Ai bimbi una fiaba, ai nonni un disegno #8

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Ai bimbi una fiaba, ai nonni un disegno

La fase 2 di questa pandemia permette finalmente anche a nonne e nonni di incontrare, con le cautele e le prescrizioni del caso, i loro nipoti. Non solo attraverso uno schermo, come accadeva nel periodo di quarantena. Ma neanche, purtroppo, come succedeva prima del Covid 19. Il pericoli di un nuovo contagio sono molti e l’attenzione deve rimanere alta.

Scrivere favole, come hanno fatto tanti di voi, aiuterà a superare anche questa situazione. Perché, come Gianni Rodari ci ha insegnato, descrivono sentimenti ancora veri e nella loro semplicità ci fanno riconoscere.

Provate a scriverne una e, se già ce l’avete, tiratela fuori. In cambio della vostra fiaba, se volete, potrete chiedere ai vostri nipoti un disegno che illustri la storia che avete inventato o che dia semplicemente spazio alla loro immaginazione.

La partecipazione è aperta anche a chi nonno non è, e anche a tutti i nonni che in questo periodo di emergenza hanno visstuto anche con i propri nipoti.

Inviate le vostre favole e i disegni dei bimbi a: redattore@libereta.it
Le più belle storie verranno pubblicate sul nostro sito e anche sul nostro giornale. 

E adesso iniziamo!

 

L’ onda  e il  bambino

Di Valter Barbiani

C’era una volta un bel bambino, biondo. con gli occhi azzurri come il mare, che si chiamava Nicolino, che era anche un po’ birichino.

A Nicolino piaceva molto andare al mare e la mamma, per accontentarlo, lo accompagnava spesso. Così, insieme, in una bella giornata di sole, trovano un posto in una spiaggia bianca e pulita. La mamma pianta l’ombrellone, stende gli asciugamani e tira fuori dal borsone i giochi di plastica: il secchiello, la paletta, il retino, la palla colorata e infine gonfia il piccolo canotto rosso. Nicolino inizia a giocare con la sabbia, ma poco dopo:

– Mamma ho fame, voglio un panino!

La mamma prende la busta con il panino e lo dà a Nicolino, il quale toglie il panino dalla busta di plastica e poi la getta sulla sabbia. Dopo qualche morso:

– Mamma ho sete, voglio una bibita!

La mamma gli porge la bibita, Nicolino beve e lancia in acqua la lattina vuota.

Dopo prende il secchiello e la paletta, fa qualche buca nella sabbia, ma poi, annoiato, abbandona tutto lì. Svogliatamente alza lo sguardo, vede la sua palla colorata, le tira un calcio che la fa volare in acqua lasciandola abbandonata tra le onde che pian piano si stanno formando.

Intanto è arrivato il momento di fare il bagno. Nicolino dice alla mamma:

– Mamma, vado in acqua con il mio canottino!

La mamma risponde con una raccomandazione:

– Nicolino, stai attento, oggi nel mare ci sono grandi onde.

Nicolino, non curante, risponde:

– Ma io non ho paura, sono grande!”

Con un balzo sale sul suo canotto rosso e in cuor suo sente già di essere un lupo di mare, ma in realtà è, al massimo, un cucciolo di mare!

Poche bracciate con le piccole manine e già si è allontanato dalla riva, dove le onde sempre più grandi sollevano come grandi mani il piccolo canotto con sopra il povero Nicolino, il quale in un momento si trova già in balia del mare, in mezzo alle onde. Onde che non solo sono alte nel mare, ma si abbattono anche sulla spiaggia inondando e trascinando con la risacca tutto quello che trovano.

Dalla spiaggia, la mamma di Nicolino cerca con lo sguardo perduto e disperato, tra la schiuma delle onde, il canottino rosso e il suo caro bambino. Nicolino è là, in mezzo al mare, e le onde intorno sono abbracci fatti di muri di acqua e schiuma che lo tirano giù, sott’acqua. Proprio uno di questi abbracci avvolge il canottino rosso e Nicolino, che vengono trascinati dal forte vortice, come in corsa in un imbuto infinito, verso l’immenso blu del mare sommerso. Nicolino è lì dentro, in quello stretto tubo di acqua azzurra come i suoi occhi impauriti: tremante, con le mani bloccate sulle fragili maniglie di gomma del misero canotto. Quel tubo fatto di acqua sembra voglia ingoiarlo sempre di più, ma poi qualcosa accade.

Sì, dal muro d‘acqua, a pochi centimetri dal suo naso Nicolino vede uscire la sagoma di una tartaruga che ha la testa intrappolata proprio nel suo retino. Disorientata gli dice:

– Ti prego, togli questa rete dalla mia testa, altrimenti non potrò mangiare le meduse di cui mi nutro e morirò!

Anche se molto impaurito, con le mani tremanti Nicolino toglie il retino dalla testa della povera tartaruga che adesso, finalmente libera, lentamente sparisce nel blu.

Pochi metri di folle corsa nell’onda e un’altra sagoma appare alla vista del bambino: dal muro di acqua, quello che ruota e corre accanto a lui è un piccolo pescespada con la palla colorata, presa a calci da Nicolino, infilata nella sua lunga “lama”. Il povero pesce è sfinito nel tentativo di liberarsene, a stento riesce a dire:

–  Ti prego, aiutami a togliere questa palla di gomma che blocca la mia spada, altrimenti non riuscirò a cacciare i pesci di cui mi nutro e morirò.

Nicolino, sempre più confuso e impaurito, sfila la palla di gomma dalla spada del pescespada, il quale sentendosi di nuovo libero, sparisce nel blu con un guizzo.

Subito dopo, ecco che dal vortice compare la strana sagoma di un polpo che, con i tentacoli e le ventose attorcigliati alla paletta di Nicolino, lo implora:

– Ti prego, stacca i miei tentacoli da questa paletta, altrimenti non potrò più attaccarmi alle rocce sul fondo del mare per nascondermi dai pesci predatori e morirò.

Nicolino, sempre sul suo instabile canotto, con grande fatica stacca i tentacoli e le ventose dalla paletta, e il polpo, con un potente getto d’inchiostro, sparisce nell’acqua in una nuvola nera.

Ma Nicolino non fa in tempo a vedere il dissolversi della macchia d’inchiostro, che una scritta ballerina appare nella trasparenza dell’acqua: è il marcio dalla bibita impresso sulla sua lattina rossa bevuta in spiaggia. Ma a guardar bene ci sono due chele che tentano disperatamente di uscire dal foro, e tra mille bolle Nicolino riconosce una voce:

– Ti prego, fammi uscire da questa trappola, altrimenti le mie uova non potranno schiudersi e liberare nel mare i miei piccoli granchietti, e io morirò.

Nicolino, titubante, trova però il coraggio di infilare le piccole dita nel foro e tirando fa uscire il povero granchio, che con il suo fardello di uova sotto la pancia si lascia scivolare verso il fondo sabbioso del mare.

Poi Nicolino vede che il muro si fa scuro e grigio: un grande squalo, dai denti appuntiti, si dimena per liberarsi dalla busta di plastica incastrata tra le sue branchie. Alla vista del bambino, con tono forte e minaccioso ordina:

– Presto, libera le mie branchie da questa maledetta busta, altrimenti non potrò filtrare l’acqua per ossigenarmi e morirò.

Nicolino, non si sa come, riesce a fare scivolare via la maledetta busta di plastica che ostruisce le branchie. Lo squalo, senza voltarsi, velocemente, con due colpi di coda, si allontana.

Dopo questa ultima grande paura, ancora volteggiando all’interno del tunnel, un’altra sagoma appare a Nicolino: è blu e dalla pelle liscia e gommosa, e con un lungo sorriso sul muso.

È un delfino, immobilizzato perché la sua coda è incastrata nel secchiello con cui Nicolino giocava sulla battigia. Emettendo uno strano suono, come un tic tac, dice al bambino rimasto stupito:

– Ti prego, liberami la coda dal secchiello che mi impedisce di muoverla, cosi potrò nuotare fino in superficie per respirare, altrimenti morirò, e ti prometto che ti aiuterò a ritornare a riva.

Nicolino non se lo fa ripetere e subito toglie il secchiello dalla coda di quel pesce, che in verità è anche un mammifero, perché allatta i propri piccoli. Così il delfino, nuovamente capace di muoversi, con fare sicuro prende sul dorso il canotto con dentro il bambino e lo trasporta fuori dall’onda riportandolo a riva. Lì c’è la mamma che piange disperata. ma che appena vede il suo bambino sano e salvo, gli corre incontro e lo avvolge in un grande abbraccio d’ amore. Finalmente al sicuro, Nicolino racconta alla mamma tutto quello che è successo all’interno dell’onda. Poi, con lei accanto, raccoglie tutte le sue cose che il mare nel frattempo ha riportato sulla spiaggia.

La mamma e il bambino sia avviano verso casa. Nicolino si gira per un momento verso il mare e vede che tutti gli animali che aveva liberato sono riemersi dal blu per ringraziarlo.

Adesso Nicolino ha capito la lezione.

– Mamma, posso dirti una cosa?

La mamma, guardandolo con dolcezza risponde:

– Certo, amore mio.

– Vorrei che tutte le persone imparino ad amare il mondo rispettando loro stesse e tutti gli altri esseri viventi.

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