Il 6 dicembre del 1990, un aereo militare si abbatté sull’Istituto Salvemini: 12 morti e 88 feriti, per lo più studenti. A 31 anni di distanza, un’iniziativa dello Spi Cgil e della locale Camera del lavoro ricorda il sacrificio delle vittime. Coinvolgendo i ragazzi delle scuole medie superiori della cittadina emiliana, in un concorso di idee. Quelle opere potrebbero diventare presto una mostra.

Quel 6 dicembre del 1990, la giornata era tranquilla. Il cielo era terso, quando un aereo militare in avaria si abbatté, in fiamme, sull’Istituto Salvemini di Casalecchio sul Reno. Il bilancio fu subito drammatico: dodici ragazzi morti e 88 feriti, tra studenti e personale della scuola.

L’impatto del velivolo non lasciò scampo alla classe Seconda A: gli studenti, che stavano seguendo la lezione di matematica, furono travolti da un inferno di fiamme e acciaio. La parte più pesante dell’aereo arrivò fin nell’atrio della scuola, ferendo decine di persone.

Il processo. A distanza di 31 anni, quella tragedia non ha colpevoli. Nel primo processo il pilota, un giovane ragazzo di 24 anni con 750 ore di volo alle spalle, e i due colonnelli in contatto radio furono condannati per omicidio colposo plurimo e disastro aereo.

La sentenza fu però ribaltata dalla corte del processo di appello, perché “il fatto non costituisce reato”. La Cassazione mise la pietra tombale dopo anni di dibattimenti sulla vicenda. Fece scalpore la decisione dello Stato di riconoscere il patrocinio legale, tramite l’avvocatura dello Stato, al ministero della Difesa, privilegio negato al Ministero dell’Istruzione.

L’iniziativa dello Spi Cgil. In ricordo di quella tragedia lo Spi Cgil di Casalecchio ha promosso un concorso di idee, rivolto alle seconde classi dei tre istituti superiori della città, sul tema della fragilità come condizione che accomuna il genere umano: dai disabili agli anziani, ai ragazzi che in quella tragedia perirono o furono feriti. Accanto al concorso, l’intitolazione della sala riunioni della Camera del lavoro alle dodici giovani vittime.

Al concorso, finanziato dallo Spi e dalla Camera del lavoro, hanno risposto 8 classi e 187 studenti dell’Istituto Salvemini, dell’Ipsar Veronelli e del liceo Leonardo da Vinci. Le opere presentate sono state in tutto 69. Ora, di queste opere, lo Spi Cgil vorrebbe fare al più presto una mostra.
«Il titolo che abbiamo scelto, “Diritto alla Fragilità”, – spiega la segretaria dello Spi Cgil di Casalecchio, Nadia Bonora -per noi rappresenta una presa d’atto affinché il disagio, la sofferenza e il senso di inadeguatezza diventino opportunità e riscatto per un futuro migliore. E per sviluppare la consapevolezza che la fragilità può essere capace di mobilitare una collettività, creare legami e rapporti di solidarietà. La fragilità non è il problema, tutti siamo fragili anche se spesso non ce ne rendiamo conto».

«Il concorso rivolto agli studenti e alle studentesse – spiega Umberto Saccone dello Spi – è un progetto nato per fare riflettere, a partire da una tragedia assurda ed inaccettabile che ha spezzato le vite degli studenti del Salvemini, e anche affiché queste tragedie non si ripetano più».