Sanità. 65 giorni l’attesa media per una visita medica

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tempi di attesa nella sanità la ricerca della funzione pubblica

Sono ben 65 i giorni di attesa per una visita nella sanità pubblica, 7 giorni quelli del privato, 6 in intramoenia. A dirlo è l’Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali. Si tratta di una ricerca commissionata dalla Funzione Pubblica Cgil e condotta dal centro C.R.E.A. Sanità. È la prima indagine che confronta tempi e costi nell’arco di 3 anni su un campione di oltre 26 milioni di cittadini in Lombardia, Veneto, Lazio e Campania.

Per rispondere al drammatico allungamento dei tempi di attesa, su tutto il territorio nazionale il sindacato si sta mobilitando. A Lucca, per esempio, sono state raccolte 8mila firme proprio per dire stop alle liste d’attesa infinte. La campagna di sottoscrizione è stata lanciata dalla Cgil e si è chiusa oggi raggiungendo un risultato eccezionale: sono state raccolte 7.938 firme che verranno presto consegnate alla direttrice della Asl Toscana Nord Ovest. «Un risultato importante – commenta Francesco Fontana, segretario del sindacato pensionati della Cgil – frutto del lavoro fatto dallo Spi e dalla Cgil che ha trovato riscontro nelle persone che troppo spesso, dopo la valutazione dello specialista e l’impegnativa del medico di famiglia, si vedono proporre appuntamenti anche a un anno di distanza».

Le buone pratiche per abbattere i tempi di attesa in ambito sanitario ci sono. Spesso il segreto è nell’organizzazione. Fontana spiega che i sistemi che funzionano meglio sono quelli che vedono la presa in carico diretta delle persone da parte dei medici di famiglia e degli specialisti.

Il report voluto dalla Funzione Pubblica prende in considerazione 11 prestazioni senza esplicita indicazione di urgenza. Si va dai 22,6 giorni per una radiografia a una mano o una caviglia ai 96,2 per una colonscopia. Le stesse prestazioni, effettuate in intramoenia o in privato registrano invece attese decisamente ridotte: 4,4 e 6,7 nel primo caso, 3,3, e 10,2 nel privato.

Il direttore di C.R.E.A. Sanità, Federico Spandonaro commenta così il dato: “la tempestività di accesso sembra una condizione garantita dal Servizio Sanitario Nazionale solo per le prestazioni urgenti. Mentre diventa di fatto un servizio a pagamento nei casi restanti che sono prevalenti numericamente”.

I sindacati in molte regioni hanno siglato protocolli di intesa con le Asl per avviare tavoli di confronto sul tema, verifica e monitoraggio delle politiche sanitarie e per sollecitare le direzioni sanitarie a trovare una soluzione. In Toscana, per fare solo un esempio, Cgil Cisl Uil hanno siglato un protocollo di intesa con la Direzione Asl Toscana Nord Ovest e con la Conferenza dei sindaci per l’istituzione programmata di tavoli comuni di confronto che si riuniranno a cadenza mensile.