“Ricordo che molti ci sputavano addosso, ma noi continuavamo a manifestare”. “Ricordo quel viaggio, carico di preoccupazioni ma pieno di solidarietà per il lavoro e lo sviluppo del Mezzogiorno”. “Ricordo che finita la manifestazione alla stazione di Messina i fascisti ci aspettavano e due compagni vennero accoltellati”. Sono le memorie di Antonio, Silvano, Caterina. Ricordi vividi, come fosse ieri. Eppure siamo nel lontano 1972.

È il 22 ottobre e tanti lavoratori e lavoratrici da tutta Italia vanno a Reggio Calabria a manifestare al fianco dei lavoratori e dei disoccupati del Sud. Le destre cercano di bloccare la manifestazione in tutti i modi, con bombe e attentati, ma non ci riescono. Quella di Reggio Calabria passerà alla storia come una giornata di libertà e democrazia.

Oggi il sindacato dei pensionati della Cgil ha ricordato quel giorno dalla sua pagina Facebook chiedendo a iscritti e simpatizzanti di condividere il proprio ricordo, l’esperienza personale di un momento storico. In tanti hanno risposto all’appello. Allora erano giovani operaie e operai, lavoratori che lottavano per un mondo più giusto. Oggi sono iscritti al sindacato dei pensionati che si cimentano con gli strumenti digitali e continuano a dare il proprio contributo condividendo l’esperienza che fu, ma anche la propria visione del futuro, per sé e soprattutto per i più giovani.

Tra la fine degli anni Sessanta e Settanta i moti di protesta sociale esplodono nel Mezzogiorno. Le destre cercano di fermarli e lo fanno con una violenza inaudita. Il 22 luglio del 1970 una bomba fa deragliare un treno a Gioia Tauro: sei morti e cinquantaquattro feriti. L’anno dopo, il 4 febbraio, è la volta di un’altra bomba contro un corteo antifascista a Catanzaro.

Proprio per rispondere a questi terribili attacchi, i sindacati metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil, insieme agli edili e alla Federbraccianti della Cgil, decidono di scendere in piazza, al Sud, a Reggio Calabria: una grande manifestazione di solidarietà, fortemente voluta da Bruno Trentin, Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto, per reclamare sviluppo e lavoro per il Mezzogiorno, contro i fascismi e le destre violente.

Ma gli ostacoli furono molti. I neofascisti infatti tentarono di impedire l’arrivo dei manifestanti con una serie di attentati nella notte tra il 21 e il 22 ottobre: agguati in stazione, attacchi ai lavoratori in marcia verso i treni, bombe sulle linee ferroviarie. “Ricordo come fosse oggi quando venimmo fermati alla stazione di Priverno Fossanova”, racconta Renzo. Eppure, nonostante tutto, nonostante la paura e il pericolo, a Reggio Calabria arrivarono in quaranta mila. Chi in pullman, chi in treno, due aerei: uno da Trieste e l’altro dalla Sardegna. Le navi da Genova e Napoli, come quella noleggiata da mille operai dell’Ansaldo. “C’ero anche io su quelle navi da Genova”, dice Elisabetta, “ero con mio marito”. “Anche mio padre era sulla nave”, aggiunge Mariuccia. “All’epoca ero giovane ed appena sposato”, racconta Mauro, “mi ricordo che i treni restarono in attesa prima di partire. La tensione era altissima e la paura tanta. Chi aveva messo le bombe stava cercando la strage. Anche molti pullman vennero bloccati alle porte della città, dove i fascisti avevano organizzato una contro manifestazione. Sembrava che la manifestazione sindacale non potesse partire, ma la forza di volontà vinse sulla paura”.

Era importante esserci, senza se e senza ma, come dimostra la testimonianza di Giuseppe: “Io c’ero, trascorsi ventuno ore su quel treno. Arrivati a Reggio Calabria, a piazza Garibaldi il comizio era terminato. Facemmo un giro per la piazza in corteo al grido ‘Nord Sud uniti nella lotta’, poi riprendemmo il treno e, senza nemmeno un caffè, ritornammo a Roma. Arrivammo il giorno seguente”.

Ma c’è anche chi, allora, era giovane, giovanissimo. Come Luigi, dodici anni. Il padre ritenne fosse troppo pericoloso portarlo con sé: “Io sono rimasto con il cappotto e lo zaino addosso e su quel treno non sono più salito. Mio padre mi aveva promesso che mi avrebbe portato. Quella sera ero contento, felice per questa esperienza. Mia madre aveva preparato due focacce che durante la notte avremmo condiviso con gli altri compagni nel treno.
 Poi alle 21 arrivò mio padre dalla sezione, prese lo zaino e mi disse: questa volta non puoi venire ma ti prometto che la prossima volta sarai dei nostri. Piansi tutta la notte. Ho ricordato molte volte quel giorno, anche parlandone con la compagna Giovanna Marini che scrisse una canzone proprio sulla manifestazione di Reggio Calabria”.

Le ragioni politiche dello scontro erano chiarissime. “Io comprendo benissimo le bombe contro i treni a Reggio”, disse Bruno Trentin qualche tempo dopo “in quanto Reggio Calabria ha significato un momento di svolta, non solo per quella grande manifestazione sindacale, ma perché da lì è partito anche un impegno diverso del mondo sindacale rispetto alle masse di lavoratori e anche alle masse di disoccupati del Mezzogiorno. I fascisti hanno colto giustamente, secondo me, il pericolo che si profilava”.

Il mondo del lavoro e del sindacato fu unito e compatto. “Nei momenti cruciali della nostra storia repubblicana il sindacato è stato presente e protagonista nel difendere i cardini della Costituzione: lavoro e democrazia”, dice un altro iscritto allo Spi che ha risposto all’appello, Dino.
Ecco perché quel 22 ottobre del 1972 fu un giorno storico. Ecco perché vale la pena ricordarlo con la voce di chi prese parte a un’importantissima giornata di democrazia.