Il lavoro sconfigge l’odio: 50 anni di piazza della Loggia

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A 50 anni di distanza dalla strage di piazza della Loggia a Brescia, con un convegno al Teatro sociale di Brescia, lo Spi Cgil ricorda quel tragico giorno del 28 maggio 1974 e riflette sul presente e sul futuro delle democrazie.

«La mattina del 28 maggio 1974, un ordigno fascista viene fatto esplodere nel mezzo di una manifestazione sindacale antifascista, in piazza della Loggia a Brescia. Sul selciato giacciono otto morti e centinaia di feriti. “È una bomba. Calma, compagni e amici, state calmi”, dal palco Franco Castrezzati – racconta in apertura dell’evento Mauro Paris, segretario generale dello Spi Cgil di Brescia che, assieme allo Spi nazionale, ha organizzato l’iniziativa – invita i lavoratori lì riuniti a non farsi prendere dal panico. La gestione della piazza, grazie al sindacato, è esemplare».  Nel Teatro sociale, gioiello liberty della città di Brescia, il 23 maggio 2024, lo Spi Cgil nazionale insieme allo Spi Cgil di Brescia e della Lombardia, ha organizzato un convegno per raccontare la verità a lungo nascosta sul quella strage e per lanciare la manifestazione che nel cinquantenario della strage (il 28 maggio) avrà luogo nella stessa piazza della Loggia.

I testimoni

Il convegno Il lavoro sconfigge l’odio, 50 di piazza della Loggia: la memoria, la città, l’Europa si apre con un filmato. Scorrono le testimonianze di chi era in piazza quel giorno. Nonostante la paura, perché nel Paese si respirava un’aria di intimidazione. I rigurgiti squadristici, attentati dinamitardi si susseguivano. Le narrazioni ritornano al rumore sordo della bomba, al freddo della paura, all’odore di sangue, ai pompieri che con gli idranti dilavano la piazza distruggendo ogni evidenza del reato.

Seguono le testimonianze delle tante associazioni che hanno tenuto viva la memoria di quel giorno. Parlano l’Anpi di Brescia e il presidente della Casa della Memoria, Mario Milani, che denuncia come solo nel 2017 la Cassazione ha definito il marchio di fabbrica delle stragi di piazza Fontana e di piazza della Loggia: il neofascismo e apparati dello Stato collusi in un progetto eversivo. Porta un saluto non rituale dell’amministrazione comunale, il vice sindaco Federico Manzoni «il lavoro è il vero antidoto alla violenza politica. Nella Costituzione italiana è figlio di una visione lungimirante, nella quale sono tutelati i diritti e i doveri dei cittadini. Il lavoro è un diritto ed è anche lo strumento con cui siamo chiamati a dare il nostro contributo alla comunità». Francesco Bertoli, segretario della camera del lavoro di Brescia denuncia come il fascismo non sia mai morto e afferma come «nel momento delle elezioni europee dobbiamo ribadire che la violenza e la guerra non sono mai una soluzione».

La manifestazione del 28 maggio a Brescia

La parola passa a Stefano Landini, segretario organizzativo dello Spi Cgil «la risposta civile e pacifica è sempre vincente. Il 28 maggio abbiamo organizzato una manifestazione in piazza della Loggia a Brescia e stanno arrivando tante adesioni, anche dalle scuole.  Non è un caso, è il risultato del lavoro fatto in questi anni».

Dobbiamo andare avanti, ma non dimenticare, spiega il sindacalista. Lo Spi Cgil si è dato il compito di coltivare la memoria. A Brescia, mentre fascisti e i servizi segreti ordivano una strage, la classe operaia si è fatta classe dirigente. Per questa ragione commemorare il 28 maggio 1974, oggi, al sindacato sembra la cosa più moderna che si possa fare. «Non ci sarebbe stato il 2 giugno 1946, se non ci fosse stato il 25 aprile 1945 e la lotta di Liberazione. E per difendere la Costituzione italiana e il ruolo di garanzia del presidente della Repubblica, il 25 maggio, manifesteremo a Napoli, contro l’autonomia differenziata e il presidenzialismo».

Stefano Gazzoli, Spi Cgil Lombardia, si sofferma sul ruolo che il sindacato unitariamente svolse dopo l’eccidio del 1974 e, in generale, durante gli anni di piombo: incanalare la rabbia nel solco della democrazia. «Guido Rossa ha pagato con la vita l’essersi opposto all’infiltrazione delle Brigate rosse nei luoghi di lavoro». Gazzoli riafferma l’impegno della Cgil in difesa dei principi costituzionali, come dimostra la proposta referendaria per tutelare il lavoro nel Paese.

Il monologo di Stefano Massini

«Non ha alcun senso la memoria se è soltanto una retromarcia. Non ha senso riportare il cuore al passato se resta solo un museo, la memoria serve al presente, è il futuro che prende forma». Stefano Massini, attore e drammaturgo, in apertura del suo monologo cita lo scrittore britannico Lewis Carroll.

«È questo che non dobbiamo dimenticare di quella piazza. Quella strage voleva incutere paura e scendere in piazza non era una cosa qualunque, faceva paura – prosegue Massini – non dimentichiamo che Ordine nuovo era stato sciolto da poco. Lo scontro con la Democrazia cristiana era frontale, anche a causa del referendum sul divorzio».

L’artista va a ritroso nei fatti che generarono la Strategia della tensione. Al patto con l’Alleanza atlantica per tenere socialisti e comunisti fuori dal governo italiano. All’errore storico di Togliatti di concedere l’amnistia ai gerarchi fascisti. Fino al 1960, quando il governo Tambroni chiese in Parlamento i voti del Movimento sociale italiano e, in cambio, Arturo Michelini, ottenne di svolgere il congresso del partito a Genova città medaglia d’oro alla resistenza. E ancora, il convegno all’hotel Parco dei principi, nel 1965, per bloccare l’avanzata del comunismo in Italia a cui partecipò il mandante della strage di Brescia, Carlo Maria Maggi.

«Quella piazza fa effetto perché è la piazza di chi ha manifestato e ha perso la vita – conclude Massini –. Manifestare è fruttuoso e produttivo, significa esserci con il corpo. Non è lo stesso che mettere un like».

La memoria non è neutra

«La storia non si cambia, però la memoria collettiva non è mai neutra. Vogliamo vivere in una Repubblica che riconosce e celebra il dissenso democratico, e non il consenso fascista; le vittime e non i carnefici; i valori della costituzione e non quelli del colonialismo razzista. Che condanna e non esalta la violenza di Stato». Francesco Palaia, storico e responsabile del dipartimento Memoria dello Spi Cgil, dipana il filo della storia per giungere a un’analisi del presente. Ricorda l’impegno della Cgil negli anni Cinquanta contro la gestione dell’ordine pubblico da parte di De Gasperi e Scelba.

Il ruolo dalla Cisnal, utilizzata dagli imprenditori del tondino per creare nelle fabbriche un clima intimidatorio. La decisione di affidare al sindacato la gestione dell’ordine pubblico durante i funerali successivi all’eccidio del 1974. La capacità della Cgil di ergere una barriera tra i lavoratori e il terrorismo brigatista.

Però nessuna conquista di libertà e democrazia è per sempre. «Oggi il Governo lancia una minaccia contro la Costituzione, che è un progetto di società – dice Palaia –. All’assalto contro la giornata della Liberazione, si è aggiunta la battaglia contro la “sostituzione etnica”, le classi differenziali, l’attacco alla legge 194, il controllo dell’informazione, la censura, il rapporto violento con gli studenti».

 La destra populista

Giorgia Serughetti, dell’Università La Bicocca di Milano, propone una interpretazione filosofica della destra populista, la quale «attacca il principio di eguaglianza su cui si fonda la democrazia. Mira a ripristinare un ordine basato su due confini, uno interno e uno esterno: la famiglia patriarcale e le frontiere dello stato nazione».

Il sociologo Sergio Sorgi illustra la sua visione ottimistica della storia «l’essere umano è trasformativo, è creato per fare futuro. Il passato non deve essere messo in un cassetto, ma insegnarci a costruire. Dobbiamo recuperare fiducia negli altri e nelle istituzioni. Ricostruire il diritto di fidarci l’uno degli altri, delle istituzioni».

 Non c’è politica senza storia

Lascia sul leggio il suo discorso e parla a braccio Gianni Cuperlo, deputato del Pd. «Negli anni Settanta dal Paese partiva la richiesta di realizzare i principi della Costituzione. Il risultato fu una serie di straordinarie trasformazioni sociali dietro alle quali c’erano movimenti organizzati. La politica senza storia è come qualcuno che annaspa senza sapere dove andare. Così come il fascismo italiano non ebbe un volto buono e cattivo. Ma uno solo. La presidente del Consiglio, tutto questo lo dovrebbe sapere e rispettare»

Tania Scacchetti: «Il sindacato, baluardo della democrazia»

La giornata si conclude con le riflessioni di Tania Scacchetti, segretaria generale dello Spi Cgil. «Negli anni dello stragismo il sindacato è stato il più grande presidio della democrazia. Il nostro compito è anche ricordare la storia più recente del nostro Paese, che difficilmente i giovani apprendono a scuola. Le comunità si costruiscono attraverso la narrazione. In quegli anni fu la classe operaia a sconfiggere il terrorismo, perché una parte dello Stato era complice della strategia della tensione». Anche oggi, spiega la sindacalista, la Cgil è uno straordinario baluardo della democrazia. Lo dimostrano l’impegno in favore di soluzioni pacifiche in Ucraina, oppure la battaglia referendaria contro il lavoro precario. Oggi per i lavoratori organizzarsi per un obiettivo comune è più difficile che in passato. La svalorizzazione del lavoro e la frammentazione hanno determinato la debolezza del singolo lavoratore.

 L’ottimismo della ragione

La segretaria del sindacato dei pensionati della Cgil si rivolge poi al presente «Il sindacato deve avere due caratteristiche, essere resistente e partigiano. L’estrema destra ha un’ottica opposta alla nostra: è egoistica, corporativa, ostile alle altre culture. Dobbiamo domandarci come è stato possibile che un partito che non ha mai rinnegato il passato fascista sia così popolare. Assistiamo a una progressiva assuefazione all’idea patriarcale della famiglia, alla repressione del dissenso (anche nelle piazze), alla occupazione della Rai e dei mezzi di informazione. La presidente del Consiglio non è la donna del popolo, come le piace far credere, ma dei poteri forti ed eversivi. In vista delle elezioni europee, il nostro riferimento è l’Europa dei padri fondatori e i valori di giustizia sociale, inclusione e pace».

La storia siamo noi

Infine, Tania Scacchetti, lancia un appello di speranza nel futuro «impariamo l’ottimismo della ragione e a ribaltare la narrazione prevalente. Impariamo a cogliere i segnali di vitalità sociale e politica: i movimenti degli studenti e delle donne. La trasformazione del modello sociale è il filo rosso della storia del sindacato. In autunno si prospetta una legge di Bilancio che ci rivedrà mobilitati per tutelare i diritti dei cittadini e dei pensionati. “La storia siamo noi”, cantava Francesco De Gregori, e nessuno si deve sentire escluso dal cambiamento.