Le interviste di LiberEtà. “La natura non aspetta”

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Ci siamo lasciati alle spalle l’estate più calda di sempre. I problemi che abbiamo davanti sono almeno due: la velocità con la quale procedono i cambiamenti climatici e il fatto che per la prima volta su di essi influiscono in modo rilevante le attività umane. Parla Antonello Pasini del Cnr.

Ci siamo lasciati alle spalle l’estate più calda di sempre. La crisi climatica è già qui. Siamo messi proprio male?

«Sessant’anni fa le temperature in Italia e nel mondo erano molto diverse. Ognuno sperimenta il cambiamento climatico dal luogo in cui vive, sulla propria pelle, osservando eventi estremi che un tempo non esistevano. Eravamo abituati all’estate mite mediterranea, con l’anticiclone delle Azzorre. Ora abbiamo gli anticicloni africani che quando arrivano portano temperature molto elevate e siccità straordinaria, e quando se ne vanno lasciano entrare le correnti fredde che creano altri disastri: alluvioni lampo, chicchi di grandine giganti, eventi ai quali siamo ormai abituati. Una volta questi fenomeni erano più rari. Di tutto questo scrivo nel mio ultimo libro L’equazione dei disastri».

Antonello Pasini è uno tra i massimi esperti di cambiamento climatico. Docente di fisica del clima all’università Roma Tre e primo ricercatore presso l’istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr, è internazionalmente noto per lo sviluppo di modelli matematici in grado di spiegare le cause del cambiamento climatico recente e l’impatto del clima sugli ecosistemi naturali e umani

Le trasformazioni climatiche ci sono sempre state. I ghiacciai alpini si sono già ritirati in passato. Cosa c’è di diverso oggi?

«Il problema è la rapidità con la quale avvengono questi cambiamenti. Nel passaggio dalle ere glaciali ai periodi caldi – stiamo parlando degli ultimi ottocentomila anni – l’aumento di tem- peratura era di circa un grado ogni mille anni. Con il riscaldamento globale abbiamo avuto un incremento medio di un grado in un secolo. Una rapidità dieci volte superiore. L’altro problema è che tale velocità non si spiega con i cicli naturali, come la posizione del Sole o l’orbita terrestre. Tutti i modelli scientifici mostrano come il cambiamento climatico sia causato dalle attività umane. Se non ci fossero state l’enorme emissione di gas serra, la deforestazione, l’agricoltura non sostenibile non avremmo avuto il riscaldamento globale degli ultimi sessant’anni. Questo è un indizio molto forte che la colpa della crisi è dell’uomo».

«Senza l’enorme emissione di gas serra,la deforestazione, l’agricoltura non sostenibile non avremmo avuto il riscaldamento globale registrato negli ultimi sessant’anni»

Abbiamo oltrepassato il punto di non ritorno?

«Questo no, perché il clima è cambiato in maniera graduale negli ultimi cento, centocinquant’anni. È vero che le trasformazioni sono state rapide, ma non si sono verificati salti enormi, impennate di temperatura o di altri eventi catastrofici. Potrebbero verificarsi in futuro, se verranno superate determinate soglie. Il clima è un sistema complesso e i sistemi complessi funzionano così: cominciano a cambiare piano piano, rimanendo nello stesso stato di equilibrio, poi, quando superano uno specifico limite, partono per la tangente, fino a raggiungere un nuovo punto di equilibrio. Ad esempio, se tutto il metano incluso nel permafrost (lo strato di terreno permanentemente gelato che si trova, a profondità non minori di qualche metro, nel sottosuolo di varie zone, specialmente ad alta latitudine e ad alta quota, n.d.r.) che si trova sotto il ghiaccio siberiano e l’oceano Artico dovesse riscaldarsi e finisse nell’atmosfera, poiché ha un potere di riscaldamento almeno venticinque volte superiore a quello dell’ anidride carbonica, la temperatura del pianeta si impennerebbe rapidamente. A quel punto sarebbe sostanzialmente impossibile tornare indietro. Ci troveremmo a vivere in un clima molto diverso, con una temperatura maggiore di cinque o sei gradi, e anche diminuendo le emissioni di anidride carbonica, non sarebbe possibile tornare alla condizione precedente. La comunità scientifica sta dicendo da tempo che bisogna fermarsi. Ecco perché gli scienziati avvertono che è necessario limitare il riscaldamento a un grado e mezzo, massimo a due gradi. Questo perché siamo abbastanza sicuri che entro quella soglia non si innescheranno fenomeni irreversibili a livello globale».

(L’intervista integrale è stata pubblicata sul numero di ottobre di LiberEtà)