Premi LiberEtà. Mazzeo, Donise e Farajzadeh i vincitori dell’edizione 2020

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Sono Vincenzo Mazzeo, Eugenio Vittorio Donise e Zhivar Farajzadeh i vincitori dei premi LiberEtà 2020 promossi dalla casa editrice LiberEtà e dallo Spi Cgil.

La manifestazione, che siamo stati costretti a cancellare a ottobre, si è tenuta giovedì 17 dicembre, nell’ambito dell’Assemblea generale del sindacato dei pensionati della Cgil. Grazie alle nuove tecnologie i due eventi, causa la pandemia, per la prima volta sono andati in onda in diretta streaming (per vederla clicca qui).

Con i finalisti dei premi in collegamento con il segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti e con la conduttrice Martina Toti, giornalista di Collettiva, l’evento è stato aperto da Miriam Broglia, amministratrice delegata di LiberEtà.

La presentratrice Martina Toti, a sinistra, con Miriam Broglia, amministratrice delegata della casa editrice LiberEtà

«Questa edizione – ha ricordato Broglia – si caratterizza per il record di racconti, cento, giunti alla casa editrice per partecipare alla ventiduesima edizione del Premio letterario LiberEtà e alla prima edizione del Premio Guido Rossa ma ha segnato anche il record di cortometraggi, ottocento, giunti da ogni parte del mondo per l’ottava edizione del concorso Spi Stories. Queso premio  è dedicato quest’anno a un tema, le disuguaglianze, cruciale per i destini di miliardi di persone. Mentre i partecipanti ai premi letterari sono testimoni di eventi passati e del valore della memoria da trasmettere ai giovani, questi ultimi, invece, con il linguaggio del cinema che caratterizza Spi Stories, sono gli occhi che guardano il presente e cercano di indagare il futuro».

«È una festa inusuale – ha sottolineato il Segretario generale delo Spi Cgil Ivan Pedretti che

Nella foto, il segretario generale Spi Cgil Ivan Pedretti e il vincitore del Premio LiberEtà Vincenzo Mazzeo

poco prima si era rivolto alla platea di delegati che partecipavano da casa all’assemblea generale del Sindacato pensionati – fatta di distanza fisica perché costretti della pandemia, ma questi premi tengono unite le storie, quelle dei giovani che ci mostrano la realtà attuale con una telecamera in mano e quelle raccontate dagli anziani. È un modo per alzare la testa pensando che ce la faremo a uscire dalla pandemia, un esempio di trasmissione della memoria ai giovani e, allo stesso tempo, un’indicazione per cambiare in meglio il Paese».

Con l’autobiografia dal titolo Radici andata e ritorno, Vincenzo Mazzeo si è aggiudicato il primo posto nel concorso letterario. Il premio, il libro stampato, glielo ha consegnato lo stesso Pedretti. Dietro di lui Domenico Aleotti, che vedrà il suo racconto L’azzurro rubato pubblicato a puntate sul sito di LiberEtà, ed Eugenio Vittorio Donise, autore di Con la sabbia in bocca.

Martina Toti mostra il libro vincitore del Premio LiberEtà

Quella raccontata da Mazzeo è la storia d’emigrazione in Sud America di un bambino e la sua famiglia, costretti dopo pochi anni a tornare in Italia per trovare, dopo

tanto lavoro e lotte per i propri diritti, il gusto di una vita più serena. «È il modo – ha affermato con il vincitore – per lasciare ai miei nipoti la trama della mia vita».

Il premio intitolato a Guido Rossa, simbolo di riscatto operaio e sindacale, che alla fine degli anni Settanta pagò con la vita il suo coraggio di denunciare le Brigate Rosse, se lo è invece aggiudicato Eugenio Vittorio Donise con Giovani, ribelli e sognatori, racconto che meglio di ogni altro ha descritto, così come richiesto dal regolamento, il clima sociale, culturale e politico vissuto da uno studente a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta. La sua storia verrà pubblicata dalla casa editrice LiberEtà in formato digitale. «Alla fine degli anni

Eugenio Vittorio Donise, vincitore del Premio Guido Rossa

Sessanta ero uno studente ma – ha aggiunto Donise – oggi posso confermare che quelli sono stati anni unici per il nostro Paese. Io, che combattevo per la riforma della scuola, mi sono ritrovato in piazza insieme a mio padre che lottava per i diritti dei lavoratori»

Se i primi due concorsi sono incentrati sul tema della memoria – il premio letterario nasce, a questo proposito, dalla collaborazione tra LiberEtà e l’Archivio diaristico nazionale di Pieve di Santo Stefano – il concorso Spi Stories, che LiberEtà promuove in collaborazione con lo Spi Cgil, punta invece sui grandi temi che segnano il nostro tempo. Per raccontarli – l’’argomento di questa edizione riguardava il fronte delle diseguaglianze – ogni anno chiama a raccolta giovani filmaker e registi da tutto il mondo.

Zhivar Farajzadeh ha vinto l’ottava edizione del concorso per cortometraggi Spi Stories

Con Serok, storia di un bambino pastore che sogna la città e un futuro da poliziotto che arresta i ladri ma è invece costretto a vivere solo e lontano da casa per cercare pascoli più rigogliosi per il gregge di capre della sua famiglia, il primo posto è andato a Zhivar Farajzadeh. Si tratta di giovanissimo filmaker, non ancora quindicenne, di Saheb, piccola cittadina del Kurdistan iraniano. «I bambini hanno il diritto di vivere» ha detto Zhivar in diretta dalla sua casa. A lui sono andati i tremila euro del premio. Dietro Farajzadeh, sul podio sono saliti Paola D’Orsogna e Sara Scamarcia con Fertility day e Hossein Darabi, che ha partecipato con il corto dal titolo Shoes.