lunedì 15 Aprile 2024
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Pasti caldi e poesia, la storia di Federica e Luigi

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Pasti caldi e poesia, la storia di Federica e Luigi

Federica vive al Quadraro, quartiere a sud est della Capitale, reso famoso dal rastrellamento del 1944. Esce di rado per fare la spesa, e quando lo fa cerca di fare il pieno, per non doverci tornare dopo pochi giorni. Non è così per Luigi, ottantenne vicino di casa. Lui a fare la spesa ci deve andare di frequente: vive da solo, passo incerto, non può caricarsi troppe buste tutte assieme. Federica e Luigi si conoscono da tanti mesi. Non hanno mai realmente parlato ma per molto tempo si sono salutati ogni mattino, all’ora della colazione, al forno vicino casa. Lei ogni mattina per cornetto e cappuccino, lui per la colazione, sì, certo, ma soprattutto per la compagnia e il via vai dei clienti, per combattere la solitudine. Per mesi si sono sorrisi e si sono civilmente scambiati l’unica copia del giornale che il proprietario del forno lasciava sul tavolo all’ingresso. Luigi poi tornava anche per il pranzo e la cena.

Pochi giorni fa si sono incontrati per caso in strada. Grandi saluti, come fossero abbracci. Se il coronavirus non ci fosse stato di sicuro si sarebbero almeno stretti la mano. Luigi arrancava con le buste di ritorno dal supermercato. Federica lo ha aiutato e accompagnato fino a casa. Poi gli ha lasciato il suo numero di telefono, per ogni evenienza. Dopo qualche giorno gli ha organizzato la consegna di pasti a domicilio, tramite un piccolo ristorante della zona.

Luigi non si è mai sposato, niente figli. È nato a Como ed è arrivato a Roma 52 anni fa. Aveva fatto il militare al Nord, poi ha conosciuto dei ragazzi di Roma e ha deciso di venire a vivere nella Capitale, a trovare fortuna. “Tutti lasciavano il Sud per andare al Nord, io feci il contrario”. Federica è discreta, non gli fa troppe domande. Eppure si sentono quasi tutti giorni. Lui chiama per fare due chiacchiere e chiedere consigli. Lei per sapere come va e rendersi disponibile nel caso serva qualcosa.

Pochi giorni fa il ristorantino ha chiuso per riposo settimanale. Fuori è di nuovo freddo e al supermercato chissà che fila c’è. “Luigi oggi te lo porto io il pranzo. Non ti preoccupare”. Menù del giorno: polpette e pasta e fagioli. “Grazie Federica, però ora corri a casa che è freddo! Sennò ti ammali”, le dice quando si incontrano per le scale al momento della consegna. Uno scambio fugace, a distanza. Ma con contentezza e gratitudine.

La solidarietà non è solo un pasto caldo. In occasione della giornata mondiale della poesia, in rete è stata promossa una bella iniziativa: tutti erano invitati a chiamare un numero di telefono a caso e a recitare una poesia a uno sconosciuto. Un gesto di vicinanza, un po’ di bellezza, in un momento di solitudini, isolamento e paure. Federica ha condiviso l’iniziativa con Silvia, una sua amica, dopo avergli parlato del signor Luigi. E così Silvia si è fatta dare il numero dell’anziano signore e ha chiamato: “Posso leggerle una poesia? Le va di ascoltarmi”? Luigi felice ha ascoltato. Le parole sono risuonate nella cornetta strappandogli più di un sorriso.

L’emergenza coronavirus è anche questo. Un piatto di pasta e fagioli, un sorriso, una poesia. E basta davvero poco per rendere più belle le giornate di tutte quelle persone che vivono da sole.