Rsa, la rabbia di Gloria: “Troppe cose non hanno funzionato”

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Gloria ha una madre di novantasei anni, ricoverata in una nota Rsa di Torino, gestita da una cooperativa. A Pasqua la situazione nella residenza per anziani è precipitata, quando una parte del personale – già ridotto all’osso con il cambio di gestione -,  si è ammalata di covid così come molti ospiti.

L’intera struttura è diventata zona rossa e, a quel punto, come è accaduto per altre Rsa, per i familiari è stato difficile, se non impossibile, avere informazioni certe sui loro cari ricoverati nel complesso residenziale. Dalle frammentarie notizie che arrivano da dentro, si sa che i decessi sono stati quaranta, pari ad un quarto dei residenti. Ma questa storia, a volerla raccontare per intero, comincia ben prima. Ecco come la racconta Gloria.

“Nel 2017, il comune di Torino decide di cedere, per 15 milioni di euro, la gestione dell’intera struttura a una cooperativa. Una grossa cooperativa che gestisce anche altre strutture qui in Piemonte. Fino a quel momento, la conduzione della Rsa era stata mista. Uno dei primi atti dei nuovi gestori è stato quello di lasciare a casa 40 operatori. Ne arrivano di nuovi, ma noi familiari abbiamo subito avuto l’impressione che il turn over fosse frequente, e che il personale scarseggiasse anche prima, a causa dei tagli”.

Cambia anche il modo di gestire la struttura. “Meglio? Peggio? Io direi che la situazione dal 2017 a oggi, non è cambiata molto, né in peggio né in meglio. Forse in peggio. Dal punto di vista economico non sono aumentate le rette ma certi servizi prima erano gratuiti, mentre dopo erano a pagamento. Come ad esempio il servizio di lavanderia”.

A partire da Pasqua, la situazione peggiora drasticamente. “Ci sono i primi casi nel personale, e due padiglioni vengono isolati. Con l’aggravarsi della situazione, l’intera struttura viene dichiarata zona rossa. Io sono un’infermiera, e dalle poche informazioni che filtravano dall’interno, da colleghi o da altri parenti, ho capito che la situazione era molto seria: gli anziani sono stati confinati nella camere, e da allora non possono più partecipare a nessuna attività di tipo collettivo, come lo stare in mensa o nelle aree comuni. Chiusi nelle stanze, probabilmente allettati”.

Ciò che fa precipitare la situazione è la drammatica mancanza di personale. “Queste strutture lavorano sempre al limite, sempre sul filo del rasoio, con pochi addetti. A quel punto ci siamo chiesti tutti noi, ma come possono assistere degli anziani soli, rinchiusi nelle camere, se gli operatori sono così pochi?”. 

“Abbiamo saputo – continua –  di una signora che è caduta di notte, ha chiamato aiuto e non è arrivato nessuno, è rimasta più di un’ora e mezza sdraiata in bagno. Una situazione veramente preoccupante”.

Cosa non ha funzionato? “Ci sono più cose che non hanno funzionato. Intanto da un punto di vista più umano, non ha funzionato la comunicazione. Anzi non c’è stata comunicazione. La percezione di noi familiari è che volessero nasconderci la gravità della situazione. E questo è imperdonabile, perché senza notizie dall’interno, abbiamo veramente cominciato a preoccuparci e a fare congetture. A fare cattivi pensieri: io ero a casa e mi sentivo impotente, pensando che avrei potuto ricevere da un momento all’altro una telefonata, con cui mi si diceva che mia madre era morta. O forse neanche, magari mi avrebbero tenuto nascosto anche quello, me lo avrebbero detto qualche giorno dopo”.    

L’altro aspetto – prosegue – che penso non abbia funzionato, come in tantissime altre Rsa, è non aver preso precauzioni per tempo, di non aver chiuso tutto per tempo, e soprattutto di non aver fornito, nonostante i dirigenti dichiarino il contrario, questi famosi dispositivi di sicurezza al personale. Forse si sarebbero risparmiati i contagi e le morti”.

Ora si chiede Gloria: “In che condizioni troveremo i nostri anziani?”. “Queste persone malate di demenza, poco lucide, con delle fragilità enormi dovute all’età molto avanzata, hanno sicuramente perse dei punti di riferimento, chiusi nelle proprie stanze, magari allettati. Ecco cosa mi assilla: cosa sarà di loro? Cosa sarà di noi?”.