Pensioni minime, gli aumenti non si vedono ancora

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Nemmeno per il mese di maggio sono stati applicati i previsti rialzi dei trattamenti pensionistici più bassi, varati con l’ultima legge di bilancio: il problema più grande è che la norma non circoscriveva la platea di beneficiari che ricevono un importo minimo, attualmente stimabile in due milioni di persone. A luglio però la situazione dovrebbe sbloccarsi

Cinque mesi, specie per chi ha una pensione con l’importo minimo, son lunghi. La legge di bilancio, che aumentava le pensioni minime, è stata approvata a dicembre, ma per il momento gli effetti nelle tasche degli interessati non si vedono: il mese di maggio è infatti il quinto consecutivo in cui gli incrementi non vengono applicati, nonostante la legge decorra da gennaio.

Ma quindi se era già tutto pronto, come mai gli aumenti non si vedono ancora? A quanto pare il problema principale è stata la fretta con cui è stata redatta la norma: non era statacircoscritta la platea di pensionati che invece conta più di due milioni di persone.

La platea è stata specificata solo in seguito, nella circolare Inps del 3 aprile: “L’incremento è riconosciuto – si legge nel documento dell’Istituto di previdenza – qualora il trattamento pensionistico mensile sia complessivamente pari o inferiore all’importo mensile del trattamento minimo Inps”.

A questo punto gli aumenti slitterebbero all’estate: a luglio secondo i tecnici, quando assieme ai rialzi previsti dalla legge di bilancio arriveranno anche gli arretrati dovuti da gennaio.

Di quali pensioni parliamo?

Stiamo parlando delle pensioni più povere e che il governo vuole portare da 563 a 572 euro e per gli over 75 a 599 euro. A tale proposito, l’esecutivo aveva previsto una apposta norma nella legge di bilancio per raggiungere quel traguardo simbolico.

La norma si applica alle pensioni che hanno un importo lordo complessivo pari o inferiore al trattamento minimo Inps, cioè 563,74 euro. Si tiene conto solo dei trattamenti di natura previdenziale assoggettabili a Irpef. Escluse tutte le prestazioni fiscalmente non imponibili (ad esempio la quattordicesima) o le prestazioni di carattere assistenziale (pensioni d’invalidità civile e accompagnamento invalidità).

L’ incremento previsto è dell’1,5 per cento fino a 74 anni di età, mentre per gli over 75 è più consistente, 6,4 per cento. L’aumento vale solo per il 2023, mentre per il 2024 si attesterà al 2,7 per cento per tutti. In pratica circa 15 euro in più a testa.

La rivalutazione prevista dalla Finanziaria doveva essere utile a contrastare l’alta inflazionedi questi mesi, ma contempla comunque incrementi minimi. La stima è di 36 euro in più in media al mese per beneficiario della misura, 432 euro all’anno.

Ma per vedere i benefici della norma, i pensionati dovranno portare pazienza fino a luglio.