Catene di Sant’Antonio. La superstizione viaggia in rete

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Le lettere che, per non incappare in disgrazie, si diceva andassero spedite a dieci amici che a loro volta avrebbero dovuto fare lo stesso, nell’era di internet si sono trasformate

Espansione a macchia d’olio. Da quando esiste internet, anche le famose catene di sant’Antonio sono cambiate. Sono e-mail o messaggi di chat a catena con il solo scopo di espandersi a macchia d’olio con il “passaparola”. Chi riceve il messaggio è spinto a inoltrarlo ad amici e parenti, che a loro volta lo diffondono in modo esponenziale. Mettendo a rischio non solo la pazienza, ma anche dati personali e conti correnti.

Ci sono diversi tipi di catene, dalla lettera portafortuna, che promette fortuna e felicità, ai messaggi da inviare per evitare disgrazie ed eventi catastrofici. Di qualunque tipo siano, i messaggi hanno una struttura ben definita. Nella prima parte c’è l’appello con cui si cerca di attirare l’attenzione e far leggere il messaggio sino alla fine. C’è poi l’elemento principale, un avvertimento di imminenti eventi tragici, la proposta di un quiz o la richiesta di soldi per scopi benefici o altro. Tutti sono poi completati con storie toccanti, seguite dalla richiesta di inviare il messaggio ad altri. Spesso queste richieste sono accompagnate da minacce, nel caso di mancato invio, o da promesse di salute, ricchezza o altre fortune se spedito.

Non aprite quei link. Alcune catene, come quelle che invitano a inviare piccole somme di denaro, sono delle vere e proprie truffe, così come quelle usate per diffondere virus informatici. In questi casi il messaggio, se aperto, diffonde il virus nel dispositivo o contiene un link a un sito web, attraverso il quale sottrarre soldi, dati personali o password. Si distinguono difficilmente dagli altri messaggi, soprattutto perché possono arrivare da contatti conosciuti, evitando i filtri di posta e spam. È bene controllare il contenuto e, nel dubbio, evitare di aprirli. Se si riesce a capire che fanno riferimento a raccolte di beneficenza, meglio controllare con altre ricerche se sono vere e se è possibile contribuire in modo sicuro. In ogni caso è sempre bene evitare di diffonderli, spezzando così la catena.

L’articolo è a firma di Jacopo Formaioni ed è stato pubblicato nel numero di settembre 2023 di LiberEtà. Per abbonarti clicca qui