giovedì 13 Dic 2018

1968: diario di un’occupazione

Cecilia Tratzi (Autore) in Pagine: 144 Collana: Premio LiberEtà

Prezzo:  8,00
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Racconto di una lotta attraverso la quale Cecilia e le altre operaie coinvolte nell’occupazione della loro fabbrica (la prima occupazione di fabbrica in Sardegna!) acquistano una coscienza sindacale fatta di impegno quotidiano, di coerenza e di solidarietà.

Nella vita ci sono episodi che davvero danno significato al resto dell’esistenza, o comunque ne rappresentano il momento di svolta. Come quello descritto da Cecilia Tratzi nel suo diario. Memoria raccontata “da dentro” dell’occupazione della fabbrica di abbigliamento Ar.Co.Co di Elmas per 12 giorni, dal 12 dicembre fino alla vigilia di Natale del 1968. “Da dentro” perché si tratta del diario che la ventenne Cecilia tiene proprio in quegli stessi giorni di quarant’anni fa. Tutto comincia in una giornata grigia di pioggia, il 12 dicembre 1968, quando le ragazze, giovani operaie di età compresa fra i 15 e i 25 anni, di fronte all’ennesimo inganno delle padrone dell’azienda, a tipica conduzione familiare (la signora Tina, suo marito Giovanni, la figlia Chiara), decidono di fare il passo estremo e occupare la fabbrica. Che un gruppo di ragazze prenda una decisione così dirompente è un fatto eccezionale nell’Italia di allora in cui molti esercizi pubblici espongono la vergognosa scritta “vietato l’ingresso ai meridionali”. Intorno alla fabbrica si crea una frattura: c’è chi le aiuta e le sostiene in varie maniere: altri operai, i sindacalisti, altri uomini e altre donne. Ma c’è anche chi rema contro e prepara una serie di trappole. Così il diario segue giorno dopo giorno l’alternarsi di entusiasmo e delusione, attesa e tensione, momenti di grande fatica e momenti di gioia, con banchetti improvvisati e qualche incidente di percorso, notti a dormire su letti di fortuna. Interviene la Regione, intervengono varie autorità e alla fine sembra che le cose si sistemino, con la promessa che la fabbrica pagherà i tre mesi arretrati di stipendi e non licenzierà nessuna. E invece ecco la grande delusione… per una battaglia vinta solo in parte. «Da questa esperienza – scrive Cecilia – siamo uscite più mature e sento che ci ha aiutato ad affrontare i problemi della vita con più coraggio. Ci ha insegnato la tolleranza, ma anche a essere più attente nei confronti di chi ci circonda, facendoci comprendere meglio che esiste intorno a noi, oltre a molta ipocrisia e tanto cinismo, anche una grande solidarietà e umanità».

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