Una nota tira l’altra #10. Speciale Primo Maggio

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La festa del Primo maggio come festa dei lavoratori risale, negli USA, in Europa e in Italia, alla fine dell’Ottocento. Essa è strettamente legata alle lotte (ai sacrifici, alle vittime) che ci sono state per conquistare le 8 ore di lavoro. Ma la festa dell’inizio del mese di maggio si inserisce in una tradizione europea e italiana antica di qualche secolo legata alla cultura contadina. In Italia, specie nell’Appennino tosco-elimiano, era usanza organizzare a maggio feste popolari per l’arrivo della bella stagione con musica e canti per l’intero mese. Ogni sera i “maggianti” andavano di casa in casa a festeggiare il tempo tornato “radioso e bello”  e portare ambascerie d’amore alle ragazze. Il “Cantar maggio” ha costituito non solo una tradizione ma anche un’occasione per avviare numerose ricerche etnico-musicali negli anni Sessanta e Settanta (tra cui le raccolte di Roberto Leydi e Giovanni Bosio). Ecco un bell’esempio di come si festeggiava “quel nobil mese”. Ascolta il brano

Nello spettacolo “Ci ragiono e canto” diretto da Dario Fo e allestito la prima volta dalla compagnia teatrale Nuova Scena nel 1966 si trova una bella rappresentazione di questi riti primaverili compreso le ambasciate amorose. Ascolta il brano

Una canzone di Ivan della Mea in ricordo del musicologo Giovanni Bosio rievoca proprio il lavoro fatto a Costabona (Appennino reggiano) per registrare le canzoni del maggio. Perché “Giuàn”, dice Della Mea in dialetto milanese, ha capito che “questo cantare, colore della terra, vuol dire creare cultura anche per noi”. Ascolta il brano

Ma c’è anche l’inno del primo maggio, di sapore socialista e anche anarchico, in cui il primo giorno di maggio è definito “dolce Pasqua dei lavoratori”. Fu scritto da Pietro Gori nel carcere di San Vittore (dove Gori era rinchiuso “preventivamente”) nella primavera del 1892, sopra la musica di “Va pensiero”. Ascolta il brano

Infine, per la festa del Primo maggio non possiamo non richiamare “L’inno dei lavoratori” con testo di Filippo Turati (e musica di Zenone Mattei o Amintore Galli: le fonti sono discordi) che fu cantato per la prima volta a Milano il 27 marzo 1886. La canzone, che veniva insegnata nelle Leghe socialiste la sera dopo il lavoro, ebbe molto successo popolare e fu anche vietata e repressa dalla polizia. Ve ne proponiamo 2 versioni. Una classica (ascolta il brano) e una reinterpretata da soli ottoni al congresso nazionale della Cgil a Rimini nel maggio del 2014 (ascolta il brano).

Buon ascolto e buon primo maggio!

rubrica a cura di Gaetano Sateriale