i pregiudizi, e i boicottaggi, e le parole malate che mai verrebbero usate in casi simili, se non ci fossero di mezzo ebrei. I magazzini dell’odio, che pensavamo si fossero quasi svuotati (anche se mai del tutto) nei decenni, si sono conservati e rinnovati, sempre pronti a distribuire la loro merce tossica a buon mercato. Questa volta l’occasione è arrivata con la guerra che è riesplosa dopo la mattanza terroristica del 7 ottobre scorso in Israele. Anche l’eterno ritorno di quella guerra mi fa sentire prigioniera di una trappola mentale senza uscita, spettatrice impotente, in pena per Israele ma anche per tutti i palestinesi innocenti, entrambi intrappolati nella catena delle violenze e dei rancori. E non ho soluzioni. E non ho più parole. Ho solo pensieri tristi. Provo angoscia per gli ostaggi e per le loro famiglie. Provo pietà per tutti i bambini, che sono sacri senza distinzione di nazionalità o di fede, che soffrono e muoiono. Che pagano perché altri non hanno saputo trovare le vie della pace”.

Il messaggio di Liliana Segre è stato pubblicato nel numero di gennaio di LiberEtà, per abbonarvi alla rivista cliccate qui