Sulla pelle dei migranti

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Quello che sta accadendo con le navi umanitarie nei porti o a largo della Sicilia “non è legale”, secondo le Ong e le opposizioni. Il governo non la pensa così e insiste per uno sbarco selettivo dei migranti. Ma i rifugiati non sono un “carico residuo”. 

Qualcuno dei migranti può sbarcare, qualcuno no. Le persone adulte “non gravi” sono tutte da riportare in acque internazionali, a meno che altri paesi europei se ne facciano immediatamente carico. È la posizione del governo guidato da Giorgia Meloni: “L’Italia non può essere lasciata sola e non può accogliere tutti”, dice il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. In base alle parole del ministro dell’interno Matteo Piantedosi, Roma si vuole fare carico solo “di ciò che presenta problemi di ordine assistenziale e umanitario senza derogare al fatto che gli obblighi di presa in carico competono allo Stato di bandiera”. Una posizione insostenibile, secondo il mondo delle associazioni umanitarie e secondo gran parte dell’opposizione.

Carichi residui

È lo stesso ministro Piantedosi a parlare di “carico residuo” (sic!), riferendosi a quei migranti che secondo il governo non possono essere sbarcati in base alle direttive date dal governo italiano. Parole che suscitano polemiche e suonano come una beffa. Per Cecilia Strada, “stiamo assistendo alla violazione gravissima dei diritti umani dei naufraghi ma anche di quelli degli equipaggi, in attesa di sbarcare un migliaio di persone in un paese di 60 milioni di abitanti”.

Dalla nave Humanity 1, in porto a Catania, sono stati fatti scendere domenica tutti i migranti che versavano in condizioni emergenziali (nuclei familiari, donne e minori) e in precarie condizioni sanitarie, accertate dall’Ufficio di sanità marittima, aerea e di frontiera – Usmaf. Sono scesi complessivamente 144 migranti, di cui 102 minori (100 non accompagnati). L’unico nucleo familiare è composto da due minori e uno zio. Tutti i migranti scesi dalla nave, dopo le operazioni di prima assistenza e identificazione sono stati trasferiti nei centri di accoglienza. Rimangono a bordo 35 migranti. L’imbarcazione però ora non lascerà il porto di Catania con i 35 sopravvissuti, a differenza di quanto chiesto dall’esecutivo. A confermarlo è la stessa Ong Sos Humanity che ha annunciato ricorso al Tar del Lazio contro la decisione del governo stabilita in un decreto interministeriale firmato dal ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi e il ministro della Difesa, Guido Crosetto

Le altre tre navi

Scendono sul molo 357 persone salvate in mare anche dalla Geo Barents di Medici senza frontiere (che ne aveva salvate 572): gestanti, decine di minori non accompagnati e minori con le rispettive famiglie. Sulla nave sono saliti i medici dell’Usmaf per visitare i migranti e individuare eventuali persone fragili da far sbarcare. A bordo ne restano più di 200.

Ci sono altre due navi Ong in attesa davanti alla costa della Sicilia Orientale: la Rise Above, con a bordo 90 persone, dopo che due sono state soccorse da personale medico e trasferite a terra a Siracusa; e la Ocean Viking, 234 migranti a bordo. Per le Ong un’operazione di soccorso si può considerare terminata solamente una volta che tutti i sopravvissuti siano stati fatti sbarcare in un luogo sicuro.

Lo sbarco selettivo “non è legale”

Lo sbarco selettivo e parziale, come quello proposto e attuato finora dalle autorità italiane, non è da considerarsi legale secondo le norme internazionali di diritto marittimo: questa la posizione delle organizzazioni umanitarie, che rimarcano come altrimenti si sia di fronte a un respingimento, vietato dalla Convenzione di Ginevra (che specifica tanto i diritti dei migranti forzati quanto gli obblighi legali degli Stati di proteggerli) e dalla nostra Costituzione. Invece, il governo ha deciso di mettere in atto operazioni immediate

 

Cosa possono fare le Ong 

Ma cosa dice il diritto internazionale sulle emergenze in mare? Non c’è molto da interpretare, a dire il vero. Le persone soccorse devono essere portate a terra in un luogo sicuro senza indugio, tutte, senza distinzioni. I sopravvissuti a bordo delle navi Ong davanti alle coste della Sicilia sono in molti casi fuggiti dalla Libia, dove sono stati esposti a violazioni dei diritti umani. Il diritto internazionale è molto chiaro su questo punto: quando una barca chiede di approdare con naufraghi a bordo, è il porto più sicuro e più vicino che deve accoglierla. Nello specifico, un porto italiano, in questo caso.

Anche l’insistenza nell’indicare i Paesi di bandiera delle navi umanitarie come quelli responsabili della prima accoglienza è un escamotage semplicemente “inattuabile”, secondo l’eurodeputato del Pd ed ex medico di Lampedusa Piero Bartolo.