giovedì 18 Aprile 2024
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Via degli Scalpellini

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Descrizione

Il mondo visto con gli occhi incantati di una bambina. Una memoria che parte dai primi anni Cinquanta, in un paese d’Abruzzo posto ai piedi della magnifica e terribile Maiella dalla pietra bianca, Lettomanoppello. Fame e freddo, i lupi e una famiglia numerosa… È durissima la vita di chi, come il padre di Anna Maria, si guadagnava di che vivere lavorando in miniera.

«A mio padre Gino e a mia madre Fedora, a tutte quelle donne e quegli uomini che, senza nulla chiedere, si sono impegnati e si impegnano nella vita quotidiana per la costruzione di un mondo più libero, più giusto e in pace dedico queste pagine». Così scrive Anna Maria Di Biase in apertura della sua memoria che parte dai primi anni Cinquanta, in un paese d’Abruzzo posto ai piedi della magnifica e terribile Maiella dalla pietra bianca, Lettomanoppello. Fame e freddo, i lupi e una famiglia numerosa… È durissima la vita di chi, come il padre di Anna Maria, si guadagna il pane lavorando in miniera, e soprattutto di chi rimane coerente alle proprie idee di riscatto sociale in un paese di forte presenza conservatrice e clericale, tanto che il padre viene poi licenziato solo perché ritenuto responsabile di un disegno della falce e martello su un muro. Ma i bambini, si sa, trovano sempre un modo per trovare una via d’uscita, e Anna Maria la sua via d’uscita la trova nel cantiere degli scalpellini che si trovava vicino alla sua abitazione: e allora la bambina, di nascosto, passa ore e ore, da sola o in compagnia, a inseguire sogni e costruire realtà, proprio in mezzo a quelle «grosse pietre accatastate», che a lei sembrano «giganti alati» e che l’abile lavoro degli scalpellini trasforma in angeli e fontane, madonne e camini.

Poi successe che… «Perdemmo la casa vicino agli scalpellini, perdemmo la pace e la serenità. Cominciò un lungo calvario che poi ci portò lontano dal paese e portò anche la mamma a dover fare una scelta, quella di andare a lavorare.

«Io mi sono sentita nascere dentro una rabbia contro tutti i soprusi, tutte le prepotenze, tutte le ingiustizie che avevano reso difficile la vita dei miei genitori e non solo. Quindi, piano piano, da quell’ingenua inconsapevolezza, ho maturato la convinzione che bisognava lottare, darsi da fare e ribellarsi e poi il lavoro, di insegnante: mi sono iscritta al sindacato e ho cominciato la mia battaglia. Questo nasceva proprio dalla rabbia che avevo dentro, una rabbia incontenibile che mi veniva proprio dall’esperienza diretta della mia famiglia, dei miei genitori.

Informazioni aggiuntive

Autore

Anna Maria Di Biase

Collana

Premio LiberEtà

Pagine

72

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