È noto che gli appassionati di vela si salutano augurandosi “Buon vento”. Perché è il vento che agita il mare e può rendere difficile una navigazione. Nel primo atto di Così fan tutte” di Mozart e Da Ponte (1790), le protagoniste, due sorelle ferraresi che vivono a Napoli, augurano una buona navigazione ai due fidanzati che stanno partendo con uno dei più bei terzetti di Mozart: “Soave sia il vento”. Poco importa che i due fidanzati in realtà stiano fingendo la partenza per il servizio militare e che Don Alfonso, che canta ispirato assieme alle sorelle, sappia bene che è tutto un inganno. Loro sono sincere e la musica e le parole sono l’augurio più struggente che un marinaio possa ricevere. Non sappiamo quanto Mozart si intendesse di mare e di navigazione (nato a Salisburgo, l’Europa l’ha girata in carrozza, fin da bambino, con il padre), ma Da Ponte che ha vissuto a Venezia certamente sapeva la differenza che c’è tra una brezza “soave” e una raffica di bora o di scirocco. Il brano è anche parte della colonna sonora del film “Domenica, maledetta domenica” di John Schlesinger (1971). Curiosità: perché Mozart e Da Ponte hanno deciso che Fiordiligi e Dorabella dovessero essere due ragazze ferraresi? Qualcuno dice che erano ferraresi le prime cantanti che interpretarono l’opera, qualcuno avanza il sospetto che fosse ferrarese una delle tante conquiste del sacerdote libertino (ebreo convertito) Lorenzo Da Ponte. Tra le molte interpretazioni del terzetto vi proponiamo quella eseguita alla Scala da Riccardo Muti nel 1989: alle spalle dei cantanti, il golfo di Napoli.
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La Traviata fu accolta con molte perplessità dalla critica e dal pubblico e persino censurata perché trattava un argomento molto scabroso: la storia dell’amore tra Alfredo e Violetta che era una mantenuta della Parigi di metà 800 (dal romanzo di Alexandre Dumas figlio “La signora delle camelie”). La Traviata è un’opera di Verdi, con libretto di Francesco Maria Piave, che si svolge (al contrario della altre) nel mondo contemporaneo e ne critica la morale dominante, lasciando a disagio gli spettatori borghesi che affollavano i teatri. Ciò che per noi è commovente fino alle lacrime, era allora un tema imbarazzante. Poi divenne una delle opere più note, amate ed eseguite del repertorio verdiano. Alla fine del primo atto Violetta si chiede se quello che prova per Alfredo sia l’amore che lei non ha mai conosciuto (“Ah fors’è lui”) ed esita tra il desiderio di essere, per la prima volta, “amata, amando” e la vita lussuosa e lussuriosa di prima. Poi si sente Alfredo che canta e Violetta intuisce che non può più stare senza di lui. Violetta, in realtà Marie Duplessis (Alphonsine Rose Plessis), una delle più famose cortigiane parigine, nata poverissima e divenuta contessa, morì effettivamente di tisi a soli 23 anni. Curiosità: nel film “Pretty Woman”, Julia Roberts si commuove fino alle lacrime ascoltando la Traviata in un teatro americano dove l’ha portata Richard Gere. Dell’aria “È strano, Ah fors’è lui”  proponiamo qui l’interpretazione di Anna Netrebko e Rolando Villazón andata in scena al Festival di Salisburgo del 2015.
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Qualcuno ricorda cosa c’era stampato su una delle banconote da 5000 lire? Da un lato il ritratto di Vincenzo Bellini, dall’altro l’immagine di Norma che invoca la Luna perché porti la pace, circondata dalle “sacre e antiche piante”.  “Casta diva” è un canto contro la guerra. Norma (prima rappresentazione alla Scala di Milano il 26 dicembre 1831), è una sacerdotessa delle Gallie, figlia del capo dei druidi Oroveso. Quando la sua tribù le chiede di elevare una preghiera perché i romani siano sconfitti, lei non lo fa (anche perché ha avuto due figli dal proconsole romano Pollione) e invoca la Luna perché ci sia la pace. La cavatina “Casta diva” (cavatina significa un’aria semplice) è uno dei brani più conosciuti della musica operistica di tutti i tempi. Ve la proponiamo nella versione di Maria Callas che ne è stata in assoluto l’interprete più famosa.
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Buon ascolto!

Rubrica a cura di Gaetano Sateriale