Migliorare il funzionamento del nostro sistema sociosanitario, individuare la casa come primo luogo di cura, sostenere un invecchiamento dignitoso, potenziare la medicina del territorio. Sono questi gli imperativi in termini di cure e assistenza sociosanitaria che l’anno di pandemia ha fatto emergere in maniera chiara e inequivocabile. Imperativi resi ancor più stringenti dall’elevato tasso di invecchiamento della popolazione che caratterizza il nostro paese.

Una doppia sfida che il sindacato dei pensionati della Cgil ha deciso di raccogliere puntando sul fattore chiave delle trasformazioni che siamo chiamati a compiere: l’innovazione tecnologica. È in questa cornice che nasce Sociotechlab, il laboratorio per la
 selezione e contrattazione delle tecnologie sociali, pensato con l’obiettivo di favorire l’incontro tra l’offerta tecnologica da una parte e le esigenze di assistenza e di cura alla terza età dall’altra.

Il laboratorio, co-finanziato dallo Spi Cgil nazionale e dallo Spi regionale Toscana, si avvale della collaborazione e il supporto scientifico della 
Fondazione di Vittorio, vedrà la partecipazione anche dell’Alta Scuola Spi Luciano Lama in termini di eventi formativi e valorizzazione dei risultati raggiunti.

Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta. Sociotechlab nasce con l’obiettivo di inquadrare e quantificare il fenomeno dell’invecchiamento da una parte e di individuare i bisogni fondamentali della popolazione anziana e trovare le soluzioni, tecnologiche in primis, per trovare risposte adeguate, dall’altra.

Ma cosa farà concretamente? «Si tratta di investire in innovazione tecnologica ma anche sociale», spiegano Susanna Felicetti, coordinatrice del progetto per lo Spi Cgil nazionale, e Stefano Casini Benvenuti, coordinatore del Comitato tecnico scientifico. «Il progetto intende sviluppare nuovi modi di assistenza e di cura dell’anziano. La pandemia ci ha fatto capire come con la tecnologia si possa disporre ugualmente di una serie di servizi pur rimanendo a casa e si è accelerato così in pochi mesi un processo di apprendimento», proseguono Felicetti e Casini Benvenuti.

Sociotechlab ha iniziato poche settimane fa a muovere i suoi primi passi, con una convenzione stipulata tra lo Spi Cgil e la Scuola Sant’Anna di Pisa. La convenzione, tra le altre cose, prevede l’istituzione di una borsa di studio finanziata dal sindacato pensionati Cgil per gli studenti del dottorato in Health Science, Technology and Management, impegnati proprio nello sviluppo di tecnologie applicate al welfare e, nello specifico, all’assistenza agli anziani.

«Si tratta di un patto di sistema fra generazioni in cui chi svolge le attività di ricerca può beneficiare della collaborazione di chi conosce i bisogni, le abitudini e i comportamenti della popolazione anziana che vive nei diversi territori d’Italia, viceversa chi rappresenta gli interessi della popolazione anziana può avvalersi delle competenze e conoscenze dei ricercatori per ridisegnare gli scenari attuali co-progettando gli strumenti e i percorsi per migliorare le condizioni di vita e salute», dice Milena Vainieri, docente presso l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e referente per la Scuola del progetto di collaborazione con lo Spi Cgil.

«La convenzione è molto importante», dice il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti. «L’obiettivo è realizzare programmi di formazione, di ricerca e di trasferimento tecnologico da applicare alla tutela della salute, soprattutto degli anziani non autosufficienti. Lo scopo è arrivare allo sviluppo di nuovi metodi per migliorare il funzionamento del nostro sistema sociosanitario, di individuare la casa come primo luogo della cura e di tenere il più possibile a lungo gli anziani nelle proprie abitazioni, senza dover necessariamente ricorrere all’ospedale o finire in strutture residenziali».

Ma perché la sfida della tecnologia in ambito socio-sanitario è così complessa? Qualche numero aiuta a inquadrare il problema. «Nel piano nazionale delle cronicità del 2016 si stimava che circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale fosse destinato alla gestione delle malattie croniche che riguarda circa il 42% della popolazione italiana», spiega Vainieri.

«La longevità è certamente una conquista ma se l’invecchiamento della popolazione non è accompagnato da politiche per mitigare i problemi ad esso connessi, come ad esempio la cronicità e la non autosufficienza, non si potrà parlare di vera conquista», prosegue la docente della Scuola Sant’Anna. «Le sfide quindi sono: come essere sostenibili da un punto di vista economico? e sociale? Come bilanciare i bisogni di generazioni diverse?». Di sicuro le nuove tecnologie e nuovi modelli organizzativi e di cura possono aiutare a risolvere questi problemi. Soprattutto in situazioni di isolamento, come accade per esempio nelle aree interne dove gli anziani sono sempre più soli e sempre più sprovvisti di servizi essenziali.

Fra le prime sperimentazioni che vedranno coinvolti gli iscritti al sindacato pensionati Cgil da una parte e i ricercatori del laboratorio management e sanità della Scuola Sant’Anna di Pisa, c’è il progetto, finanziato dal Ministero della Salute, volto a costituire un osservatorio nazionale dell’esperienza di cura vissuta dalle persone con malattie croniche. «L’osservatorio nasce dall’iniziativa dell’OCSE, PaRIS Patient Reported Indicators Survey, per confrontare l’esperienza e la soddisfazione dei pazienti nei paesi membri», spiega la professoressa Vainieri. «In Italia il questionario sarà sperimentato a fine 2021-inizio 2022 nelle regioni Toscana, Puglia e Veneto. Lo Spi Cgil aiuterà i ricercatori non solo a comprendere meglio i bisogni della popolazione anziana ma anche a definire meglio il metodo di raccolta delle informazioni sia in termini di tecnologia che di modalità di presentazione dei quesiti».

«Crediamo fortemente nelle potenzialità delle innovazioni tecnologiche, se applicate ai bisogni reali e concreti delle persone», conclude Ivan Pedretti. E per lo Spi Cgil è fondamentale che i processi di innovazione si basino su un patto intergenerazionale in cui giovani e anziani abbiano ciascuno il proprio ruolo per riformare i sistemi di welfare e di cura dei più deboli.