Sportello sociale. L’esperienza dello Spi Cgil Roma Lazio

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Trentuno sedi aperte in tutto il Lazio in ventiquattro leghe e decine di prossime aperture: parliamo dello sportello sociale, un servizio che lo Spi Cgil regionale sta fornendo alla cittadinanza in maniera sempre più capillare, per rispondere a quei bisogni che spesso non trovano soluzione negli uffici amministrativi pubblici.

Un nuovo strumento dello Spi che nasce per dare una risposta a necessità inespresse che a volte anche gli attuali servizi della Cgil non coprono e che rappresentano le vere necessità della popolazione anziana.

«L’obiettivo è che in ogni lega (nel Lazio sono trentaquattro) ci sia almeno uno sportello quindi è realistico porsi l’obiettivo di 45/50 sportelli sociali in tutta la Regione entro la prossima primavera. Si tratta di un progetto sul territorio ha per noi una grandissima importanza – ha spiegato Alessandra Romano, segretaria generale dello Spi Cgil Roma Lazio – e si differenzia dalle modalità classiche di offerta servizi da parte del sindacato. Le esigenze in questa società cambiano di continuo ed è necessario tenerne conto: l’utenza è cambiata e assieme ad essa i bisogni. Lo sportello sociale è un progetto politico, chiamiamolo pure “del nuovo millennio”. Questo perché, a sostegno del servizio, c’è una piattaforma web in cui raccogliamo e monitoriamo le pratiche che le persone ci richiedono: dati che ci restituiscono le statistiche che utilizziamo per sederci ai tavoli negoziali con le amministrazioni locali e per evidenziare quali siano i problemi del territorio e trovare insieme una soluzione. Questo è fare sindacato».

Lo sportello sociale offre informazioni sui servizi sociali, sanitari, abitativi, ricreativi, educativi e culturali e sulle modalità di accesso ai singoli servizi. Segnala le agevolazioni tariffarie e fiscali e come richiederle, fornendo la modulistica e indicando le procedure. Se è necessario indirizza al patronato Inca, al Caaf, all’ufficio vertenze o mette in contatto con le associazioni convenzionate Auser, Federconsumatori, Sunia.
Non solo: sollecita le istituzioni pubbliche esistenti sul territorio (Municipio, Comune, ASL, Distretto socio-sanitario, ecc.) a dare risposte alle esigenze delle persone più fragili e aiuta le persone e le loro famiglie a rendere effettivamente esigibili i loro diritti.
Fondamentale per il miglioramento dei servizi di un territorio è quindi proprio la raccolta della domanda sociale su cui costruire le vertenze e le iniziative negoziali proprie della contrattazione sociale territoriale.

Ma chi lavora allo sportello? Dietro lo sportello sociale ci sono operatori che hanno seguito un impegnativo corso di formazione (undici giornate, più i corsi di aggiornamento continui), attraverso il quale la persona che dovrà fornire risposte e l’aiuto pratico all’utenza comprende la tipologia di lavoro e le necessità che sono richieste. Per la maggior parte si tratta di pensionati e pensionate già vicini al sindacato, ma anche neo pensionati che decidono di impegnare il loro tempo e dedicarlo all’aiuto delle persone più fragili. È infatti la non autosufficienza e la modalità di accesso ai relativi servizi il quesito più frequente. Tra le varie richieste anche la possibilità di accedere alle Rsa, ai centri diurni per familiari con Alzeheimer, l’accesso alle mense sociali ed al banco alimentare, così come informazioni su esenzioni dai tickets per età, per reddito e patologie e le dimissioni ospedaliere protette, la pensione di invalidità e la legge 104.

Oltre ad avere delle sedi fisiche a Roma e nel Lazio, gli sportelli sociali parlano anche il linguaggio dei social. Cliccando qui si possono seguire le informazioni e gli aggiornamenti della pagina social dedicata e accedere in anteprima a tantissimi contenuti interessanti quali: news, iniziative, nuove aperture e comunicazioni da non perdere.

Scarica qui il depliant sugli sportelli sociali dello Spi Cgil Lazio