Ai bimbi una fiaba, ai nonni un disegno #6

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Ci sono nonni che in questi giorni di quarantena non possono vedere i propri nipoti. Possono sentirli al telefono, incontrarli in video chat, scrivere loro un messaggio. Ma non è la stessa cosa. Un abbraccio, un pomeriggio da passare insieme, sono desideri che in questa situazione fanno sentire ancora di più la distanza, il distacco da un affetto così vero.
Ma c’è un segreto che aiuta a superare tutto questo. Sono le favole, quelle che aspettano solo di essere scritte e raccontate. Quelle favole che, come Gianni Rodari ci ha insegnato, descrivono sentimenti ancora veri e nella loro semplicità ci fanno riconoscere.

Provate a scriverne una e, se già ce l’avete, tiratela fuori. Bambine, bambini e tanti nostri nipoti sogneranno viaggi e avventure, impareranno dalle storie e vivranno tante vite. Con la fantasia, i muri di casa spariranno. E in cambio della vostra fiaba, se volete, potrete chiedere ai vostri nipoti un disegno che illustri la storia che avete inventato o che dia semplicemente spazio alla loro immaginazione.
La partecipazione è aperta anche a chi nonno non è, e anche a tutti i nonni che in questo periodo di emergenza stanno vivendo anche con i propri nipoti. Inviate le vostre favole e i disegni dei bimbi a: redattore@libereta.it. Le più belle storie verranno pubblicate sul nostro sito e anche sul nostro giornale. 


La storia di Anoroc Suriv

Di Nonna Ro Damonte e i nipotini

Non vi spaventate, sono un amico, mi conoscete, mi chiamo Anoroc Suriv! Strano il mio nome, ma se ci pensate bene lo conoscete! Vi ho svegliati perché volevo raccontarvi la verità, Circolano tante bugie su di me, come se fossi un cattivo. Invece sono solo tanto spaventato e mi difendo!

Vivevo tranquillo in una grotta con il mio Pipistrello Luigi, Igiul per gli amici…Giocavamo tutto il giorno e soprattutto la notte. Purtroppo, una notte degli uomini cattivi avevano dato fuoco alla foresta: Igiul, che cercava di avere cura di me, nel tentativo di salvarmi dal fuoco si era bruciato le ali e non riusciva più a volare.

Ero disperato, gli volevo tanto bene, eravamo molto amici, come fratelli. Non potevo salvarlo subito e dovetti abbandonarlo!

Saltai sulle mani di uno di quelli che avevano appiccato il fuoco. Piangevo, ero disperato. Mi trovai nel palmo della mano proprio mentre quell’uomo si strofinava gli occhi, così finii nell’occhio destro e da lì cominciai un lungo viaggio. Ero in un mondo che non conoscevo, avevo paura. Pensavo a Igiul e speravo si fosse salvato dal fuoco.

Ero ormai nel corpo dell’uomo sconosciuto. Non sapevo che fare, come uscire. Arrivarono dei guerrieri e mi dovetti difendere. Avevo cercato di spiegare loro che non volevo fare male a nessuno. Non mi dettero retta, cercarono di uccidermi. Ma perché, che avevo fatto di male, io? Mi difesi, vinsi la mia prima battaglia e tornai sul palmo della mano di quell’uomo, mentre la stessa mano stringeva quella di un altro che urlava: «Accendi quel fuoco, dobbiamo bruciare la foresta, presto, presto!»

Passai sull’altra mano e, da quella, su mille altre, combattendo mille guerre. Ogni volta, un pezzetto di me rimaneva nella persona che mi aveva ospitato. Ora tutto il mondo mi dà la caccia, ma io non avrei fatto nulla di male…sarebbe bastato che mi avessero lasciato nella grotta con il mio amico Igiul. Presto, sono sicuro, riuscirò a liberarmi e a tornare lì, dove io e il mio amico eravamo tanto felici!


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