La seconda ondata del Covid 19 sta mettendo tutti noi a dura prova. Disagio, ansie e paure, vecchie e nuove, fanno capolino nella nostra quotidianità. LiberEtà ha deciso di interpellare un gruppo di psicologi che potrà fornire un punto di vista diverso su quanto sta accadendo, offrendo strumenti utili per affrontare le difficoltà. Ecco la prima puntata di questo viaggio fatto di parole semplici e chiare.


 

La crisi sanitaria sta provocando nella maggioranza delle persone sensazioni di sconforto, ansia, rabbia e depressione. Sono normali risposte dell’organismo a eventi straordinari. È importante però riconoscere lo stato emotivo negativo e decidere di conviverci, invece che cercare di contrastarlo.

Per farlo è utile partire proprio dall’etimologia stessa del termine “crisi”. La parola infatti deriva dal verbo greco krìno, che vuol dire “separare” e, in senso lato, anche distinguere, scegliere, discernere, valutare. Crisi non è quindi sinonimo di sventura, bensì di momento decisivo in cui si è chiamati a compiere scelte importanti e ad agire saggiamente, agevolando così la propria crescita e maturazione personale.

I cambiamenti provocati dalle misure messe in campo per far fronte all’emergenza possono quindi condurre anche a trasformazioni positive. Possono diventare l’occasione per utilizzare il maggior tempo che si ha a disposizione per migliorare sé stessi e i rapporti con gli altri, attivando risorse intra e interpersonali delle quali non si era consapevoli. Molte persone raccontano che, dopo un primo momento di disorientamento, dovuto alla riorganizzazione degli spazi e degli orari e delle relazioni sociali, sono riusciti a portare a termine progetti che avevano in sospeso. Si tratta di cose non necessariamente complesse: anche completare la lettura di un libro può costituire un traguardo importante.

Inoltre, concentrarsi sugli aspetti positivi può sviluppare la cosiddetta “resilienza”, ossia la capacità di uscire da una situazione traumatica fortificati invece che indeboliti. Per comprenderlo appieno è utile ricordare il significato originario di questa parola un po’ abusata: la resilienza è la capacità di un materiale di assorbire energia elasticamente quando viene sottoposto a un carico o a un urto prima di giungere a rottura.

Tornando alle nostre vite quotidiane, non si tratta di essere indifferenti rispetto all’evento negativo o di non provare sofferenza, ma di poter essere turbati da ciò che accade e sperimentare emozioni spiacevoli senza per questo “romperci”. È proprio permettendosi di ascoltare ed esprimere i propri sentimenti che si ottiene un nuovo equilibrio anche in condizioni sfortunate e si conserva la facoltà di accedere ancora a esperienze produttive e a stati d’animo positivi. Essere resilienti non significa non cedere mai di fronte alle difficoltà, ma accettarle per poi cercare di farvi fronte al meglio.

L’auto consapevolezza, la capacità di regolare le proprie emozioni e l’accettazione sono tre meccanismi che in questa fase possono aiutare a fronteggiare le difficoltà.

A cura dello studio di psicologia Archè.


 

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