La bussola dell’economia #2. La Bce contro la crisi

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Recessione, depressione, Mes, recovery fund, Corona bond. Tutti i giorni sentiamo termini di cui spesso non conosciamo il significato. LiberEtà vuole fornire ai propri lettori una bussola, una guida per orientarci nell’oceano di proposte, teorie, misure, ricette economiche che in questi giorni si moltiplicano.

L’azione della Banca centrale europea contro la crisi
Per superare la crisi Covid gli Stati hanno bisogno di molto denaro, da distribuire ad aziende e famiglie. L’Italia ha già deciso di spendere quasi 80 miliardi, senza contare le garanzie sui prestiti. Questi soldi non sono fermi nei forzieri del Tesoro (magari!), ma devono essere chiesti in prestito ai risparmiatori e agli investitori (banche, assicurazioni, fondi pensioni). Questi soggetti acquistano titoli pubblici (quindi anticipano denaro) con la prospettiva di riavere indietro il capitale più gli interessi. Naturalmente, gli Stati vogliono mantenere interessi bassi, altrimenti il debito diventa gigantesco. È qui che interviene la Banca Centrale Europea (Bce), che con un programma speciale (in gergo il Qe, quantitative easing, cioè allentamento monetario) ha deciso a marzo di acquistare i titoli degli Stati per oltre mille miliardi. In questo modo quei titoli diventano meno rischiosi, e quindi possono essere scambiati con un tasso abbastanza basso e tendenzialmente omogeneo in Europa (in realtà la Germania paga meno di zero, mentre l’Italia sta oltre l’1,5%). La Bce, tuttavia, per le regole dei Trattati europei, non può comprare direttamente, alle aste, ma soltanto sul mercato secondario, cioè quando i titoli vengono scambiati da chi li ha già acquistati.

Questo “paletto” non è bastato a convincere i nemici del Qe, che accusano ancora la Bce di intervenire nella politica economica dei Paesi membri. Su questa linea si colloca la decisione della Corte Costituzionale tedesca dei giorni scorsi: una sentenza che però non ha fermato i vertici della Banca, difesi negli anni scorsi da una sentenza di segno contrario della Corte europea.

Rubrica a cura di Bianca Di Giovanni



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