Nonostante la pandemia, il dialogo intergenerazionale non si è fermato. E proprio pochi giorni fa il sindacato dei pensionati della Cgil ha firmato un protocollo con la Rete degli Studenti e l’Unione degli universitari. Un protocollo per progettare e pianificare insieme una serie di attività che hanno come obiettivo principale quello di difendere il futuro di tanti ragazzi e ragazze, di educarli alla legalità, di difendere il loro futuro previdenziale, di trasmettergli anche un patrimonio fatto di memorie e di esperienze che non possono andare perdute, di insegnargli l’importanza della nostra storia e del nostro passato.

Ma per colmare un vuoto di rappresentanza che riguarda i giovani c’è anche bisogno di rafforzare la contrattazione sociale territoriale individuando comuni priorità rivendicative in particolare verso il trasporto pubblico, sulle tariffe dei servizi, sull’accesso alla cultura, sull’assistenza sanitaria per gli studenti fuorisede, sul grande tema della casa e degli affitti e sul recupero di immobili inutilizzati, anche di quelli confiscati alle mafie. E c’è poi la questione previdenziale, molto importante per i giovani, e che dovrà essere affrontata nella prossima vertenza sulle pensioni che possa garantire un futuro più certo alle future generazioni.

Ma il protocollo non si sostanzia solo di obiettivi a lungo termine, ma si anima anche di iniziative concrete, come quelle legate all’impegno per la legalità. Anche quest’anno, infatti, nonostante la pandemia, i pensionati della Cgil, insieme alla Rete degli Studenti e all’Unione degli universitari, con Libera e Arci, animeranno i campi e i laboratori antimafia. Ovviamente in una versione rivisitata che possa garantire a tutti, giovani e anziani, di lavorare in sicurezza. La buona notizia è che non solo si riprendono le attività dei tanti campi e laboratori nati in questi anni, ma vengono avviate anche nuove attività. Segno che l’impegno è forte, concreto e che si sostanzia di una fitta rete di collaborazione con tutte le associazioni che sul territorio hanno in gestione i beni confiscati alle mafie.

In Veneto, dove c’è un’elevata penetrazione della criminalità organizzata e dove molti sono i beni confiscati, quest’anno parte un nuovo campo antimafia. Il nome del luogo è già di per sé evocativo, Salvaterra. Siamo a Badia Polesine, in provincia di Rovigo. Qui una villa settecentesta, Villa Valente Crocco, è stata confiscata nel lontano 1995 ma per anni è stata abbandonata. Poi finalmente nel 2016 c’è stata la riapertura. E ora, dove prima abitava un boss dedito al narcotraffico, oggi sorge la Casa della cultura e della legalità. Un luogo di aggregazione, di iniziative culturali, un luogo dove associazioni presenti sul territorio impegnate sul fronte dei diritti, dell’impegno civile, della difesa ambientale, possono trovare un punto di incontro e lavorare per la collettività. 220 metri quadrati con il cortile antistante e un terreno agricolo di circa 3.200 metri quadrati. È qui che lavoreranno i volontari dello Spi Cgil, insieme ai ragazzi che parteciperanno in numero ridotto ai tre turni previsti a partire dal 26 luglio.

“Filo conduttore del campo di quest’anno”, ci spiega Gianfranco Quaglio, segretario dello Spi di Rovigo, responsabile legalità, “sarà proprio salvare la terra, proprio come dice il nome della località in cui sorge la villa. Al mattino i ragazzi saranno impegnati nelle attività di manutenzione del bene. Al pomeriggio, le attività formative. Parleremo di ambiente, ma anche di caporalato, insieme alla Flai Cgil e alla Cgil tutta. Tra gli ospiti dei pomeriggi di approfondimento ci sarà anche il fratello del medico che curò Bernardo Provenzano che, nonostante le cure e l’impegno, venne brutalmente ucciso”. E poi ci saranno anche due serate aperte alla cittadinanza, complice il vasto giardino che consente di partecipare con ampio distanziamento.

Rosanna Bettella, segretaria dello Spi Veneto che segue anche la partita della legalità, ci spiega che è importante mantenere vivo l’impegno, pur con tutte le precauzioni del caso e con una partecipazione ridotta. È importante perché dimostra che la battaglia per la legalità non può andare in vacanza e che tanta è la voglia da parte dei ragazzi e delle ragazze di dare il proprio contributo.

Ecco allora perché è importante il protocollo firmato dallo Spi Cgil insieme alla Rete degli studenti e all’Unione degli universitari. “L’obiettivo” – si legge nel protocollo – “è di fare in modo che i volontari Spi e i ragazzi una volta tornati dai campi e dai laboratori della legalità possano trovare una organizzazione nel territorio capace di incontrarsi e avviare progetti per mantenere alta l’attenzione sui temi dell’antimafia sociale, del rispetto delle regole e dei diritti”.