Salvaterra: il campo della legalità, tra gioco d’azzardo e tutela dell’ambiente

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«Stanchi ma felici» è Gianfranco Quaglio, segretario organizzativo dello Spi Cgil di Rovigo, a raccontarci come sono andate le due settimane di campo antimafia a Salvaterra, nel Polesine. Terza esperienza di campo, ma per il sindacato rodigino e per Libera si tratta del primo anno in cui si sono tenuti due turni pieni, dal 18 al 23 luglio e dal 25 al 30 luglio. Tanti i ragazzi che da ogni parte d’Italia hanno fatto esperienza di educazione alla legalità proprio lì a Villa Valente Crocco, il bene confiscato a Francesco Ferrari, coinvolto nella cosiddetta Turchia Connection e in attività di traffico di stupefacenti.

Storia del bene confiscato. La villa venne sequestrata nel dicembre 1995 dalla Procura della Repubblica di Verona e assegnata al Comune di Badia Polesine. Allora la struttura sembrava essere destinata al definitivo abbandono, fino al salvifico intervento del coordinamento polesano di Libera, che riuscì a dare una nuova vita all’immobile con sette realtà associative, impegnate in diversi ambiti del sociale. Nacque così la “Casa della Legalità”, destinata ad ospitare attività di rilievo sociale, culturale e ambientale. La villa è intitolata a Silvano Franzolin, ucciso nel 1982 nella cosiddetta “strage della circonvallazione”. Attualmente la sua gestione è stata assegnata ad un insieme di associazioni e cooperative sociali, un’Associazione Temporanea di Scopo (Ats) che, per le finalità che promuove, ha voluto chiamarsi con il nome della località che ospita il bene, Salvaterra. L’Ats è formata da tante realtà, attive ogni giorno per favorire la coesione sociale e contrastare l’emarginazione e il disagio, con servizi concreti di accoglienza e sostegno materiale per le fasce più deboli della popolazione.

Le attività nel campo. Numerose attività hanno coinvolto i partecipanti: si è parlato di ambiente, di memoria e impegno civico, di gioco d’azzardo, di inchieste, denunce e rapporti criminali in Veneto, ma anche di caporalato, di confisca di beni, di giustizia sociale ed ecologica, di negoziazione sociale insieme ai vari ospiti che si sono succeduti nelle varie iniziative e alla Cgil tutta.

«Tra le varie iniziative – ci racconta Quaglio – abbiamo fortemente voluto trattare un argomento che a prima vista potrebbe sembrare lontano dal mondo dei giovani: si tratta del gioco d’azzardo. Rovigo è la terza città in Italia per consumo di gioco d’azzardo. Parliamo per esempio anche di gratta e vinci e di tutte quei modi di tentare la fortuna con il rischio di rimanerne assai delusi. Abbiamo così tentato di dare il giusto valore alla parola “gioco”: per questo abbiamo chiamato due operatrici del Serd – servizi pubblici per le dipendenze patologiche – che ci hanno aiutato a spiegare i ragazzi come nasca questa dipendenza e come si possa prevenire o curare. La reazione dei giovani è stata entusiasta perché sono venuti a conoscenza di un mondo che proprio non conoscono».

Particolare attenzione è stata poi data ai temi ambientali e i ragazzi, guidati dai volontari del sindacato e di Libera, si sono cimentati nella cura degli orti sociali che hanno sede proprio lì nel bene confiscato.Non solo orti, anche arnie e insettari, un centro studi e una biblioteca, il lavoro nelle cucine e nei giardini. I ragazzi hanno partecipato a vari momenti di confronto e scambio e hanno avuto la possibilità di incontrare i sindaci locali, approfondendo il tema dei reati per la tutela ambientale assieme al procuratore della Repubblica Manuela Fasolato e ad alcuni rappresentanti del sindacato della polizia della Cgil del Veneto.

«Lo scopo del campo – ci ha poi ribadito Nicoletta Biancardi, segretaria generale di Spi Cgil Rovigo – è quello di promuovere e mantenere vivo l’impegno civico, con tutte le precauzioni del caso, vista comunque la non ancora trascurabile presenza e circolazione del Covid. La battaglia per la legalità ed i diritti non può andare in vacanza e nemmeno deve essere il virus a fermare l’energia positiva dei ragazzi e delle ragazze nel dare il proprio contributo e nel fare un’esperienza formativa del genere. I campi della legalità, come quello che si è tenuto Salvaterra nei giorni scorsi, costituiscono un patto intergenerazionale in grado di mettere le basi per un lavoro sinergico da alimentare e sviluppare per il bene comune».