giovedì 13 Dic 2018

Un uomo fortunato

Bruno Bartoli (Autore) in Pagine: 232 Collana: Premio LiberEtà

Prezzo:  8,00
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La vita di Bruno è segnata da eventi duri e dolorosi. Forse è così che accade che la voglia di resistere e di reagire assume l`aspetto di una rivolta anzitutto morale segnata dal desiderio di contribuire a costruire un mondo migliore e più giusto.

Alla fine della sua autobiografia, Bruno Bartoli dichiara di considerarsi «un uomo fortunato». Eppure la sua vita è stata segnata da eventi duri e dolorosi: l’infanzia, trascorsa nelle campagne toscane in una famiglia di mezzadri, tra freddo e fame, fatica e momenti di festa, la maestra che pretendeva che i bambini non andassero a lavorare, l’ingiustizia di un regime che lasciava i mezzadri senza assistenza e senza aiuti, la follia di non aver mai potuto mangiare bistecche pur allevando quattro o cinque vitelli all’anno; la giovinezza, trascorsa invece durante una guerra ingiusta e terribile, che porta alla famiglia spaventosi lutti, come la morte del fratello e la distruzione del lavoro, la fuga, la paura. Così scatta la voglia di resistere e di reagire: ed è una rivolta anzitutto morale, perché davvero il mondo così non va. Bisogna costruirne uno nuovo, anzitutto cacciando gli invasori e i traditori, i nazisti e i fascisti, e poi cominciando a rifondare una nuova collettività di uomini e donne liberi. Ma anche questa strada è faticosa: il riscatto dei mezzadri passa attraverso lotte difficili e lunghe, in cui però si scopre una nuova realtà, la solidarietà con gli altri lavoratori, e di una nuova visione del mondo, fatta di democrazia, organizzazione, rispetto, giustizia. La soluzione naturale e coerente diventa l’impegno nel sindacato, cioè dentro quell’organizzazione che ha significato la creazione di una coscienza di classe dei lavoratori italiani, un impegno che poi lo accompagnerà per tutta la vita conducendolo a ricoprire incarichi di grande importanza e prestigio, vissuti sempre nella consapevolezza del grande privilegio di quella militanza: «Ho sempre sostenuto che ciò che il sindacato mi ha dato è stato più di quanto gli abbia restituito». Ecco allora perché un uomo del genere si considera fortunato: perché sa di aver contribuito a costruire un mondo nuovo, migliore e positivo, più consapevole e più giusto; e l’appello finale è ai giovani, i quali non devono abbandonare la politica, che è la tutela degli interessi e dei diritti dei singoli e della collettività.

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