Ai bimbi una fiaba, ai nonni un disegno #3

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Ci sono nonni che in questi giorni di quarantena non possono vedere i propri nipoti. Possono sentirli al telefono, incontrarli in video chat, scrivere loro un messaggio. Ma non è la stessa cosa. Un abbraccio, un pomeriggio da passare insieme, sono desideri che in questa situazione fanno sentire ancora di più la distanza, il distacco da un affetto così vero.

Ma c’è un segreto che aiuta a superare tutto questo. Sono le favole, quelle che aspettano solo di essere scritte e raccontate. Quelle favole che, come Gianni Rodari ci ha insegnato, descrivono sentimenti ancora veri e nella loro semplicità ci fanno riconoscere.

Provate a scriverne una e se già ce l’avete, tiratela fuori. Bambine, bambini e tanti nostri nipoti sogneranno viaggi e avventure, impareranno dalle storie e vivranno tante vite. Con la fantasia, i muri di casa spariranno. Inviate le vostre favole e i disegni dei bimbi a: redazione@libereta.it


 

Ai bimbi una fiaba, ai nonni un disegno #3
La bambina nella cioccolata

di Renata Pieroni

C’era una volta, ma non tanto tempo fa, un ragazzino di nome Francesco. Aveva dodici anni, la sua famiglia era povera, ma così povera che Francesco nella sua vita aveva assaggiato la cioccolata solo una volta, da piccolo, perché i suoi genitori non avevano più avuto abbastanza denaro da poterne comperare ancora.

Francesco ricordava sempre quello squisito gusto dolce assaggiato quel giorno lontano, lo risentiva mentre si scioglieva in bocca e il suo più grande desiderio era di poterne mangiare ancora, almeno una volta.

Era un bravo bambino e uno scolaro modello, si meritava di essere accontentato, così a Natale, quando i regali sono più grossi, i genitori e i nonni unirono ciò che avevano con fatica accantonato per i doni natalizi e insieme gli comprarono un vasetto di cioccolata da spalmare (o mangiare a cucchiaiate) formato famiglia, il più conveniente.

Quando la mattina di Natale Francesco trovò questo sospirato regalo sotto il ramo di abete ornato con le stelline che aveva ritagliato nella carta stagnola (perché un vero albero di Natale sarebbe stato troppo costoso), la sua gioia fu incontenibile. Ne assaggiò un pochino, poi decise di tenerlo in camera sua, mise il vasetto in uno scrigno di legno che aveva trovato un giorno in discarica, chiuse a chiave lo scrigno e lo sistemò su un mobile alto, per non averlo a portata di mano, così allontanava la tentazione di mangiarne troppo spesso, avrebbe voluto che non finisse mai, decise di assaggiarne un cucchiaino al mese… era buonissima!

Francesco aveva un fratellino più piccolo, Mariolino, di cinque anni, che avrebbe voluto lo scrigno… e anche quello che conteneva: chiese al nonno se glielo prendeva solo per vederlo un momento, ma il nonno si rifiutò perché sapeva quanto ci tenesse il fratello maggiore.

Allora Mariolino, in un momento in cui non c’erano adulti nei dintorni, tentò di prendere lo scrigno da solo salendo su una sedia, ma lo fece cadere: lo scrigno si aprì, ne rotolò fuori il barattolo che per fortuna non si ruppe, ma gridò: – Ahi! –

Almeno, a Mariolino sembrò proprio di sentirlo parlare e si spaventò molto, ma l’acquolina che gli era venuta al profumo della cioccolata gli diede coraggio e ne assaggiò un poco. Intanto arrivò il nonno e vide che il nipotino aveva i baffi di cioccolata: decise di non dire nulla a Francesco, rimise il barattolo nello scrigno, lo richiuse alla meglio perché la chiave non girava più bene, lo sistemò di nuovo sul mobile.

Quando Francesco tornò per prendere il suo cucchiaino mensile di cioccolata, scoprì la scatola con la serratura rotta. Si arrabbiò, poi tentò di aggiustarla ma gli cadde tutto, si ruppe la scatola e stavolta, ahimé, si ruppe anche il barattolo… E mentre si rompeva si udì ancora: – Ahi! – e una goccia di sangue comparve tra la cioccolata.

– Chi ha parlato? Di chi è quel sangue? – gridò spaventato Francesco.

– Ora posso uscire, finalmente! –

Dopo queste parole, dai cocci di vetro saltò fuori una bella ragazzina dalla pelle color cioccolato al latte, dai lunghi capelli neri e ricci, con un vestitino estivo dai colori vivaci. Si succhiava un po’ di sangue che le usciva da un taglietto sul dito.

– Chi sei? Come mai sei finita qui dentro? – le chiese Francesco, che non credeva ai suoi occhi.

– Ciao, mi chiamo Miguelita e vengo dal Brasile. Nel mio paese ero la figlia unica di un ricco industriale del cacao. La mia mamma è morta quando ero piccolissima, papà si è risposato, ma la mia matrigna non voleva che io ereditassi tutte le ricchezze di mio padre. Allora chiese a una strega un modo sicuro per farmi sparire: un giorno mi chiese di accompagnarla mentre faceva un’ispezione di controllo nella fabbrica principale di mio padre, dove si lavora il cacao per trasformarlo in cioccolato. Mentre eravamo lì, senza che gli operai se ne accorgessero, perché la strega li aveva resi molto distratti, riuscì a buttarmi nel pentolone di cioccolato fondente. Così mi sono dissolta nella cioccolata…Tu però hai rotto il vasetto e un pezzo di vetro mi ha procurato questo piccolo taglio: sono stata molto fortunata, perché proprio queste due azioni combinate insieme erano l’unico modo per rompere l’incantesimo della strega e farmi ritornare ragazza anziché cioccolata! Ora però vorrei andare in Brasile da mio padre, chissà com’è disperato! Se tu mi aiuterai, sono certa che ti ricompenserà –.

Così fu: i genitori di Francesco si diedero da fare per rintracciare il papà di Miguelita, che la mandò a prendere con un aereo privato. Poi, per ricompensarli aprì una fabbrica di cioccolatini e dolci nella città di Francesco e la donò ai suoi genitori i quali, ottimi amministratori, la fecero prosperare e diventarono ricchi. Adesso, Francesco e anche suo fratello Mariolino potevano mangiarsi tutta la cioccolata che volevano!

Francesco e Miguelita si scrivevano, si parlavano su Skype, d’estate Francesco passava le vacanze in Brasile ospite della famiglia di Miguelita, a Natale Miguelita e il suo papà, che aveva divorziato dalla matrigna, venivano in Italia e andavano a sciare con Francesco e la sua famiglia, perché in Brasile di neve non se ne trova: i due ragazzi diventarono molto amici e col passare degli anni anche molto innamorati… finché si sposarono.

E il pranzo di nozze… indovinate un po’?

Ma certo, fu tutto a base di cioccolato, e del migliore!


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