In Salento è emergenza sanità. L’appello dei sindacati

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Attività chirurgica bloccata, pazienti dislocati nei reparti più disparati, carenza di posti letto, eccessivo carico di lavoro per medici e infermieri. È la fotografia della sanità salentina, ormai al collasso. A denunciarlo è la Cgil insieme allo Spi e alla Funzione Pubblica. L’emergenza infatti riguarda lavoratori e pazienti.

Disfunzioni organizzative e disservizi sono all’ordine del giorno. Dislocare pazienti nei reparti non in base alle cure di cui hanno effettivamente bisogno ma semplicemente in base ai posti letto disponibili è diventata una prassi ormai consolidata. Non si tratta di un’emergenza ma di una carenza organizzativa strutturale in tutta la provincia di Lecce.

Per questo ieri i sindacati hanno pubblicamente chiesto a gran voce alla Regione risposte precise. In particolare chiedono al Presidente dell’amministrazione regionale Michele Emiliano un tavolo permanente che coinvolga anche la Asl per risolvere insieme le questioni più urgenti.

“Finora la Regione non ci ha dato ascolto. Riteniamo che si sia passato il segno. Ormai la sanità nella provincia di Lecce è davvero in condizioni di estrema criticità”, ci dice Ninì De Prezzo, segretario generale dei pensionati Cgil di Lecce. I sindacati vogliono che venga fatta una verifica puntuale in tutte le strutture sanitarie del salentino per analizzare da vicino i problemi e le criticità. Quanti sono i medici e gli infermieri che lavorano? Quanti di loro sono precari? Quali sono i disservizi che i pazienti sono costretti a subire? “Manca una fotografia complessiva della situazione. Bisogna agire e anche in fretta”, prosegue De Prezzo. “Alla fine del 2016 il Presidente Emiliano aveva sottoscritto un accordo in cui veniva concordata la costituzione di tavoli permanenti di confronto a tutti i livelli (Regionali e Aziende Sanitarie Locali), che dovevano affrontare e concordare modalità e tempi di attuazione del Piano di Riordino, monitoraggio delle liste di attesa, modalità di attuazione ed esercizio dell’attività resa in libera professione. Finora nulla è stato fatto. Ora ci auguriamo arrivino risposte concrete”.