giovedì 13 Dic 2018

Storia di un metalmeccanico meridionale

Giovanni Mandato (Autore) in Pagine: 96 Collana: Premio LiberEtà

Prezzo:  9,00
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Aversa, in provincia di Caserta. Fine anni Cinquanta. Giovanni Mandato vive con la sua famiglia in un basso. Sua madre «era l’unica del vicolo che sapeva leggere e scrivere», suo padre è operaio alla Imam Aerfer di Napoli (poi Aeritalia e adesso Alenia). Ma all’improvviso il padre muore e Giovanni, su proposta della Commissione interna della fabbrica, lo sostituisce e diventa operaio metalmeccanico a soli quindici anni. Inizia qui il lavoro in fabbrica, partendo da Aversa la mattina alle cinque e rientrando a casa la sera tardi.

Una vita faticosa, molto faticosa: con la qualifica di “scaldachiodi”, o’ scaurachiovo, un lavoro in cui bisognava unire forza, tempismo e capacità. A mano a mano che passano gli anni, le mansioni di Giovanni si fanno più complesse e al tempo stesso cresce l’impegno nella Fiom Cgil per avere migliori salari, per avere sicurezza sul posto di lavoro, per conquistare maggiori diritti, visto che chi portava in fabbrica l’Unità era messo da parte e che i licenziamenti erano improvvisi e immotivati.

Con gli occhi di Giovanni rivediamo la stagione entusiasmante tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, quando i consigli di fabbrica ottennero moltissimi miglioramenti sul posto di lavoro e il sindacato nel suo complesso divenne un protagonista della vita politica.

Poi l’impegno contro il terrorismo, la mobilitazione per il rapimento di Aldo Moro, la lotta contro ogni forma di autoritarismo. Arrivato a trentatré anni di anzianità, Giovanni decide di andare in pensione perché, dice, era giunto il momento di «svecchiare l’azienda, fare entrare nuove risorse umane, i giovani, dargli spazio».

E comincia l’attuale fase della vita di Giovanni, nello Spi Cgil, a vivere nuove esperienze, nuovi protagonismi, nuove prospettive. Quanto al passato, Giovanni non solo non lo dimentica, ma afferma: «Se potessi rinascere, rifarei tutto quanto, dall’inizio alla fine!».

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